MOC: Winter Castle and Medieval District

[Riceviamo questo articolo da Sandro Damiano (@sdrnet) e siamo felici di pubblicarlo. Il diorama invernale di Sandro ha raggiunto un nuovo livello di bellezza!]

Quella che sto per presentarvi è la più grande ed impegnativa MOC che io abbia mai costruito fino ad ora. Costruita su 6 basesplate 32×32, farà parte del mio Villaggio Invernale dando un gran valore aggiunto all’insieme; può essere considerata come una MOC “completa a se” e può essere esposta senza tutto il resto del Villaggio Invernale. Costruire in modo “modulare” mi permette di avere la possibilità di esporre i vari moduli separatamente o in una sola grande realizzazione.

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Questa MOC ha richiesto uno studio e una progettazione senza pari. Ho impiegato circa 4 mesi per progettare e reperire i pezzi: la MOC è composta da oltre 900 tipologie diverse di elementi per un totale di 16.000 pezzi! La fase di costruzione è durata molto più del previsto perché ha coinciso con la nascita del mio secondo figlio: le sessioni di montaggio sono state diluite nell’arco di 5 mesi, centellinando il mio poco tempo libero e sfruttando anche pochi minuti liberi. Un pezzo alla volta, sono riuscito a completare il tutto alla fine di maggio!

 

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L’idea del Castello

Ho sempre avuto tantissime idee per il villaggio invernale, ma volevo completare il diorama in bellezza con una costruzione di una certa importanza. Da parecchio tempo maturavo il desiderio di costruire qualcosa di medievale, come una vecchia torre di guardia… alla fine la semplice torre si è trasformata in un vero e proprio castello senza esagerare troppo con la scala (mantenere sinuoso il paesaggio e rimanere coerenti con le altre costruzioni del villaggio era fondamentale). Per la realizzazione del castello mi sono ispirato ai castelli della Val D’Aosta, austere roccaforti poggiate sopra le montagne, utilizzate come sia come strutture difensive sia come semplici residenze per i reali.

La Val D’Aosta ha restaurato e valorizzato i suoi castelli, trasformandoli in attrazioni per i turisti: invece di costruire un edificio abbandonato ho quindi preferito realizzare un castello “per i turisti” mantenendo tutte le classiche caratteristiche medioevali.

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La composizione

L’intero blocco è costruito su 6 baseplate: 2 per il castello, 1 per il cimitero, 3 per la strada con le casette. Mi sono ispirato ai paesaggi ed ai villaggi dell’Alto-Adige/Germania, con le case a graticcio tipiche della Foresta Nera e i castelli arroccati sui dirupi. Volevo che il castello dominasse un dirupo ed è così che, nonostante il poco spazio, ho cercato di costruire una struttura rialzata facendo in modo che il castello sembri letteralmente poggiato all’interno della montagna. L’entrata del castello si trovava abbastanza in alto rispetto al piano stradale ed ho dovuto fare anche una scalinata. Non avevo spazio per fossati o ponti levatoi: magari mi destreggerò in futuro con nuovi castelli! A fianco della scalinata si trova un piccolo cimitero: ad esso collegherò la mia vecchia chiesa (e così tutto avrà una continuità).

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Casette del borgo medievale

La posizione rialzata del castello mi ha permesso di creare una fila di case ai piedi della montagna senza oscurare il castello retrostante. Le case sono state costruite volutamente con vari colori per contrastare il grigio quasi uniforme del castello e sono ispirate allo “stile a graticcio” tipico dei paesi dell’Alto-Adige/Germania. Ricordano molto le casette del mercato medievale del set #10193 che ben s’intonano con un castello (per l’occasione ho sfruttato parte dei pezzi di un #10193 che avevo ancora a casa e che volevo costruire un giorno per qualcosa di “più importante”… quale migliore occasione era questa!).

Ogni casetta ha un suo arredamento interno e anche se il retro delle case non sarà direttamente visibile perché coperto dal castello non ho comunque voluto diminuire il livello di dettagli interni (anzi credo di aver riempito ogni singolo stud!). Gli interni saranno comunque visibili estraendo le case dalle basi.

  • Casa 1 grigia/azzurra: sala da pranzo, salotto con divani e caminetto;
  • Casa 2 rossa/rosa: cucina attrezzata, cameretta della teenager;
  • Casa 3 grigia/tan: ingresso con credenza e stufa a legna, piccolo bagno, studio-biblioteca;
  • Casa 4 bianca/gialla: farmacia (al piano terra), studio del musicista con pianoforte.

La strada di fronte alle case è la stessa che andrà poi a ricongiungersi con quella già presente nel villaggio.

 

 

Il Castello

Potevo cambiare le mie regole e il mio stile? Ovviamente no! Tutti gli interni sono stati realizzati con cura e si possono ammirare dal retro. Il castello è composto da ben 10 sale/ambienti diversi. Nella parte inferiore: la piazzetta interna con la catapulta, l’ufficio turistico e la biglietteria, la stalla dei cavalli, l’armeria, le due prigioni, la cucina del Re. Nella parte superiore: la sala di consiglio dei cavalieri, la sala del trono del Re, la camera da letto reale, la sala dei trofei. Sono anche presenti altre due torri con le vedette.

 

I sotterranei del Castello:

Questo grande spazio da riempire mi ha permesso di realizzare alcune scene aggiuntive dedicate al “Signore degli Anelli” e “Lo Hobbit”. In basso a sinistra, si può notare una scalinata che scende dal castello e giunge in una grotta con una statua e il cancello di una prigione: due nani e Bilbo Baggings prendono parte in questa scenetta. In alto, usando un ingranaggio nascosto, è possibile far comparire uno scheletro: non è un luogo molto raccomandabile! Un altro meccanismo con un perno rosso apre una botola segreta posta all’ingresso del castello: invitati non graditi possono trovarsi direttamente in cella! In una piccola nicchia girevole si posso ammirare Galdalf il Grigio o Gollum con in mano l’Anello. Infine, è presente anche il drago Smaug in basso a destra, realizzato sfruttando il set #31032. Il drago poggia su un meccanismo che gli permette di spostarsi in avanti quel tanto che basta per far fuoriuscire la sua testa e le zampe dal buco laterale del castello.

Curiosità

  1. Il trono del Re ricorda è ispirato a “Games of Thrones”,  che è sicuramente la mia la serie TV preferita.
  2. Nella sala dei trofei compare anche una spada laser, mentre nell’armeria ci sono un tridente dorato e una katana giapponese. Tutte queste armi non sono in tema… ma era divertente inserirle!
  3. I due quadri presenti nella sala da pranzo della Casa 1 e quelli dell’ufficio turistico all’interno del castello sono delle mie personali fotografie rimpicciolite ed incollate su Tile 2×4.
  4. Sul televisore del salotto della Casa 1 compare una scena del film Star Wars VII.
  5. La camera della teenager è un omaggio allo stile “Friends” che ama mia figlia.
  6. L’albero di fronte alle case ha un metodo di costruzione che non avevo mai utilizzato fino ad ora con elementi snodabili che permettono di basculare i rami e modificare il suo aspetto in varie posizioni.
  7. Sono presenti ben 850 mattoncini 1×2 LBG; il restante 95% dei pezzi è rappresentato da oltre 900 tipologie diverse di elementi!
  8. Sul castello sono presenti 7 bandiere perché 7 è il mio numero preferito.
  9. La MOC ha un’altezza massima di 74 brick (come il mio anno di nascita, 1974) che corrispondono a circa 67 cm.
  10. Se non avessi perfezionato i pavimenti avrei risparmiato circa 2.400 pezzi (che sono appunto il numero di Tile presenti!).
  11. Le due prigioni sono visionabili con uno sportello apribile sul fronte del castello e all’interno è presente uno scheletro e il presidente Lord Business dal The LEGO Movie.
  12. Nella parte alta della Torre principale sta volando la Befana (mi è stato chiesto più volte di inserire nel villaggio anche la vecchietta sulla scopa!).
  13. Il cimitero con lo spettro e lo zombie sono un omaggio al primo disco Live degli Iron Maiden “Live After Death”. Quando ero piccolo, negli anni ’80, mio fratello sfoggiava in camera nostra un grande poster di questo album che mi è rimasto impresso nella mente.
  14. La MOC è scomponibile in ben 17 blocchi per un facile trasporto.
  15. Sono presenti ben 45 minifig!

Ho lavorato moltissimo per questo progetto e quindi spero di essere riuscito a raccontare al meglio questa creazione. Se avete delle domande su questa MOC potete farle sul nostro Forum. Questa MOC verrà presentata per la prima volta a Lecco durante ItLUG Lecco 2016.

Su Flickr ho inserito oltre 100 fotografie per poter osservare al meglio ogni singolo dettaglio di questa MOC: link all’album Flickr!

 

Uno sguardo al “LEGO-photography” #3

Come promesso parliamo nuovamente  di “LEGO-photography” continuando quello che avevamo iniziato a dicembre intervistando Fabio Broggi (@ilcarota). Questa volta approfondiremo il lavoro di Manuel Muttarini ( @LionStudios ) che trasforma, con tanta passione ed impegno, migliaia di scatti in video Stop-Motion (se non sapete cosa siano, continuate a leggere!). Passiamo subito all’intervista!

Quando e come nasce la passione per i mattoncini LEGO? ..e per la fotografia? ..e per i video?

La passione per i mattoncini LEGO nasce durante la mia infanzia. Passavo varie ore al giorno in compagnia dei miei galeoni e dei miei pirati. Crescendo mi sono appassionato alla tecnologia ed ho iniziato ad interessarmi all’editing audio/video per poi passare alle animazioni; per questo mi sono avvicinato al mondo della fotografia e mi sono regalato attrezzature semi professionali ed ho preso lezioni dal mio migliore amico Luca Giacomini, fotografo professionista, da cui ho imparato la qualità e la pulizia dell’immagine, l’importanza delle angolazioni, la riduzione del rumore e molti alti segreti.

Parlaci dello Stop Motion!

L’arte dello Stop Motion è qualcosa di magico! Oggi siamo abituati a vedere effetti speciali, animazioni e molto altro realizzati virtualmente con l’ausilio dei computer; nei miei filmati invece ogni singolo movimento dei personaggi ed oggetti è ottenuto con tantissima pazienza, precisione e molte ore di lavoro manuale. I miei video sono realizzati in Stop Motion a 24 FPS: ciò significa che per realizzare un singolo secondo di filmato devo usare 24 scatti. Per realizzare un video di un’auto in corsa, per esempio, devo spostare il modellino dell’auto millimetro dopo millimetro scattando una foto ogni volta che effettuo uno spostamento. La qualità dell’immagine è fondamentale: un solo scatto sbagliato può rovinare il lavoro di alcune ore.

Come nasce lo Storyboard?

Una storia nasce all’improvviso. Generalmente per ispirarmi ascolto i Pink Floyd, oppure mi  guardo attorno… molte scene che ho realizzato, sono accadute veramente. Quando sono convinto della trama, prendo un foglio e realizzo lo storyboard, ovvero disegno la trama. Ogni scena viene numerata ed accompagnata da vari appunti, come l’aggiunta di un effetto speciale, di un suono o qualche cambio di inquadratura. Terminata la Storyboard si passa alla costruzione delle varie MOC… e le “riprese” iniziano!

Quali sono le difficoltà tecniche dietro ogni scatto? Hai consigli da dare?

Per realizzare una scena di 6 secondi, impiego circa un paio d’ore. Sono molto preciso e pignolo ed in passato è capitato che eliminassi una scena di 200 foto per un semplice scatto di troppo che rovinava l’armonia del filmato. Ogni scena deve avere la luce perfetta. Utilizzo sempre la luce a led, in modo da non vedere l’effetto chiamato “flikering”, comunemente conosciuto come “sfarfallio”. Usate sempre luci costanti e se possibile usate un tavolo scuro (magari in legno) per non riflettere la luce. Le baseplate devono essere ben salde in modo da evitare spostamenti accidentali (basta un colpetto!), nemmeno di un millimetro, altrimenti avrei oggetti che si muovono da soli. E’ fondamentale prestare molta attenzione nel fissare bene le basi e gli oggetti!

Quali sono i passaggi che fai al computer?

Sono un utente Apple da molti anni, per cui, una volta realizzati gli scatti utilizzo Motion e Final Cut X. Per gli effetti sonori, cerco audio libero da copyright sul web. Alcune volte come nello spot di “Minecraft” in “Ritorno al Futuro 4“, compongo alcuni motivetti usando GarageBand (che permette di comporre musica di base trasformando la tastiera in qualsiasi strumento musicale).

Lasciaci con qualche consiglio!

Tutti gli appassionati di fotografia dovrebbero provare questa tecnica, basta avere un po’ di pazienza e la giusta voglia di imparare. Come potete vedere dai miei video sui vari siti ( YouTube, Vimeo, Dailymotion), il mio primo filmato, “La Pianta Lunare” presentava vari difetti, primo tra tutti l’illuminazione: nell’ultimo filmato che ho realizzato non troverete più lo stesso errore, grazie alle continue prove e all’esperienza che ho accumulato. E’ importante cercare sempre di migliorarsi ed avere la “fame” di creare sempre qualcosa di magico. Non ho mai eliminato i miei primi filmati per ricordarmi sempre la strada che ho percorso durante il mio “apprendimento”. Vi capiterà di fare una scena che non vi piace, di spostare per sbaglio al 199esimo scatto… non perdete la pazienza e non cedete alla tentazione di “tralasciare un errore che tanto nessuno vedrà”: puntate sempre alla perfezione! Un’altra cosa importante è non essere mai schiavi degli iscritti ai vostri canali sui social: i primi a dover essere soddisfatti del vostro lavoro siete voi! Amate sempre ciò che fate e siate sempre umili: questa è la chiave per trasmettere un messaggio. Se vi confronterete con voi stessi, cercando di dare il 100% in ogni scena, scoprirete presto il motivo per cui occorrono dai 3 ai 7 mesi di lavoro per un video di qualche minuto. Abbiate molta pazienza e vedrete che ne è valsa davvero la pena, perché non si smette mai di imparare proprio come non si smette mai di sognare.

 

Ringraziamo Manuel per il tempo che ci ha dedicato e per tutti i consigli che ci ha dato. Se avete delle domande, venite sul nostro forum! Potete trovare tutti i lavori di Manuel sul suo canale Youtube: Vi lascio con “Ritorno al Futuro 4”!

 

 

Tre Fiabe Disney® in mattoncini LEGO®

[Riceviamo questo articolo da Cristiano Grassi (@vedosololeg0) e siamo felici di pubblicarlo. Ci auguriamo che riesca a coronare il suo sogno con le sue belle creazioni. Qualche curiosità su Cristiano: costruisce “per tentativi” senza l’aiuto del PC il mattino presto (dalle 4 alle 8) nella sua confusionaria “LEGO Room”, cavalcando l’ispirazione del momento ed utilizzando i soli pezzi che ha a disposizione.]

Sapete qual è il mio sogno da AFOL? Vedere un mio progetto, una mia MOC, prodotta e distribuita nel mondo dalla LEGO®. Da qualche anno a tutti gli AFOL viene data questa possibilità attraverso il sito LEGO Ideas (in precedenza LEGO Cuusoo).

Facciamo un passo indietro: cos’è LEGO Ideas? E’ un sito sul quale chiunque può presentare una sua MOC originale. Ogni MOC presentata può essere commentata e votata dalla community: se, in un anno dalla presentazione, raggiunge 10000 voti può essere sottoposta allo staff di LEGO che valuta la possibilità di trasformare questa creazione in un set “ufficiale”. Ad oggi sono dodici i progetti che sono riusciti in questa impresa (tra cui il primo set Minecraft). “Impresa” non è una parola usata a caso: oltre all’idea di partenza, che deve essere veramente particolare, unica e innovativa, bisogna cercare di far vedere il progetto al maggior numero di persone e ci sono comunque delle regole del sito che vanno rispettate. Nell’ultimo anno ho seguito molto il sito: ho visto tante MOC raggiungere in breve tempo 10000 voti ma per diversi motivi (per esempio l’eccessivo numero di pezzi usati), difficilmente supereranno la fase di esame da parte di LEGO.

Io stesso ho caricato tre MOC ma mi sono reso conto che non avrebbero mai potuto essere accettate… ma non mi sono scoraggiato! Ho pensato e pensato e pensato ancora. Ho coinvolto mia moglie ed i miei bambini ed è così che mi è venuto il lampo, l’idea geniale (o almeno è così che la vedo ora…!). Perché non creare una serie di scene di ridotte dimensioni ma molto dettagliate dedicate ai Classici Disney? Intramontabili, emozionanti, conosciuti ovunque e da tutti. Da qualche tempo LEGO ha avviato anche una collaborazione con Disney® (pensate alla nuova linea dedicata a Star Wars!). Ho iniziato quindi a pensare a una sorta di set collezionabili, con misure standardizzate (le mie sono infatti 18×18 studs), che riescano a rievocare nella mente di chi le vede il film e tutte le emozioni ad esso legate.

La prima MOC che ho realizzato è dedicata a “Bambi” del 1942. Come per altre mie creazioni non ci sono parti complicate, la costruzione è molto semplice ma l’insieme risulta colorato e dettagliato. Certo gli animali non sono proprio quelli giusti ma i protagonisti ci sono tutti: Bambi, Tamburello e Fiore.

La seconda MOC che ho realizzato è dedicata a “Pinocchio” del 1940. L’idea mi è venuta costruendo un puzzle con mio figlio di 4 anni (quindi il merito è tutto suo!). La scena rappresenta Geppetto, al lavoro nella sua bottega, intento ad ultimare il suo burattino Pinocchio. Presenti Geppetto, Pinocchio, il pesciolino Cleo ed il gatto Figaro (prestato gentilmente da un amico: era l’unico pezzo che mi mancava!). Ho aggiunto svariati dettagli alla bottega (letto, camino con la legna, attrezzi da falegname, un calamaio, un orso di legno, un orologio a cucù, una lampada a olio) e mi sono concentrato sulla scelta dei colori per creare un ambiente “caldo” per simboleggiare l’amore e la passione che Geppetto ha per Pinocchio ed il suo lavoro. Ho inserito anche la finestra dalla quale, più avanti nella storia, entrerà la Fata Turchina sotto forma di stella e donerà la vita a Pinocchio. Per la boccia di vetro, il pesciolino Cleo, il corpo ed il cappello di Pinocchio ho dovuto usare Photoshop in quanto i pezzi che ho usato non esistono nel colore giusto (le regole di LEGO Ideas lo permettono).

La terza MOC che ho realizzato è dedicata a “La Spada Nella Roccia” del 1963 (questa è la mia preferita). Non volendo rappresentare la classica scena con la spada e l’incudine (forse un po’ troppo scontata), ho scelto la scena che, con mio figlio, credo essere la più divertente: vi ricordate “Higitus Figitus”? Ho ricreato la scena in cui Merlino, decidendo di andare al castello con Semola, ricorre alla magia (“Higitus Figitus”) per fare i bagagli e riesce a far entrare tutto l’arredamento della casa in una sola valigia. E’ una scena molto movimentata ed è proprio la sensazione di movimento e confusione che ho provato a ricreare. Il tavolo, la poltrona, la sfera magica, la scopa, lo scrittoio, il mappamondo, la casetta di Anacleto, il baule, la libreria e tutti i libri si muovono, comandati dalla magia di Merlino, e si preparano ad entrare nella valigia rossa. Ci sono anche il servizio da tè azzurro (che ho cercato di rappresentare con i pezzi che avevo a disposizione: vengono da un set LEGO Games) e la locomotiva a vapore che Merlino mostra a Semola durante la scena. I protagonisti ci sono tutti: Merlino, Semola e Anacleto.

Che cos’altro posso dire? Credo che queste MOC abbiano tutte le caratteristiche più importanti: dettaglio, riconoscibilità, giocabilità, giusto numero di pezzi (e quindi costo contenuto) e la possibilità di far conoscere e appassionare i bambini ai Classici senza tempo della Disney utilizzando i mattoncini più famosi al mondo. Mi sarebbe piaciuto fare una scena per ogni film “classico”, in un cofanetto da collezione con magari allegato un libro con la storia o un DVD con il film ricostruito in mattoncini LEGO: questo non è fattibile con le regole di LEGO Ideas. Se questi progetti vi sono piaciuti e volete dargli una possibilità di diventare veri e propri set LEGO basta seguire i link qui sotto per votare: è totalmente gratuito e richiede solamente cinque minuti. Continuate anche a seguire il mio profilo su LEGO Ideas per rimanere aggiornati sugli altri progetti in cantiere!

Qualche link:

MOC: “Duel” Truck Peterbilt 281

[Riceviamo dal nostro socio MadMax (Massimiliano Battaglia) questo articolo e lo pubblichiamo con piacere. Galleria completa su Brickshelf.]

Da bambino abitavo (ed abito tuttora) vicino ad una cava di materiali edili e, quando mia mamma non sapeva come farmi trascorrere le giornate estive, chiedeva a mio nonno di accompagnarmi a “vedere i camion”… avevo tre anni e da allora sono sempre stato affascinato da questi enormi veicoli tanto che oggi cerco di riprodurli con i mattoncini LEGO®.

Una sera, quando ero appena un po’ più grandicello, proponevano in TV il film “Duel” di Steven Spielberg, tratto da un racconto di Richard Matheson: un film rimasto nei miei occhi e nella mia anima. Non vi racconto la trama: voglio invece raccontare come è nata l’idea di costruire l’autocisterna protagonista del film. Prima di iniziare (era il 2011) ho cercato su Internet per vedere se qualche altro AFOL avesse avuto la mia stessa idea: nessuno si era ancora cimentato e mi sono messo subito all’opera.

Sono partito dal materiale che ho trovato sul sito web del film e sul blog “Then & Now Movie Locations: Duel” ed ho iniziato a fare ricerche sul modello del Camion, un Peterbilt Needlenose 281 del 1955, cercando foto fatte da più angolazioni. Nelle riprese del film vennero usati due camion modello 281 e due modello 351 che presentano alcune piccole differenze: io ho scelto di attenermi al modello 281 del ’55. Con un aspetto decisamente aggressivo, “cattivo” (Spielberg ci vedeva un volto demoniaco), sporco e mal curato il 281 è il camion più famoso tra i camionisti americani: è divenuto l’emblema del tema “road-movie” ed incarna, in chiave moderna, non tanto la lotta tra il bene ed il male, ma la lotta tra il Gigante Golia e il piccolo Davide.

Non essendo capace di realizzare l’opera con l’aiuto di un CAD al computer, mi sono armato di pazienza ed ho costruito per tentativi (molti tentativi!). I primi pezzi che ho scelto per iniziare la costruzione del modello sono le ruote 62.4 x 20 S. La scelta delle ruote fissa anche la scala con cui si costruisce il modello che, nel mio caso, è risultata essere 1:17,5. La motrice è divisa in tre grandi parti separabili: il motore, il muso e la cabina. Partendo dalle foto ho realizzato la cabina scegliendo di utilizzare mattoncini in Reddish Brown: la vera sfida era cercare di trovare i pezzi delle giuste dimensioni (in questo colore). Non avendo trovato foto del motore ho scelto di realizzarne uno partendo da quello del set #5571. Infine ho realizzato anche la motrice (lunga 53 cm) utilizzando circa 890 pezzi (di colori Reddish Brown e Light Gray). All’interno della cabina ho messo alcuni particolari che si notano nel film, come la leva del cambio, l’orologio sul cruscotto e la piccola ventola per l’autista che nel film compare spesso (compare anche nella scena finale..!). Il sedile è intero, come era nei camion degli anni ’50, e sopra il cofano motore c’è lo specchietto supplementare.

Il rimorchio (lungo 64 cm) è la parte che mi ha dato più problemi, sia per la mole dei pezzi, sia per la difficoltà nel rendere più realistica possibile la parte tondeggiante della cisterna. L’idea iniziale era di costruirlo utilizzando dei Brick Arch Curved ma, nonostante i vantaggi presentati da questo pezzo, non ero del tutto soddisfatto della resa estetica. Ho provato quindi ad usare gli Slope: sono partito dagli Slope 33° (78 pezzi), sono passato dagli Slope 45° (28 pezzi da 2 stud e 64 da 4 stud) ed infine sono arrivato agli Slope 65° (78 pezzi) che mi hanno da subito convinto (il risultato mi è sembrato subito molto realistico). Il rimorchio è composto da circa 500 pezzi, molti dei quali montati all’interno della cisterna per ottenere solidità, robustezza e la giusta pesantezza.

Una volta completata la MOC, ho realizzato gli adesivi e li ho applicati fedelmente al modello originale. Ho scritto anche una e-mail, allegando le foto della MOC completata, a Steven Spielberg che, nel giro di un paio di giorni, mi ha risposto facendomi i complimenti per l’opera realizzata (non credo lui, ma qualcuno del suo staff). Invito tutti gli AFOL (con patente di guida) a vedersi il film “Duel”: vedrete che questa MOC acquisterà un valore aggiunto. Buona strada a tutti!

Uno sguardo al “LEGO-photography” #2

Come promesso parliamo nuovamente  di “LEGO-photography” continuando quello che avevamo iniziato a dicembre intervistando Fabio Broggi (@ilcarota). Questa volta approfondiremo gli scatti di Daniele Bocini (@danielebocini), neo-socio ItLUG, che ha già esposto i suoi lavori ad alcuni eventi in terra toscana. Prossimamente parleremo con altri esperti del mondo della fotografia, quindi continuate a seguirci… Ma eccovi l’intervista con Daniele!

Quando e come nasce la passione per i mattoncini LEGO? ..e per la fotografia?

Sono nato negli anni ’80, e sin da piccolo, grazie ai miei genitori, ho quasi sempre ricevuto in regalo set LEGO. Ricordo ancora quando sul pavimento della cucina montai uno dei regali di Natale: l’aeroporto #6396, uno dei miei set preferiti. Nel corso degli anni, grazie ai miei cugini più piccoli, ho portato avanti questa passione regalando a loro tutte le mie costruzioni e trovando il pretesto per continuare a costruire. Una volta cresciuti ho abbandonato per qualche anno il gioco fino a quando, nel 2013 il primo evento di ItLUG in terra toscana (ItLUG Empoli 2013) mi ha fatto conoscere il mondo degli AFOL del quale ignoravo totalmente l’esistenza. Ho così recuperato tutte le costruzioni dai miei cugini e mi sono dedicato principalmente alle minifigure, essenzialmente per problemi di spazio. La fotografia invece è una passione nata con la prima “compattina” e proseguita con l’acquisto del mio primo smartphone che, essendo sempre con me, mi permette di fare qualche scatto ogni volta che voglio.

Come sei arrivato allo “lo scatto zero”?

Con il primo smartphone ho conosciuto anche Instagram e tramite i social ho conosciuto gli scatti di Christopher Boffoli, artista americano che realizza e ambienta miniature intorno al cibo. Mi venne in mente così di ambientare le minifigure LEGO nel mondo reale. La prima foto con minifigure LEGO che ho pubblicato sul mio profilo Instagram è stata una foto indoor volta a pubblicizzare la partecipazione di Sanminiaton|off, associazione di cui faccio parte, alla Festa dello Sport. Considero però lo scatto zero quello outdoor che è stato realizzato nel giardino della Rocca di Federico II, dove rappresento la presa di San Miniato da parte degli empolesi.

Come ti prepari per ogni scatto?

Ogni volta che viaggio porto con me 4-5 minifigure, dal turista fotografo, a qualche supereroe, dallo stormtrooper a personaggi che presumo possano essere correlati al luogo che sto per visitare. Da circa un anno ho creato anche la mia minifigure e quella della mia ragazza che ambientanto nei luoghi che visitiamo durante le nostre vacanze assieme. Prediligo gli scatti all’aperto, come paesaggi naturali o luoghi storici, ed immortalo le minifigure mentre “vivono” all’interno di quell’ambientazione o di quel periodo storico. Trattandosi di soggetti molto piccoli può capitare di doversi sdraiare per terra per cercare la giusta inquadratura, prestando attenzione al passaggio delle persone soprattutto nei luoghi particolarmente affollati (come ad esempio in Piazza del Campo a Siena).

Modifichi in qualche modo gli scatti che fai?

Prima di pubblicare una foto faccio sempre diversi scatti spostando i soggetti e la prospettiva della foto. Una volta scelto lo scatto cerco di modificarlo il meno possibile aggiustando al massimo le luci o l’allineamento, direttamente con lo smartphone tramite Instagram.

Raccontaci 2 scatti!

Non è facile scegliere 2 scatti, sono legato a molti di essi. Facendo uno sforzo posso ridurli a:

– “Vista dalla Rocca federiciana“: si tratta di uno dei miei primi scatti. Mi ricordo ancora l’imbarazzo all’ingresso della Rocca, dove il custode oltre a farmi pagare il biglietto di ingresso, mi fece lasciare un documento per farmi salire con la scatola delle minifigure (pochi giorni prima c’era stata una protesta durante la quale alcuni studenti avevano svolto uno striscione dalla cima della Rocca). Sono particolarmente legato a questo scatto che, oltre a ritrarre il mio territorio (San Miniato), mi ha fatto vincere un concorso fotografico: questa foto è stata usata infatti per un calendario insieme a quelle di altri 11 vincitori.

– “Michelangelo e il David“: lo scatto è stato fatto in Piazza della Signoria, per essere precisi dalla Loggia dei Lanzi (Firenze). La foto ironica ritrae il David di Michelangelo, statua simbolo di Firenze, immortalata insieme a Michelangelo, la Tartaruga Ninja omonima dell’autore. Mi piace molto questa foto perché unisce in modo ironico due mondi: quello dell’arte e quello dei cartoni animati.

Grazie a Daniele per il tempo che ci ha dedicato! Vi lascio con qualche altro scatto, in attesa dei prossimi articoli in tema. Ricordatevi di passare sul profilo Instagram di Daniele per rimanere aggiornati su tutti i suoi altri scatti!