Dopo mesi, anzi dopo anni, posso mettere la parola fine a questo immenso e inaspettato progetto.
Sono trascorsi infatti tre anni da quando ho pubblicato la Big Boy, una locomotiva a vapore unica ed imponente.
Come mai da tutt’altro continente prendersi il disturbo di realizzare una copia in scala di un modello mai visto dal vero? Direi che la risposta vada ricondotta alla particolare configurazione del rodiggio e alla maestosità delle sue dimensioni mai più superate da altre locomotive a vapore.
Da quando noi d’oltreoceano sentiamo il fascino della grandezza di certe opere americane? Quante volte da adolescenti abbiamo fantasticato vedendo documentari del Saturn in volo verso la Luna, o siamo stati affascinati da colossal cinematografici come Guerre Stellari? Gli americani, a volte, sono autori di cose che etichettiamo con il termine di “americanate”, ma quante volte le “americanate” ci hanno fatto sognare?
Chiarito il motivo della mia ispirazione, mi son chiesto: perché non riprodurre la locomotiva diesel più grande al mondo dopo aver già collezionato quella più grande a vapore? E ancora perché non dare un giusto seguito di vagoni a questi due locomotori che hanno contribuito a segnare la storia degli Stati Uniti?
La Union Pacific 6900 nota anche come “Big Jack” ha preso forma e poco dopo cercando ogni immagine o documento che gravitasse attorno al mondo Union Pacific ho selezionato una serie di vagoni che potessero distinguersi l’uno dall’altro costituendo al contempo un tutt’uno omogeneo in termini di dimensioni e livrea.
Purtroppo non avendo visto dal vero alcun vagone di quelli riprodotti mi sono dovuto accontentare delle sole foto disponibili sulla rete. Le foto sul web in effetti erano sì moltissime, ma trovare della stessa carrozza più foto scattate dalle diverse angolazioni è stata cosa tutt’altro che semplice.
Altro aspetto problematico è stato scoprire che tutti i vagoni avessero due lati differenti! Personalmente sono forse troppo abituato alle simmetrie di molte carrozze passeggeri ma in realtà i vagoni Union Pacific sono profondamente diversi a seconda del fronte osservato: la cosa risulta anche logica poiché all’interno dei convogli ci sono cucine, camere da letto, servizi igienici, corridoi e scale che danno la propria connotazione a ogni singola unità, rendendo però più laborioso il compito di riprodurre dei modelli in scala fedeli agli originali.
Le tecniche costruttive che hanno richiesto mesi di lavoro per le complesse locomotive sono state più semplici per il resto dei convogli, anche se quest’ultimi sono caratterizzati dalla presenza di moltissimi finestrini (che in mattoncini LEGO® è stato possibile riprodurre per lo più tecniche SNOT) e dettagli del sotto pianale: unico per ogni vagone, asimmetrico e poco visibile dal materiale a disposizione.
Una volta terminato il progetto però tutte le difficoltà si dimenticano, anzi sono le difficoltà superate che rendono il risultato ancor più speciale. È tanto vero, quanto affermato, che posso raccontare un episodio curioso capitatomi a progetto finito: un utente americano di Eurobricks vista l’intera opera ne è rimasto talmente colpito che oltre ad avermi invitato a visitare il Kennefick Park di Omaha in Nebraska (se mai fossi andato in America), mi ha spedito due interi volumi storici (protetti da copyright) degli anni ‘60 della Union Pacific. Ho la fortuna dunque di poter mostrare anche alcune rarissime immagini che confermano la bontà del lavoro svolto!















































































