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Il mattoncino: un bene di rifugio

Negli Stati Uniti le costruzioni danesi e i loro pezzi storici si stanno trasformando in business. Tra siti specializzati e listini ecco chi le compra e rivende per investire come in borsa

Ogni uomo (ma anche molte donne) custodisce una fortuna, e spesso la ignora. Ora però i primi investitori, dagli Stati Uniti, svelano il segreto e suggeriscono una nuova forma di guadagno: acquistare scatole di Lego, le più belle e ricercate, e rivenderle con un ritocco che può partire dal 15 per cento, ma salire fino al 100 per cento e oltre. Tutto è cominciato per caso, quando, da una parte e dall’altra dell’Oceano, i vecchi giochi sono tornati di moda: “Sono almeno due anni che le scatole di costruzioni contribuiscono alla tenuta del mercato in Italia – dice Paolo Taverna, direttore di Assogiocattoli – così come i soldatini, le trottole e i giochi da tavolo. È naturale che intorno a questo nascano anche un collezionismo e un mercato parallelo, sebbene da noi, almeno per ora, più che le quotazioni in denaro valgono quelle affettive”. Taverna confessa di essere un collezionista di soldatini e di non avere mai venduto il suo primo trenino Marklin: “Se un giocattolo è bello non si cede a nessun prezzo”.

Negli States, invece, è tutto un gioco di parole tra la corsa al mattone (immobiliare) e quella al mattoncino giocattolo, entrambi indicati con il termine bricks. David Schooley, tecnico delle comunicazioni e padre di sei figli a Memphis, lo ha raccontato a Usa Today: “Ho più di tremila scatole di Lego custodite in una stanza climatizzata, compro e vendo e guadagno il 15 per cento all’anno”. Altri si specializzano, come l’investitore che ha fatto incetta di scatole di Emerald Night, una particolare serie di mattoncini con la quale si può costruire un treno vecchio stile.

Ed Maciorowski ha fondato, con altri, la Brick. Picker. com, una società che investe nelle collezioni Lego, la prima ad aver scoperto il “treno-nottedi- smeraldo”. Un affarone: comprate a 99,9 dollari, sono state rivendute a 203. E lo stesso Maciorowski dichiara felice di possedere oltre tremila scatole di mattoncini danesi. Brick-Picker è ormai un “portfolio” come un altro, che viaggia a velocità su eBay come su Amazon. Un ragazzo di 16 anni, Joshua Hanlon, è diventato un testimonial del fenomeno quando ha scritto di aver venduto a 400 dollari le scatole fuori produzione che aveva acquistato a dieci.

Indirettamente, il mercato parallelo delle costruzioni di plastica (tuttora realizzate con la stessa tecnica, come chiunque può vedere quando prova a sovrapporre un mattoncino nuovo di zecca a uno del 1970) è anche un modo di proteggere le proprie passioni o nostalgie dalla decisioni del gruppo danese, un po’ come qualcuno vorrebbe poter fare con i personaggi televisivi preferiti. Serie popolarissime, come i Bionicle o il ben più lussuoso Millenium Falcon (uno dei set più ricchi e preziosi) non vengono più prodotte e si trasformano in oggetti di culto.

Così, quando la casa madre annuncia la produzione di un’ultima serie – è avvenuto recentemente con Star Wars – basta essere previdenti e accaparrarsene quante più confezioni è possibile. Il Lego non scade e non ammuffisce, e secondo alcuni analisti finanziari potrebbe diventare un bene-rifugio paragonabile ai metalli preziosi. E sulla rete si scambiano consigli sul principale problema di ogni Lego- investitore: come conservare le grosse confezioni ancora intonse, senza le quali i mattoncini non valgono nulla? In Italia, l’analisi è ancora orientata al lato umano: tecnicamente, le costruzioni sono “a giocabilità variabile”, un tipico prodotto adatto ai periodi di crisi, spiega uno studio di Assogiocattoli, quando occorre poter realizzare più oggetti con lo stesso set e si ha più voglia di restare in casa. Sarà così, ma è proprio dalle crisi che nascono gli investimenti (e le speculazioni) migliori. Sgombrate il solaio, e cominciate a pensarci.

 

 

Articolo di Vera Schiavazzi, ripreso da Repubblica.it

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