Buon Compleanno ”Furia Blu”!

[Riceviamo dal nostro socio Norton74 questo bellissimo articolo e lo pubblichiamo con piacere.  Non conoscete Norton74? Allora vale la pena dare un’occhiata qui]

Esattamente vent’anni fa The LEGO Group (TLG) lanciava sul mercato l’Hot Rod della serie Model Team, chiamato anche “Blue Fury”: un nome, un programma. Nel 1995 ero troppo grande per giocare e comprare scatole LEGO® e non ero ancora abbastanza maturo per essere un AFOL e così il set #5541, seppur avesse attirato la mia attenzione, non entrò mai nella mia collezione… almeno fino a poco tempo fa.

La Blue Fury faceva parte della serie Model Team che era la serie di veicoli in grande scala che TLG ha prodotto dal 1986 fino al 1999 per un totale di 15 set (più una riedizione del 2004).

I set di questa serie si contraddistinguevano per grande realismo e per un forte impatto estetico. Seppur il mondo LEGO®, e soprattutto le tecniche di montaggio, siano cambiate radicalmente negli ultimi 15 anni, la serie Model Team è ancora oggi capace di emozionare e lasciare a bocca aperta, soprattutto alcuni set hanno ancora molto da dire.

Personalmente ho acquistato il primo set Model Team a metà degli anni 2000, quando vidi esposto in un negozio di giocattoli di Milano (uno degli ultimi rimasti – oggi comunque chiuso) un camion gigante, in puro stile “yankee”, nero e rosso ricoperto da uno strato di polvere. Non sapevo bene di cosa si trattasse ma capii subito che ero davanti a qualcosa di speciale. Così senza pensarci troppo entrai nel negozio e chiesi al proprietario se era in vendita. Lui guardò il camion, mi fissò negli occhi e disse che se ero interessato potevamo metterci d’accordo. Detto fatto: per 40 euro mi porto a casa il set #5571 “Giant truck” anche chiamato “Black Cat”, per via del gattino nero che ha sul tappo dell’imponente radiatore. Oggi il “Gatto Nero” è il più quotato e costoso della serie, e a guardarlo si capisce subito il perché.

Per fortuna, soprattutto per il mio portafoglio, non sono un collezionista e quindi la mia filosofia è quella di comprare solo i set che mi piacciono veramente e solo se c’è l’affare. E così durante la mia consueta visita domenicale a un mercatino delle pulci trovo per pochi euro il set #5581, detto anche “Magic Flash”, in ottimo stato di conservazione. Come spesso accadeva era stato montato, esposto su qualche mensola (immancabile lo strato di polvere) e mai più smontato. Unico neo la mancanza degli adesivi; di contro c’erano le istruzioni, praticamente nuove. A dire il vero questo “van” con al traino uno piccolo motoscafo non mi faceva impazzire ma visto il prezzo non ho esitato un attimo e comunque fa la sua bella figura.

Il pezzo che ho sempre desiderato di questa serie era il camion “musone” americano, il set #5580 denominato “Highway Rig”. L’armonia delle forme, le proporzioni perfette e una livrea azzeccatissima facevano del “musone” il set per me più agognato. E così mi metto alla ricerca su eBay di un buon affare che puntualmente arriva. C’è da dire che i modelli di questa serie, a parte qualche eccezione, hanno prezzi abbordabili e quindi senza spendere un capitale ci si può portare a casa qualche bell’esemplare.

L’”Highway Rig” lo trovo con scatola e istruzioni, qualche pezzo yellowed che subito subisce il trattamento sbiancante a base di vanish e acqua ossigenata (segnalo il tutorial utilissimo di f_random ) e il parabrezza molto graffiato. Anche quest’ultimo viene ripristinato grazie a un prodotto rigenerante per i fari delle auto. Da notare che l’Highway Rig è il primo modello LEGO® che presenta un bel motore completo e dettagliato sotto un cofano completamente ribaltabile. Il mio “Rig”, ripristinato e lucidato, adesso fa bella mostra di se vicino al fratello maggiore “Black Cat”.

Altro aspetto che mi ha sempre attirato molto sono le grafiche delle scatole, la cosiddetta “Artbox”, e quelle della serie Model Team, seppur molto semplici, si presentano bene. Anche il logo della serie nella sua essenzialità è piacevole (negli anni di produzione il logo è cambiato ben tre volte).

Il quarto set mi arriva in regalo da una lontana zia che, come a volte mi è capitato con altri parenti, deve disfarsi del LEGO® dei figli ormai cresciuti. E quindi nei due sacconi che mi vado a prendere trovo anche il motoscafo della serie, il set #5521, “Sea Jet”. Seppur perfetto e con istruzioni decido avventatamente di smontarlo e cannibalizzare i pezzi per delle MOC che stavo costruendo…peccato, tornassi indietro lo lascerei montato.

L’ultimo modello che entra a far parte della mia collezione è la “Furia Blu”, l’Hot Rod, set #5541. Lo cerco su eBay e BrickLink e alla fine trovo un bell’esemplare per pochi euro compreso di istruzioni. La “Blue Fury” mi è sempre piaciuta molto, complice anche la presenza dei pezzi cromati. Pensata più per il mercato americano che quello europeo, ha comunque riscosso un buon successo anche da noi. Nel 2004, nel periodo forse più nero per TLG, viene rimessa in produzione con il numero #10151 nella serie “Legends”. Oggi la riedizione è molto più cara rispetto alla versione originale (chissà perché…).

Chiudo questa mia “love story” con la serie Model Team con un tributo fotografico: l’Hot Rod del 1995 fianco a fianco con la mia versione del 2015. Buon compleanno Furia Blu!

Recensione set 10243 – Parisian Restaurant

Introduzione

Questo SET segna il ritorno di Jamie Berard come designer protagonista della linea dei Modulari. Per chi non sapesse di chi stiamo parlando, si tratta del designer che è a capo del settore che si occupa della linea CREATOR EXPERT, ha ideato il Café Corner e ha supervisionato e contribuito a sviluppare buona parte dei modulari usciti fino a oggi.

In due parole… Si vede.

Non vogliamo anticipare troppo, ma decisamente la confezione ci promette il miglior set mai visto per questa linea.

Scatola

Il SET in pochi stud

  • Tema LEGO: Creator – Expert;
  • Nome inglese: Parisian Restaurant;
  • Nome italiano: Parisian Restaurant;
  • Codice: 10243;
  • Età consigliata: 16+;
  • Pezzi Brickset: 2469;
  • Prezzo S@H: 149,99€;
  • Prezzo Listino: 149,99€;
  • Anno di rilascio: 2014;

Links

La scatola

La confezione non è “glossy” come quella del Palace Cinema, ma le dimensioni della stessa sono conformi a quelle dei modulari già prodotti.

Il contenuto

Tagliati i sigilli e versato il contenuto sul tavolo predisposto per la costruzione, ci troviamo di fronte a:

  • 18 – buste in PP;
  • 3 – libretti di istruzioni in busta di plastica con cartoncino;
  • 1 – baseplate medium stone gray;
  • 1 – plate 8×16 dark stone gray.

Contenuto totale

Ci sono dei pezzi sparsi dentro alla confezione e presto scopriamo che uno dei sacchetti era lacerato, speriamo che non sia un difetto di produzione, ma non gli diamo troppo peso e proseguiamo.

La costruzione

Le buste sono numerate da uno a quattro, apriamo i sacchetti con il numero uno e cominciamo a costruire.

Primo libretto

La base su cui costruiamo è medium stone gray, nessuno ricorda di averne viste, decidiamo di lasciare il dubbio per dopo, la voglia di cominciare è veramente tanta.

Il colpo d’occhio è notevole, ci sono molti colori, tutti adatti alla realizzazione di modulari e capiamo subito che il livello di dettaglio sarà decisamente elevato. Ci sono moltissime parts piccole e in colori particolari, nuovi e in alcuni casi rari.

La prima fase prevede la costruzione del pavimento e delle prime due file di brick che delineano la base della muratura.

Balza all’occhio che anche il marciapiede antistante l’edificio è stato curato, molto elegante, il passaggio verso l’ingresso, coperto da un “tappeto” in dark red.

“Spoiler alert”… Si passa poi alla zona dehor, la pavimentazione riporta la scritta “CHEZ”, una bella sorpresa, anche perché verrà coperta in gran parte da tavoli e sedie.

In questa fase costruiamo anche il pavimento del ristorante e scopriamo che è tutto ricoperto di plates e tiles a formare una zona tipo parquet.

La cucina ha un pavimento di piastrelle bianche e dark blue ed è delimitata dalla sala per i clienti da un muretto, realizzato in parte con il nuovo brick 4×4 “angolo a 45”, trovato anche nel nuovo castello del re.

Vengono lasciati gli spazi per i mobili della cucina, mentre viene iniziata la costruzione del frigorifero con il vano dei formaggi che contiene per l’appunto due generosi pezzi di fromage di tipo differente, preferiamo pensare sia così per il giallo diverso, anche qui un bel dettaglio.

La realizzazione del retro della credenza, purtroppo lascia una fila di brick neri antiestetici, che il designer ha cercato di nascondere con una pianta rampicante. Magari con una foglia in più sarebbe stato meglio, ma è interessante che anche qui ha prevalso una scelta estetica, moderata con l’esigenza di dare solidità, infatti le foglie vengono “imbullonate” al muro con due gambi di carota.

Durante la seconda fase (sacchetti numerati con il 2), viene completato il piano terra dell’edificio.

È evidente l’ottima resa della cucina completa di tutti gli accessori classici e che ricorda in vasta misura quanto visto nel film Ratatouille della Pixar. Così, tra i coltelli appesi al muro, non manca il mattarello (o la carta assorbente, in questo il designer non ha espresso chiaramente il suo intento perché ci è rimasto il dubbio).

Primo piano

Anche la dotazione di cibi è soddisfacente, con un bel tacchino (che non entrerà mai nel forno) e diversi dolci tra cui la torta già presente nella serie delle minifig da collezione. La stanza è anche dotata di una porta sul retro con un cassonetto per la spazzatura ben riprodotto in blu al cui interno trovano posto ossa, würstel e un paio di ciliege in color ciclamino (mai viste prima di questo colore e messe nel bidone come se fossero marce). Possiamo azzardare che l’unica cosa che manca in effetti sia giusto la cappa di aspirazione posta sopra i fornelli.

La sala del ristorante coglie pienamente l’effetto di intimità di un locale del genere. Le abat-jour ottimamente riprodotte con il nuovo part in rosso scuro, la credenza in legno (costruita con tecniche SNOT) e i pesanti tendaggi in dark blu rendono bene l’atmosfera. Le tende rappresentano una certa sfida costruttiva e sorprendono per la tecnica per nulla banale, il dettaglio delle fasce raccogli tenda poi è un vero bijou (al bacio, smack).

Nella facciata sorprende la realizzazione delle piccole colonne e l’armonia dei dettagli, con la scala sulla destra che sale verso la terrazza completamente costruita con brick e plate anzichè utilizzando pezzi in unico blocco. Le colonne poi sono ancorate ad un plate modified 1×2 with handles e per evitare fastidiosi buchi nel muro è stato scelto di chiudere con degli slope 45 2×1 with 2/3 cutout, mentre in basso sono coperte da dei panel 1×1 ad angolo.

Ma torniamo a dire che sono i minuscoli dettagli a colpire:

  • I vasi che delimitano il dehor, con le catenelle e i pilastrini inframmezzati a essi;
  • Il tendone in tinta con il tappeto dark red che invita i passanti verso un luogo confortevole a dare un’occhiata al menù esposto, che riporta in una tile stampata, le diciture “orari d’apertura, antipasti e desserts”, chiaramente in francese;
  • I vasi con le piante posti di fronte alla scala;
  • La ringhiera della scala che porta alla terrazza.

Notiamo che per la prima volta il lampione è attaccato ad un plate 2×2 anzichè alla baseplate come nei precedenti modulari ed è una scelta che personalmente piace perchè in questo modo si gode del piede del supporto.

Ci permettiamo di avvisare chi costruisce con foga di fare attenzione al passaggio 42 in quanto le parti che compongono la facciata restano estremamente traballanti perchè non legate fra di loro fino a quando non si completa l’ultimo giro di plate e tile.

Un’ultima considerazione su questo step riguarda lo scooter presente per la prima volta in un set LEGO.

Ci conforta vedere che per un set siano stati fatti tanti nuovi stampi, ma personalmente (kevin8) non mi piace. Hanno realizzato uno scooter molto lungo e dalle linee poco filanti.

Dal mio punto di vista invece (TheBunch!), bisogna dire che permette di farci stare due minifig in fila, a simulare una passeggiata alla Vacanze Romane, però occhio, non tutte le vostre minifig di Anita Eckberg – avendo i capelli lunghi – potrebbero guidare… È decisamente diversa sia da una Vespa che da una Lambretta, forse per evitare qualche causa legale con Piaggio and C.

Mobili della cucina

Secondo libretto

Una volta completato il piano terra, da sempre il piano più complesso e dettagliato nei modulari, proseguiamo aprendo i sacchetti con il numero 3.

La costruzione del primo piano con il monolocale potrebbe apparire piuttosto tradizionale se non fosse che per la prima volta il solaio è stato diviso in due, con la parte del terrazzo indipendente dalla parte del monolocale.

Ottima la realizzazione dell’estivo del ristorante con tre tavolini, ma soprattutto con i lampioncini a cui sono attaccati i vasi di fiori, com’è possibile apprezzare nei centri storici di tante cittadine.

Restiamo sempre dell’avviso che siano questi dettagli a fare grande questo set, dove nulla è lasciato al caso ma sembra ben ponderato.

Il monolocale sebbene sia realizzato su una base di circa 24×8 presenta quasi tutto quello che può servire. Quindi troviamo un camino con un’ottima poltrona accanto a un tavolino e una lampada a piedestallo, un fornello con qualche mobile di cucina e un tavolino e ovviamente uno splendido letto a scomparsa. Segnaliamo la bella tecnica per realizzare le due finestre della facciata.

Infatti, anche per questo piano c’è una bella chicca a livello costruttivo, la tecnica usata nella costruzione delle finestre della facciata in cui, con l’uso di plate modified 1×2 with door rail attaccati verticalmente grazie ai plate modified 2x2x2/3 with 2 studs on side (per la prima volta in bianco) riusciamo ad avere una bella cornice esternamente e internamente un ripiano/seduta.

Dalla terrazza una scala (stavolta in pezzo unico) prosegue verso la mansarda posta nel sottotetto, anche in questo caso è presente la ringhiera per tutta la lunghezza.

Secondo piano

Secondo piano

Terzo libretto

La parte del tetto (sacchetti numero 4) presenta tanti altri bei dettagli, oltre all’atelier di una pittrice.

La decorazione realizzata con le penne, presenta un numero notevole di headlight in medium stone grey, risulta essere piuttosto ripetitiva da realizzare, ma quando avete finito potrete ammirare quanta precisione c’è stata nella selezione dei pezzi.

Relativamente a questa decorazione, segnaliamo che è stata oggetto di una piccola polemica tra un utente di Eurobricks che voleva credito come autore della stessa. Polemica smorzata immediatamente quando Jamie ha mostrato una bozza mai vista del Green Grocer in cui questa era già presente.

Rimuginiamo un po’ su quante cose possono già essere state realizzate dai designer, quante tecniche avranno nel loro archivio segreto, conveniamo che per molte cose è difficile determinare chi ha inventato cosa, e proseguiamo.

Di nuovo, questo piano presenta un bel po’ di belle tecniche.

Tanto per iniziare il tetto, sebbene realizzato con una base di plate risulta estremamente gradevole per la forma bombata ottenuta grazie all’uso alternato di slope curved 1×4 e 1×3 in dark blu. Tante slope curved e in tante forme differenti… 1×3, 1×4 e 2×2.

Le decorazioni in bianco del cornicione e della finestra colgono in pieno quelle realmente inserite tra gli edifici del nord della Francia. Belle le brioches bianche. Anche in questo caso assistiamo a un altro sfoggio di tecniche SNOT per realizzare queste parti.

Modello montato

Il retro del tetto è apribile con una cerniera posta alla base dello stesso, ed è caratterizzato da 3 finestre 3×2 agganciate al telaio per mezzo di bracket 1×2 – 1×2 neri e di plate con clip.

All’interno troviamo un arredamento composto da tutto il necessario per dipingere, pennello e tavolozza, supporto per quadri.

Su un lato trova posto una bella stufa in ghisa con oblò apribile.

I passaggi finiscono completando il pergolato posto a protezione del dehor con i lampadari attaccati e il rampicante sopra.

Conclusioni

Costruire qusto set è stato di estrema soddisfazione, farlo prima di tanti altri non ha prezzo e per questo vorremmo ringraziare LEGO per l’occasione concessaci.

Personalmente (kevin8) mi piacerebbe provare a modificare il set togliendo il monolocale e aggiungendo un’altra sala del ristorante con un bagno. Pensavo di fare un montacarichi per portare le vivande dalla cucina al primo piano.

In ogni caso lo reputo il miglior set di edificio modulare mai prodotto. Azzera, a parte i gusti personali, tutto quanto prodotto finora per eleganza, ponderazione delle scelte e tecniche costruttive. Sicuramente un masterpiece di estrema bellezza.

In relax il tempo di costruzione è circa 4 ore.

PRO

  • Tantissime parts in colori rari;
  • Diverse nuove part o part recenti in colori nuovi;
  • Design perfettamente azzeccato;
  • Tantissime tecniche interezzanti;
  • Nessuno sticker;
  • Ottimo part out.

CONTRO

Nessuno, non riusciamo a trovare qualcosa

Voti

Valutazione dei pezzi (PARTS) 9/10
Molti pezzi riutilizzabili, alcune parti nella loro versione “pregiata”.

Valutazione dei personaggi (MINIFIG) 8,5/10
Tante Minifigures, alcuni torsi rari o visti molto poco

Valutazione del design (DESIGN) 10/10
Ti fa venire voglia di vedere cos’ha da offrirti lo Chef, ma sai di non potertelo permettere, ogni pasto saranno circa 150 euro a testa…

Valutazione della giocabilità (PLAYABILITY) 8/10
È giocabile. Ovviamente non si tratta di un set per bambini.

Valutazione processo costruttivo (BUILD) 9/10
Utilizza molte tecnhiche che vale la pena di imparare. Sicuramente alcune verranno riutilizzate da molti Afol.

Valutazione prezzo (PRICE) 9/10
Riteniamo che con la tipologia e mole di pezzi in colori particolari, sia un ottimo prezzo.

Valutazione generale (OVERALL) 8,9

LEGO Space – Building the Future

Copertina LEGO SpacePochi giorni fa è uscito per i tipi della No Starch Press LEGO® Space – Building the Future, un lussuoso volume cartonato di 216 pagine di grandi dimensioni (23,5 x 28 cm). Era stato mantenuto un certo riserbo su cosa contenesse in dettaglio il libro, si sapeva solo che era una specie di storia illustrata della conquista dello spazio passata e futura.

Ed è esattamente così; partendo dallo Sputnik lanciato in orbita dai russi nel 1957 il libro passa velocemente dal programma Apollo, dalle sonde Voyager e da quelle di Marte (Curiosity) per andare poi a esplorare il nostro futuro partendo dalla costruzione di una base lunare e dall’esplorazione di Marte fino ad arrivare al viaggio interstellare e all’invasione aliena. E tutto questo passando dalle varie fasi del tema LEGO Space, partendo dal Classic Space fino ad arrivare a Futuron, Blacktron e persino, Ice Planet 2002 (pur non nominandoli mai, per ovvi motivi di copyright). Il tutto inserito nella storia futura umana. Un progetto davvero ambizioso.

Tutto il libro è concepito come un libro di storia (vera per le prime 10 pagine, fantascienza per il resto) illustrato con fantastiche MOC. La narrazione, pur restando principalmente nozionistica, alla comparsa degli alieni diventa anche abbastanza avvincente e ci si dimentica per un po’ che si sta leggendo un “libro di storia”.
Il racconto viene interrotto in più punti dalle schede tecniche di veicoli e robot (MOC) le cui funzionalità sono pensate e quindi descritte esattamente come se si trattasse di veicoli e robot reali.

Gli amanti delle istruzioni non resteranno delusi, ce ne sono dieci: Sputnik, LL-290 Transport Shuttle, VX-02 Drop Ship, M364 Turtle, HC Series, Viper Escort Variant, Computer Terminal, Federation Survey Robot e per finire forse la MOC più divertente: Keko (Federation Mechanoid).

LEGO Space - Pagine 78-79

Chi ha l’occhio particolarmente svelto avrà trovato alcune sigle delle astronavi elencate qui sopra familiari… Per esempio c’è la scheda di una “LL-497 Explorer” che viene presentata come “tributo dell’Explorer originale, creata da Jens Knudsen”. Essendoci sul libro solo MOC, l’originale non è presente, ma è chiaramente la classica 497 che tutti volevamo da piccoli (e che io mai ottenni, sigh). Il vero Jens Knudsen è il creatore del tema LEGO Space e designer di quel set (incidentalmente è anche il creatore anche delle minifig).

Pur essendo una celebrazione del passato il volume non è assolutamente “purista”. Tutte le creazioni, Classic Space e seguenti, non temono l’utilizzo di pezzi moderni (mantenendo la riconoscibilità mediante i colori) e le stesse (bellissime) “tute” Classic Space vengono modernizzate essendo indossate da personaggi con capelli, teste color carne ed espressioni facciali. Inoltre utilizzano visiere trasparenti sui (nuovi) caschi. Insomma, per farla breve, si parla di Neo Classic Space.

Nessuna idea va sprecata; per esempio, se si devono mostrare dei trasporti merci nello spazio, cosa può esserci di meglio di un container “Maersk Spaceland”? Inoltre il libro ha diverse strizzate d’occhio al mondo degli AFOL (Space). Per esempio a capo della “Tranquility Base” c’è la AFOL responsabile del sito Tranquility Base (un webcomic Classic Space).

Gli autori del volume sono Pete Reid e Tim Goddard e almeno il primo di questi nomi dovrebbe risultarvi familiare: Pete Reid è uno degli autori presenti sul “LEGO Adventure Book” dello scorso anno, dove lo vediamo presentare la fabbrica delle tartarughe robot presente anche qui. Un altro motivo per conoscerlo è perché la sua Exo-Suit è il progetto CUUSOO più recente ad aver passato la selezione e che verrà messo in produzione diventando un set reale il prossimo anno. (Fra l’altro, nel libro la Exo-Suit compare spesso e volentieri.) Infine, Reid è il “creatore” del filone Neo Classic Space citato sopra. Molte delle opere del libro si possono trovare nella sua pagina Flickr e su New Elementary c’è una lunga e interessantissima intervista con lui focalizzata soprattutto sui pezzi utilizzati nelle MOC del libro.

Per quanto riguarda invece l’altro autore, Tim Goddard, anche lui potrebbe esservi noto: è uno dei costruttori che compaiono nell’ormai già classico “LEGO Ideas Book”, dove era persino riuscito a infilare un paio di modelli Neo Classic Space! Potete trovarlo su Flickr.

Devo infine citare l’altissimo livello delle fotografie delle MOC sul volume. Una MOC può essere bellissima, ma se è fotografata male non renderà mai quanto potrebbe. Il volume per fortuna è graziato da fotografie bellissime che mettono in risalto le MOC e i dettagli delle scene illustrate in maniera strepitosa. Diamo a Cesare quel che è di Cesare e citiamo anche qui i responsabili: Ian Greig per le foto e Chris Salt per i layout.

LEGO Space - Pagine 192-193

I capitoli:

  • Capitolo 1: The Space Age
  • Capitolo 2: The Federation
  • Capitolo 3: Ships of the Federation
  • Capitolo 4: Inhospitable Climate Engineers
  • Capitolo 5: New Frontiers
  • Capitolo 6: Realm of Shadows
  • Capitolo 7: Army of Darkness
  • Capitolo 8: Star Justice
  • Capitolo 9: Infiltration
  • Capitolo 10: Across the Universe

C’è anche un trailer video del volume:

Riassumendo, a chi può piacere questo libro? Ai fan Classic Space, ai fan LEGO Space, ai fan dei mecha, ai lettori di fantascienza, agli appassionati dell’esplorazione spaziale e, in generale, un po’ a tutti gli AFOL.

Il libro è naturalmente in inglese, ma non lasciate che la cosa vi fermi se l’inglese è un problema, questo è uno di quei casi in cui vale la pena anche solo guardare le figure (anche se leggerlo è meglio).

Acquistatelo su Amazon.it (c’è anche per Kindle, ma non rende, non è un romanzo!), IBS, Amazon.co.uk, Amazon.com, The Book Depository o direttamente dall’editore No Starch Press (cartonato + pdf).

5 stelle su 5!

Recensione set 10235 Winter Village Market

Premessa

Questa è la prima recensione ufficiale che scrivo e quindi spero di essere all’altezza del set in questione. Le fotografie che vedrete non sono molto buone (sono state scattate con luce artificiale nella tarda notte nella mia mansarda) ma servono unicamente come integrazione al testo. Buona lettura!

Dati principali

  • Nome: Winter Village Market;
  • Numero Set: 10235;
  • Tema: Creator Expert;
  • Sotto-tema: Winter Village;
  • Numero pezzi: 1.261;
  • Minifig: 9;
  • Età: 12+;
  • Prezzi: US $99,99 – CA $129,99 – DE 89.99€ – UK 79,99 £ – DK 799,00 DKK
  • Disponibilità: ottobre 2013.

Recensione

Il 16 settembre 2013 ho deciso di acquistare questo set invogliato dal fatto che i costi di spedizione erano gratuiti e come membro VIP del Lego Shop potevo acquistare con 15 giorni di anticipo rispetto all’uscita al pubblico. Dopo soli 10 giorni la scatola era già a casa mia. Eccola qui:

La scatola vista di fronte

La scatola vista di fronte

All’apertura della scatola mi sono trovato con 8 buste di pezzi (con varie altre bustine dei pezzi più piccoli contenute nelle buste più grandi), due plate 16×16 bianche, due libretti di istruzioni, gli adesivi da applicare al set e un’altra piccola bustina che contiene 8 triangoli di stoffa colorati (4 bianchi e 4 blu) che serviranno per coprire la parte alta della giostra.
Il primo libretto spiega come costruire le 3 bancarelle del mercatino più la panchina (3 buste di pezzi), il secondo libretto invece serve per la costruzione della giostra con la biglietteria (5 buste di pezzi).

Le tre bancarelle e la panchina

Le tre bancarelle e la panchina

La sezione di costruzione relativa alle 3 bancarelle è molto semplice e rilassante. Il montaggio avviene senza intoppi e in poco tempo prendono vita le 3 bancarelline che hanno 3 colori di tetti diversi con versioni scure: dark blue, dark green, dark red. I tile bianchi per simulare la neve sul tetto sono pochi a mio avviso e quindi li modificherò in futuro aggiungendo ancora “un po’ di neve”. Immancabile ormai come negli altri set una piccola plate 4×10 con sopra una panchina e una nuova versione di lampione. I designer ogni volta si scervellano per trovare nuovi metodi di costruzione dei lampioni e questo nuovo tipo devo dire che non è malaccio… bella l’idea di usare il pezzo “Utensil flotation ring” di colore verde per fare la ghirlanda natalizia.
In questa sezione ci sono già le prime 5 minifig e sono altrettanto carine e piene di dettagli.

Ora invece arriviamo al montaggio della seconda parte.
La giostra è senza dubbio la parte più complessa e interessante di questo set. La giostra con la biglietteria poggia su due plate 16×16 più due ulteriori plate 4×10 sul retro. Si comincia con la costruzione della biglietteria sulla destra e la parte technic con axle e ingranaggi per la mobilità della giostra.

Il pezzo da sostituire

Il pezzo da sostituire

A metà di questo montaggio alcuni di voi, che come nel mio caso hanno acquistato la scatola abbastanza in fretta, si troveranno di fronte a un errore riconosciuto da LEGO. A pagina 12 vi viene chiesto di inserire un pezzo “Technic, Axle Pin without Friction Ridges Lengthwise“, ma questo risulterà sbagliato nella pagina successiva in quanto la plate 2×8 traforata non riuscirà ad appoggiare correttamente e si solleverà inesorabilmente. È stato infatti riconosciuto questo errore e deve essere sostituito con un altro pezzo. L’elemento da sostituire che è l’axle rosso da 2 è un pezzo abbastanza comune in ogni caso se volete farvelo cambiare potete come sempre chiamare il Customer Service della LEGO per segnalare il problema.
Inserendo il giusto pezzo tutto il resto del montaggio procede senza freni e ben presto vi troverete ad aver finito la base e la biglietteria. Il resto della giostra è altrettanto divertente e abbastanza rapida tranne una parte un pochino ripetitiva per fare la bordatura alta su cui verranno poggiati i triangoli di stoffa colorata bianca e blu. Se devo trovare una unica cosa che non mi piace molto sono gli adesivi circolari a specchio da inserire sui tile rotondi 2×2 pearl gold. Non sono un amante degli adesivi quando monto i set Lego e anche in questo caso sulla bordatura della giostra non ho voluto applicarli.

La giostra ultimata

La giostra ultimata

La giostra finita è molto carina da osservare e il movimento della giostra muovendo la relativa leva a mano è altrettanto simpatica specialmente il meccanismo che fa “ballare” i cavalli su e giù (interessante la soluzione che è stata trovata poggiando i due cavalli su slope curved 4×1).
Il rapporto tra i denti degli ingranaggi è tale che permette un movimento relativamente lento della giostra come giustamente dovrebbe essere nella realtà.
Ovviamente la prima cosa che viene in mente vedendo la giostra è la voglia di modificarla per renderla motorizzata. È quasi tutto predisposto quindi non è difficile inserire un motore, la cosa più difficile (ad esempio nel mio caso del villaggio invernale) sarà quello di nasconderlo opportunamente in modo tale da far girare la giostra automaticamente senza evidenti parti meccaniche nelle immediate vicinanze. In ogni caso l’inserimento di un motore comporta un altro problema. Ho infatti già provato ad inserirne uno in cascata alla biglietteria e funziona bene ma c’è un piccolo problema: la giostra gira troppo veloce! È necessario aggiungere almeno un paio di altri ingranaggi per ridurre la corsa del motore e permettere così di ottenere una velocità accettabile per una giostra dei bambini… altrimenti al primo giro volano via sul prato innevato!

Conclusioni e giudizio finale

  • Parti: Visto un discreto numero di parti in dark blue sicuramente la prima cosa che salta all’occhio sono i due archi 1x8x2. Quando un anno fa decisi di ricostruire con pezzi ordinati da BL il famoso modulare Cafè Corner una delle più grandi difficoltà è stata di ritrovare proprio questo pezzo… arrivava a costare fino alla bellezza di 37 euro cadauno e quindi decisi di metterne uno DBG. Da oggi non ci sarà più questo problema… gli archi blu scuro finalmente si riusciranno di nuovo a trovare in modesta quantità; in questo momento questo pezzo si può già trovare in alcuni negozi BrickLink al prezzo di 2 € cad.
    Ci sono inoltre due selle per i cavalli in tonalità pearl gold (mai prodotte prima) e ovviamente i nuovi cavalli bianchi decorati.
    Segnalo inoltre un discreto numero di accessori quali: 1 prezel, 1 torta, 1 gatto, 1 orsetto (tutti quanti in tonalità medium dark flesh), 2 tile round stampati “lecca-lecca” (+1 di scorta), 1 coscia di pollo, 1 hot-dog, 2 croissant. Voto 10/10
  • Processo di costruzione: È molto divertente e vario. L’unico processo ripetitivo è la costruzione dei pannelli delle luci e di tutto il “bordo” arrotondato alto della giostra in cui bisogna costruire 8 + 8 blocchi uguali. Le bancarelle sono molto simpatiche e veloci da costruire e la giostra è divertente in quanto prevede varie fasi di costruzione con l’inserimento anche di alcuni ingranaggi technic. Voto 9/10
  • Design: Come ho già detto la giostra finita è molto carina anche solo da tenere su una mensola e da osservare con cura. Anche se non particolarmente grande come la gloriosa giostra “Grand Carousel #10196” fa comunque una bella figura ed è molto vivace e colorata grazie a moltissime parti che vanno dal blu, al tan, al rosso e varie plate round 1×1 trasparenti blu e arancione. Questo set potrebbe interessare anche a coloro che non seguono espressamente questo tema! Voto 9/10
  • Giocabilità: inutile dire che questo set è molto giocabile. È sicuramente il più giocabile di tutta la serie già solo per il semplice fatto che contenga la manovella per far girare la giostra a proprio piacimento. L’aggiunta delle bancarelle poi incrementa le possibilità di gioco soprattutto per i più piccoli. Ottimo! Voto 9/10
  • Prezzo: 1261 pezzi per 90 euro (0,071 € a pezzo) sono il giusto compromesso per avere un sacco di pezzi specialmente alcuni elementi rari o esclusivi per questo set (di cui ho già scritto sopra). Mi tengo basso solo perchè bisogna sempre ricordare l’importante valore dei soldi. Voto 8/10
  • Giudizio complessivo: Il mio voto complessivo è di 9/10; mi tengo un piccolo margine per il 10 assoluto ma poco ci manca. Il set è studiato alla perfezione (a parte quella piccola svista che vi ho parlato) ed è un perfetto mix tra quantità e tipologia di pezzi, giocabilità grazie al movimento della giostra, numero di minifig, aspetto generale. Anche solo con altri 2 set invernali, questo nuovo set permetterebbe di costruire un divertente diorama invernale di sicuro impatto visivo e io ovviamente non mancherò di inserirlo nel mio villaggio!

Link utili

Inventario dei pezzi, BrickLink, Brickset.

Altre immagini

Recensione set 21018 – United Nations Headquarters

Riprendiamo oggi una vecchia “rubrica” di questo sito, le recensioni dei set!

Partiamo con questo set Architecture di cui avevamo parlato poco tempo fa in occasione della sua uscita, lo United Nations Headquarters, il Quartier Generale delle Nazioni Unite di New York.

Scatola e contenuto

Come tutti i set Architecture la scatola è già in sé quasi oggetto da arredamento, con le scritte bianche su sfondo nero e l’apertura realizzata in modo da non doverla rompere per prenderne il contenuto.

La scatola.

La scatola.

All’interno ci sono 3 plate 6×8 e cinque sacchettini (di cui uno esclusivamente dedicato ai plate 1×2 trans-light blue) e il più grande a sua volta ne contiene un sesto.

Il libretto di istruzioni, come sempre in questa serie, è ben più di una semplice serie di istruzioni includendo anche la storia dell’edificio (con numerose fotografie), del suo architetto principale Oscar Niemeyer, qualche considerazione del designer Rok Kobe e un breve ricordo del primo tentativo di “Architecture” LEGO nel 1962 (con il quale sono nati i plate). C’è anche una pagina dedicata all’utilizzo del brick separator.

Il contenuto del libretto (sebbene con un layout più standard nero su bianco) è disponibile per il download sul sito ufficiale Architecture, ma non in italiano, nonostante così sia indicato sul libretto fisico in inglese.

Caratteristiche

Costruzione del set

I sacchettini non sono numerati quindi si devono aprire tutti subito. Particolare curioso il sacchetto dedicato ai i soli plate 1×2 trans-light blue, ma essendo ben 155 la cosa è più che giustificata (anche se non stanno tutti lì, una decina sta in un sacchetto con altri pezzi).

La prima fase è la costruzione della base, molto semplice, che predispone già con diversi jumper un buon numero di offset successivi. Degna di nota in questo livello è la fontana ottenuta con un originale utilizzo della turntable 4×4 (per la prima volta qui in LBG) che resterà chiaramente scoperta anche a modello concluso. Interessanti le varie parti verdi (dark green in realtà) che vanno a rappresentare le aree naturali (prati, aiuole) all’esterno dell’edificio.

Nota bene: ho trovato che sono presenti due tipi diversi di jumper, quelli con groove e quelli senza. Fate subito attenzione a cosa avete per scegliere come posizionarli (in modo da non lasciarne di tipi diversi vicini in vista). A me sono capitati tre senza e tutti gli altri con. In questa situazione il mio consiglio è di mettere i tre senza in bella vista in cima al grattacielo davanti (numero 69.8, pagina 100 delle istruzioni) perché danno più continuità ai bracket inverted che hanno di fianco.

Base predisposta agli offset.

Base predisposta agli offset.

Poi si inizia a costruire la base di quello che sarà il Secretariat Building (il grattacielo vero e proprio) con l’edificio adiacente più basso, il Conference Building. Alcune tecniche interessanti vengono utilizzate qui, a partire dallo SNOT di 90° per poter realizzare le pareti dell’edificio con tile bianchi e trans-light blue e, sul retro, anche con panel 1×2 e 1×4 a simulare una tettoia con offset ripetuto grazie all’alternanza di headlight e brick con stud laterale. Conclude questa parte di edificio un tetto composto da tile 1×3 che si posiziona sopra quattro tile “grille” 1×2, creando così un bell’effetto finale (che mi chiedevo come fossero riusciti a fare prima di iniziare a costruire, avendo erroneamente pensato che i tile del tetto fossero 1×2).

Conference Building.

Conference Building.

La fase successiva è il General Assembly Building, l’edificio staccato (sulla sinistra, guardandolo di fronte) dal complesso principale che nella realtà ha una struttura davvero particolare avendo muri e tetto curvi. Qui il designer ha scelto di non cercare di approssimare le curve usando slope o angoli particolari (non c’è nemmeno un singolo slope/slopino in tutto il set) ma ha adottato ancora una volta l’offset, “snottando” i pezzi di 90 gradi e uscendo di mezzo stud alla volta. L’effetto risultante è veramente bello. La cupola ci lascia anche l’unico stud in vista dell’intera costruzione, se non consideriamo quelli che si intravedono in trasparenza.

Poi si passa all’ultimo degli edifici “piccoli” di fronte al grattacielo, la Dag Hammarskjöld Library. Ed è abbastanza semplice, con pareti “di vetro” (si inizia a intaccare il mucchietto di plate 1×2 trasparenti) e pareti di tile 1×3 snottati.

Infine c’è il Secretariat Building, il grattacielo vero e proprio chiamato anche “Palazzo di vetro”. Questa è anche l’unica fase in cui si trovano i temuti “x tot volte” che tendono ad annoiare durante la costruzione. In questo caso però ci va abbastanza bene, il grattacielo è diviso in tre tronconi ripetuti di cui due identici (x2) e uno, il terzo e ultimo, diverso e quindi con istruzioni a parte. Per quanto riguarda i primi due si capisce facilmente guardando le immagini promozionali che sono blocchi di plate con il muro laterale ottenuto grazie all’utilizzo congiunto di bracket 1×2-2×2 normali e inverted e di tile 2×4. Ognuno dei blocchi richiede comunque la costruzione di 6 sotto-blocchi di plate, per un totale di 12 (più altri 4 nel blocco successivo). Poco male, la costruzione risulta comunque veloce e non c’è tempo di annoiarsi.
Il terzo blocco è diverso perché ha bisogno di arrivare al tetto con la possibilità di avere un offset (la base è larga otto stud, ma il tetto deve essere nove per coprire le parti laterali) e quindi non si può ripetere la struttura con il bracket normale. Quello che è stato fatto è usare anche sopra dei bracket inverted, ribaltandoli e reggendoli con il tile 2×4 laterale (uno SNOT da 180°), in modo da poter poi sopra semplicemente appoggiare l’occorrente (che sarà comunque fissato in centro).

Il terzo blocco con la variante inverted.

Il terzo blocco con la variante inverted.

Ultimissima cosa, le “bandiere” simulate con 19 leve completamente bianche… è la cosa più difficile da montare dell’intero set! (Infatti ho rinunciato a metterle tutte perfettamente dritte, come potete vedere dalle immagini).

Come sempre alla fine avanza una manciata di pezzi: tre plate 1×1, quattro tile 1×1, un tile round 1×1 e una leva.

Giudizio

  • Parti: Ottime parti, se vi servono dei plate 1×2 trans-light blue comprate questo set, ne ha 155 (su BL il prezzo medio del pezzo è 0,95 euro, per capirci). E ci sono anche diversi tile 1×3 e 1×4 in dark green. 5 su 5.
  • Processo di costruzione: Davvero divertente e poco ripetitivo. La presenza di quattro diversi edifici rende la costruzione molto diversificata e interessante. Unico difetto (ma per qualcuno può essere un pregio) la durata, in un’ora si finisce tranquillamente! 4 su 5.
  • Design: Perfetto, l’effetto finale è notevole e le tecniche avanzate (SNOT, offset) sono sempre utilizzate con cognizione di causa. Uno dei migliori design di tutta la serie. 5 su 5.
  • Giocabilità: Non pervenuto (non ritengo che gli Architecture debbano essere giocabili!)
  • Prezzo: 50 euro è un po’ tantino (non tanto per i pezzi, anzi, ma tenendo conto che si costruisce in un’ora…) Ma con anche un poco di sconto (per esempio acquistandolo su Amazon o se avete dei punti da usare sullo S@H) risulta adeguato. 4 su 5.
  • Giudizio complessivo: Al momento il mio Architecture preferito tra quelli che ho costruito. 5 su 5.
Costruzione terminata.

Costruzione terminata.

Per completezza aggiungo che al momento di Architecture ho costruito solo: l’Empire State Building, la Willis Tower, Fallingwater e la Casa bianca. Vedo che il designer Rok Kobe ha progettato anche il Big Ben ma soprattutto l’Imperial Hotel che ho qui da montare e visto quanto ho apprezzato questo, credo che lo monterò presto.

Altre immagini

Parte della struttura di questa recensione è basata su questa di TheBunch!