Un Treno in ritardo di vent’anni

C’è sempre un Set che tutti noi abbiamo voluto avere, quello che da piccolo hai sempre desiderato. Beh, due anni fa successe che…

Il Metroliner è stato insieme al Galeone dei Pirati il Set che ho sempre desiderato da piccolo. Sfogliavo ogni giorno il catalogo, lo fissavo, immaginavo di giocarci, alla fine l’ho guardato per così tanto tempo che potevo fare l’inventario dei pezzi senza averlo mai avuto in mano. Mia Madre mi vedeva sempre con il sorriso ogni volta che lo guardavo, così un bel giorno mi disse “dai, perché non lo inseriamo nella letterina di Babbo Natale???” non mi sembrava vero di sentir quelle parole, subito mi voltai con un sorriso immenso, da record. Da Settembre iniziai subito a lavorare alla mia Città. Così partii a costruire la stazione (“alla meno peggio”), poi i passaggi a livello (molto fantasiosi) e una zona cargo più Space che City. Arrivano le vacanze di Natale e non vedi l’ora di andare con i tuoi genitori nel negozio più fornito della tua zona per vedere se il prezzo è alla portata di Babbo Natale. Entri nel negozio, ti fiondi subito nel reparto LEGO; ormai di quel negozio sai ogni zona, ogni posizione, ogni scaffale dove è e cosa ha. Lo vedi, è li davanti a te, lo ammiri. Intanto ti raggiungono i tuoi genitori, ti mettono una mano sulla spalla e tu non aspetti altro che ti dicano “dai, prendi subito nota di tutto, nome e codice che lo scriviamo nella letterina di Babbo Natale, così non si sbaglia” ma invece, le uniche parole che senti sono “Cucciolo, un po’ caro…sei sicuro che non ci sia altro?”. Ti giri subito con la faccia da cane bastonato, ma noti che loro non stanno meglio di te, anzi, peggio. Non c’è cosa peggiore che deludere i sogni di un figlio, togliergli il sorriso. La cosa più bella e appagante del mondo è vedere il proprio figlio felice. Allora ti guardi attorno e…“Mamma, anche l’Isola dei Pirati è molto bella, guarda…”. Arriva la mattina di Natale. Ti alzi tutto emozionato, con molte ore di sonno in arretrato (ci siamo passati tutti, tenti di rimaner sveglio e poi…puff! crolli…anzi…svieni!), corri sotto l’albero a prendere il pacco, una volta in mano lo agiti e dal rumore lo capisci subito “LEGO!” e lo scarti, con foga…“Mamma, Papà!!! guardate l’Isola dei Piratiii!!!siii!!!” e tutto felice corri in camera a montarla. E’ vero, nella tua City non girerà un treno, non ci sarà mai un passaggio a livello abbassato, ma ci sarà una bellissima Isola e una Stazione vista Mare.

 

Sono passati diciotto anni, sei quasi più vicino ai trent’anni che ai venti. Vieni a sapere che qualcuno dall’altra parte del mondo ha ancora una scatola chiusa, sigillata, nuova. Così ti viene un’idea malsana…scrivi un’e-mail tac, prendi il portafoglio tac, estrai la carta di credito tac, paypal tac, e da quel momento inizia l’attesa. Aspetti finché…tempo quindici giorni arriva da oltre oceano, direttamente nel tuo ufficio. Appena senti squillare il telefono e vedi che è la centralinista capisci subito che “è arrivato!”, non prendi neanche l’ascensore, ti spari tre rampe di scale di fila, corri in reception e trovi li di fronte a te l’omino della DHL con il tuo pacco in mano. Appena lo vedi gli sorridi, un po’ lo scambi per Babbo Natale (con qualche anno di ritardo), gli vai in contro e gli strappi dalle mani quel desiderato pacco. Non aspetti neanche di staccare dal lavoro, vuoi subito controllare che sia lui, così ritorni nel tuo ufficio, prendi il taglierino e zac-zac lo apri… è lui!. Hai quasi trent’anni, ma conti tutti i minuti che mancano a fine della giornata e quando è l’ora di staccare prendi tutto di corsa e corri a casa. Mangi di fretta, il tuo pensiero è altrove, corri in camera, apri con delicatezza il tutto e…sei li pronto per montarlo. Ti sembra di tornare indietro nel tempo, non è Natale, è quasi estate, ma l’atmosfera è quella. Lo monti seduto per terra, perché è così che da piccolo montavi sempre, il tavolo non sapevi nemmeno cosa fosse, è una cosa da grandi. Da quando inizi a montarlo fino alla fine hai il sorriso stampato in faccia, come un bambino spensierato, dimentichi tutte le preoccupazioni che hai da grande, la rata della macchina, le bollette, i problemi legati al lavoro; ritorni ad essere quel bambino ingenuo dove l’unica preoccupazione che hai e quella di aver fatto i compiti di geografia o di matematica per il giorno dopo. Ormai è quasi mezzanotte, hai finito di montarlo, tutto perfetto…e anche se è tardi, vuoi giocarci! Non hai mai avuto un treno e quello è “il” treno che hai sempre desiderato. Così attacchi i binari, colleghi l’alimentatore, posizioni bene il treno e…via! giri la manopola e il treno parte! il circuito non sarà uno dei più lunghi e complessi, ma quell’ovale ti basta. Hai ancora quasi trent’anni e ti trovi in soggiorno seduto per terra, quasi al buio, con le luci del treno che illuminano leggermente la stanza. Lo fai andare, lo fermi, riparte, lo fai fermare vicino la banchina, riparte…non te ne accorgi, il tempo vola, sono quasi le due di notte. Tua madre si sveglia, si avvicina e “non è ora di andare a letto? Domani puoi giocarci quanto vuoi dai…”, la guardi con gli occhi di un bambino felice, ti alzi, spengi tutto e ti infili a letto…come la notte di Natale. Quella frase ti fa sentire un bambino di dieci anni, ti fa dimenticare tutto e ti corichi con un sorriso incancellabile.

[testimonial author="Antonio Ballarin"]Ora, quelle poche volte che mi trovo in stazione ad aspettare un treno e vedo che è in ritardo di pochi minuti non mi arrabbio più, mi siedo e attendo. Ho aspettato un treno per molto più tempo…[/testimonial]

One thought on “Un Treno in ritardo di vent’anni

  • 16 ottobre 2013 a 22:12
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    Quante emozioni rivissute in pochi minuti!! :)

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