MOC: Union Pacific 6900

04 Big Jack 2Dopo mesi, anzi dopo anni, posso mettere la parola fine a questo immenso e inaspettato progetto.

Sono trascorsi infatti tre anni da quando ho pubblicato la Big Boy, una locomotiva a vapore unica ed imponente.

Come mai da tutt’altro continente prendersi il disturbo di realizzare una copia in scala di un modello mai visto dal vero? Direi che la risposta vada ricondotta alla particolare configurazione del rodiggio e alla maestosità delle sue dimensioni mai più superate da altre locomotive a vapore.

Da quando noi d’oltreoceano sentiamo il fascino della grandezza di certe opere americane? Quante volte da adolescenti abbiamo fantasticato vedendo documentari del Saturn in volo verso la Luna, o siamo stati affascinati da colossal cinematografici come Guerre Stellari? Gli americani, a volte, sono autori di cose che etichettiamo con il termine di “americanate”, ma quante volte le “americanate” ci hanno fatto sognare?

Chiarito il motivo della mia ispirazione, mi son chiesto: perché non riprodurre la locomotiva diesel più grande al mondo dopo aver già collezionato quella più grande a vapore? E ancora perché non dare un giusto seguito di vagoni a questi due locomotori che hanno contribuito a segnare la storia degli Stati Uniti?

La Union Pacific 6900 nota anche come “Big Jack” ha preso forma e poco dopo cercando ogni immagine o documento che gravitasse attorno al mondo Union Pacific ho selezionato una serie di vagoni che potessero distinguersi l’uno dall’altro costituendo al contempo un tutt’uno omogeneo in termini di dimensioni e livrea.

Purtroppo non avendo visto dal vero alcun vagone di quelli riprodotti mi sono dovuto accontentare delle sole foto disponibili sulla rete. Le foto sul web in effetti erano sì moltissime, ma trovare della stessa carrozza più foto scattate dalle diverse angolazioni è stata cosa tutt’altro che semplice.
Altro aspetto problematico è stato scoprire che tutti i vagoni avessero due lati differenti! Personalmente sono forse troppo abituato alle simmetrie di molte carrozze passeggeri ma in realtà i vagoni Union Pacific sono profondamente diversi a seconda del fronte osservato: la cosa risulta anche logica poiché all’interno dei convogli ci sono cucine, camere da letto, servizi igienici, corridoi e scale che danno la propria connotazione a ogni singola unità, rendendo però più laborioso il compito di riprodurre dei modelli in scala fedeli agli originali.

Le tecniche costruttive che hanno richiesto mesi di lavoro per le complesse locomotive sono state più semplici per il resto dei convogli, anche se quest’ultimi sono caratterizzati dalla presenza di moltissimi finestrini (che in mattoncini LEGO® è stato possibile riprodurre per lo più tecniche SNOT) e dettagli del sotto pianale: unico per ogni vagone, asimmetrico e poco visibile dal materiale a disposizione.

Una volta terminato il progetto però tutte le difficoltà si dimenticano, anzi sono le difficoltà superate che rendono il risultato ancor più speciale. È tanto vero, quanto affermato, che posso raccontare un episodio curioso capitatomi a progetto finito: un utente americano di Eurobricks vista l’intera opera ne è rimasto talmente colpito che oltre ad avermi invitato a visitare il Kennefick Park di Omaha in Nebraska (se mai fossi andato in America), mi ha spedito due interi volumi storici (protetti da copyright) degli anni ‘60 della Union Pacific. Ho la fortuna dunque di poter mostrare anche alcune rarissime immagini che confermano la bontà del lavoro svolto!

Uno sguardo al “LEGO-photography”

Parliamo di “LEGO-photography”: un modo di unire la passione per i mattoncini LEGO® alla passione per la fotografia e… un’ottima scusa scusa per girare il mondo! Alcuni soci ItLUG sono esperti in questo campo, ne sono esempio Domenico Franco (@f_random), Fabio Broggi (@ilcarota) e Daniele Bocini (@danielebocini): trovate i link alle loro gallerie in calce all’articolo! Nei giorni scorsi ho avuto modo di parlare di “LEGO-photography” con Fabio: nel prossimo futuro avremo modo di conoscere meglio anche Domenico e Daniele. Ma eccovi l’intervista a Fabio… ma prima un paio dei suoi scatti per incuriosirvi!

Quando e come nasce la tua passione per i mattoncini LEGO?

Fin da piccolo ho avuto la passione per i mattoncini LEGO: come molti AFOL ho iniziato con le scatole ricevute in regalo dai genitori (nei primi anni 80)… ogni occasione era buona per farsi regalare una scatolina Classic Space o City. Verso i 14 anni sono entrato nella “dark age” e ne sono uscito nel 2011, quando quasi per caso recuperai dalla soffitta lo scatolone con i mattoncini LEGO della mia infanzia. Da questa “riscoperta” la mia passione per i mattoncini è andata (ri)crescendo. Scoperta ItLUG, alla quale mi sono subito iscritto, ho iniziato a visitare i vari eventi anche se per ora non ho mai esposto: le mie MOC non sono ancora pronte!

Come nasce invece la tua passione per la fotografia?

Da ragazzino scattavo molte foto, quasi esclusivamente foto ricordo… a volte mi dimenticavo persino di sviluppare i rullini. Il digitale ha cambiato tutto. Ho iniziato con una “compattina” quasi dieci anni fa, senza grosse velleità artistiche. La vera passione inizia nel 2007, quando mia moglie mi ha regalato la mia prima reflex digitale (Canon EOS400). Il tema che più mi piace è la paesaggistica: non pianifico mai i miei viaggi senza pensare alle fotografie che potrò scattare. Una parte molto importante dei miei lavori riguarda il territorio in cui vivo (la Brianza).

Unire le due passioni era quasi d’obbligo!

I primi tentativi di coniugare queste due passioni risalgono all’arrivo della mia prima reflex. Nel corso di questi anni ho iniziato a fotografare minifig nell’ambiente reale, ma sempre molto sporadicamente. La “LEGO-photography” non faceva parte dei miei progetti, almeno fino alla scorsa estate, quando ho portato una scatoletta di minifig in vacanza (…e per questo sono stato scherzosamente deriso da alcuni amici!): da allora mi sono appassionato a questo particolarissimo genere di fotografia e navigando su internet ho scoperto di non essere l’unico (su Instagram è pieno di “LEGO-photographer”). Non ho inventato nulla di nuovo, ma come per la fotografia, lo faccio principalmente perché mi piace e perché mi rilasso.

Come decidi i soggetti e le scenografie delle foto che scatti?

Di solito scelgo i soggetti in base alle fotografie che intendo realizzare. Principalmente realizzo foto ambientate in esterni, oppure più raramente in interni con un mini studio fotografico. Nel primo caso, scelgo la minifig in base al contesto e all’idea che mi viene in mente osservando il luogo dove intendo scattare (molto spesso faccio prima un sopralluogo e poi torno armato di minifig). Nel secondo caso invece il processo di realizzazione dello scatto avviene tutto assieme: mi immagino la scenetta come deve essere in base al personaggio che ho scelto e poi scatto.

Quali sono i passaggi chiave per passare da una minifig/piccola costruzione a una foto?

I passaggi non si discostano molto da quelli necessari per scattare una fotografia tradizionale, con la differenza che le dimensioni dei soggetti in questo caso sono di molto inferiori rispetto a quelli reali. Una volta scelta la location, scelgo i personaggi e li piazzo (con più o meno fatica…!) in modo che la foto risulti ben proporzionata in termini di composizione e che trasmetta quello che voglio comunicare. Per lo scatto a volte utilizzo la reflex (dotata di obiettivo macro e con l’ausilio di cavalletti), altre volte utilizzo lo smartphone (iPhone 6).

Lavori su i tuoi scatti con un programma di editing?

L’editing è una parte integrante del mio processo di lavoro. Dopo aver importato le foto sul pc, le sottopongo allo stesso editing che utilizzo per le mie foto tradizionali. Quando scatto in RAW (il cosiddetto “negativo digitale”), le foto devono essere comunque elaborate prima di poter essere pubblicate. Attualmente utilizzo Adobe Lightroom e Photoshop nel caso in cui voglia fare lavorazioni più particolari. Alla fine del processo, pubblico le mie foto su Instagram, Flickr e Facebook.

C’è uno scatto (o più di uno) che preferisci? Perché?

È una domanda difficile: non ci ho mai pensato! Potrei rispondere “quella che devo ancora scattare”!

Parlaci allora di qualche scatto per farci capire il “dietro le quinte”!

– “Scatto Strega“: questa è stata realizzata usando la reflex, un obiettivo macro, il cavalletto e il telecomando, per evitare uno scatto mosso dovuto ai tempi lunghi (dovevo tenere diaframma piuttosto chiuso perché a quelle dimensioni la profondità di campo è ridotta a pochi centimetri). Era tempo di castagne, per cui un sacco di persone si avvicinavano incuriosite a vedere quello che stavo facendo…

– “Scatto Surfista“: ho visto il surf e ho subito pensato alla surfista che avevo con me. A volte gli scatti non sono pianificati, ma ma colgono l’attimo.

– “Scatto Yeti“: uno scatto di preparazione! L’ho visto fatto da tante persone e ho voluto provare: anche io ho congelato lo yeti! Il ghiaccio è opaco a causa delle impurità presenti nell’acqua e il congelamento veloce da freezer: avrei dovuto usare dell’acqua distillata, farla bollire e poi far congelare l’acqua più lentamente… Questo è un esempio di scatto “preparato”.

Qualche consiglio a coloro che vogliono provare a fare qualche scatto?

Un consiglio che mi sento di dare è quello di “provare”! Non è necessaria un’attrezzatura costosa per iniziare: un buon smartphone o una buona “compattina” con modalità macro sono più che sufficienti. Ogni appassionato di mattoncini LEGO ha almeno un paio di minifig a casa con cui poter iniziare! Una parte fondamentale del processo di apprendimento di questo particolar genere di fotografia (così come per tanti altri) è quella dello studio di quello che è già stato fatto, ed in questo internet ci viene in grande aiuto: si impara molto guardando tutti gli scatti fatti dalle persone che si sono già cimentate con la fotografia dei giocattoli. Aiuta avere un minimo di cultura fotografica, come conoscere alcune regole basilari sulla composizione, sulla luce e sulla profondità di campo (…”perché la mia foto non è tutta a fuoco?”).  Le stesse regole applicate ad una fotografia normale si applicano anche quando si fotografa il “micro-mondo” LEGO. Un altro aspetto fondamentale  è quello di riguardare con attenzione i propri scatti, magari sul computer, perché molto spesso emergono dettagli che in fase di scatto erano passati inosservati. Alcune volte si tratta di fare un processo per tentativi al fine di ottenere lo scatto desiderato. A proposito di fonti, è appena uscito il libro “LEGO Star Wars: Small Scenes from a Big Galaxy di Vesa Lehtimaki (editore DK): le sue foto sono davvero evocative ed il libro si chiude con un dietro alle quinte davvero interessate e ricco di spunti creativi… quasi d’obbligo averlo in casa!

Grazie a Fabio per il tempo che ci hai dedicato!

Come promesso, vi lascio con un po’ di link interessanti:

La Robie House di Frank Lloyd Wright

robie-house-21Ci sono edifici che non si possono non costruire. Non so se capita anche a voi, ma a volte vedendo un edificio dal vivo o in foto sai subito che prima o poi lo costruirai.

Uno di questi edifici è sicuramente la Robie House di Frank Lloyd Wright. “L’ha già fatta LEGO®!” direte. Ed è vero, ma non l’ha fatta solo LEGO®, ne ha infatti costruita una anche il nostro socio Federico Cardu e non si è limitato a realizzarla in scala Architecture… l’ha fatta in scala minifig! E non basta, l’ha fatta interamente modulare e interamente arredata!

La Robie House è un edificio di Chicago completato tra il 1908 e il 1910 progettato da Frank Lloyd Wright. Federico, appassionato di architettura fin da piccolo, si è innamorato di questa casa ai tempi del liceo (pur non avendola mai visitata) e quindi quando ha visto che LEGO® ne aveva realizzato un modello in scala Architecture si è sentito giustamente obbligato a costruirne una in scala minifig.

Al momento il modello conta 17.571 pezzi e dico “al momento” perché in futuro ci saranno ulteriori integrazioni (già dopo le foto che vedete qui, scattate a ItLUG Latina 2015, sono state aggiunte delle sedie di ispirazione Mackintosh e dei portalumi bianchi che potrete vedere a ItLUG Lecco 2015).

Il tempo di realizzazione non è realmente quantificabile. Il grosso (i moduli centrali e la parte dei garage) Federico l’ha fisicamente costruito in cinque giorni di lavoro pieno dal mattino fino a notte inoltrata. Poi ha dovuto prendersi una pausa perché i polpastrelli delle dita, a furia di incastrare plate, si sono ribellati (L’ho già detto che i muri della casa sono interamente realizzati con plate dark red? Sì, non brick… plate!). E comunque questo tempo non è nulla rispetto al tempo di progettazione.

robie-house-22La fase di progettazione ha infatti preceduto interamente il montaggio. Il tool utilizzato è stato LDD, LEGO® Digital Designer. Federico è partito da un particolare (la finestra 1×2×3) e da quella ha calcolato la scala del modello basandosi sui progetti della casa. Una volta definita la scala esatta (sei baseplate di lunghezza e due di larghezza) ha progettato su LDD due moduli alla volta (un modulo = una baseplate 32×32 tranne i quattro più esterni che sono 16×32). Finiti i primi due moduli ha cancellato il primo e ha aggiunto il terzo e così via fino a realizzarli tutti e dodici. Dopodiché sono venuti diversi acquisti su BrickLink (anche dagli amici romani con consegna a mano, per fortuna) e con pochissime modifiche strutturali (a volte LDD non tiene conto di alcuni parametri “reali” come il peso dei pezzi) ha costruito tutti i moduli. Il primo a essere realizzato è quello in cui vedete non a caso la minifig che scatta una foto.

Come dicevo i pezzi con cui sono costruiti i muri sono principalmente plate dark red. Per fortuna tutti i pezzi che servivano esistevano (è un problema comune, quando si realizza qualcosa con un colore poco diffuso, la non esistenza di un pezzo magari molto importante) anche se per esempio il plate 2×8 dark red costava una fortuna e Federico ha preferito cambiarlo, migliorando contestualmente la solidità del modello.

Come vedete dalle foto la casa è completa di interni e questi si possono ammirare grazie alla struttura modulare con cui è realizzata; ogni modulo infatti è indipendente dagli altri e può essere staccato. Da notare, tra i mille dettagli, le pareti interne del primo piano bianche con travi in legno. Con i moduli anche il trasporto è più semplice, naturalmente, ma per questo sarebbero bastati anche moduli più grandi. Invece con i moduli 32×32 viene data la massima visibilità a ogni dettaglio ed è una delle particolarità più interessanti della costruzione.

L’edificio è riprodotto nel suo stato attuale (è un museo) e verrà tenuto aggiornato con eventuali nuovi dettagli che dovessero risultare da nuove fotografie (o, chissà, da una futura visita di persona!)

I più curiosi vorranno sapere il costo di tutto questo… ma dovrete (dovremo) tenervi la curiosità perché arrivato a 2000 EUR di spesa Federico ha… smesso di contare! Ormai non c’era più modo di tornare indietro e continuare a contare i soldi significava solo volersi fare del male.

Personalmente ritengo che questa MOC sia una delle più belle che io abbia mai visto… ed soltanto la seconda MOC di Federico (la prima era un autogrill Pavesi), chissà cosa ci presenterà in futuro!

Nel frattempo potrete venire ad ammirarla a ItLUG Lecco 2015 l’1 e il 2 agosto!​

Foto della gallery di Domenico Franco, realizzate a ItLUG Latina 2015.

Volks…heaven: tutti i Bulli di Norton74

Molti di voi sicuramente conoscono le MOC (My Own Creation) di Norton74, indiscusso master builder nostrano. Ma chi c’è dietro questo nickname? C’è Andrea Lattanzio, grande appassionato di motori vintage (è uno dei due fondatori di Officina Super Sprint), di design e, ovviamente, di mattoncini LEGO®. Quando non costruisce con i mattoncini, smonta e rimonta moto, vespe e biciclette d’epoca. Leggi tutto

ItLUG @Robotchallenge2015 di Vienna

[Riceviamo dal nostro socio Valter Padovan (@Valter1966) il resoconto sulla manifestazione/competizione robotica “Robotchallenge 2015” di Vienna. ItLUG si congratula con le famiglie Padovan e Cadei per gli stupefacenti risultati ottenuti nelle competizioni robotiche, frutto di una passione ed un impegno fuori dal comune.]

Anche quest’anno ItLUG ha partecipato alla manifestazione/competizione robotica a livello internazionale “Robotchallenge” che si è svolta a Vienna (11-12 Aprile 2015). Il team ItLUG, composto dalle famiglie Padovan e Cadei, ha ottenuto un risultato eccezionale, bissando i successi dello scorso anno e riuscendo a conquistare complessivamente due medaglie d’oro, due d’argento, una di bronzo e regalando anche un podio tutto italiano nella competizione LEGO® Sumo. Le medaglie sono state conquistate nelle uniche due competizioni, delle 15 competizioni in totale, riservate ai robot costruiti esclusivamente con mattoncini LEGO® (delle vere e proprie MOC con intelligenza artificiale) e nella categoria Nano Sumo. Come si vede dai risultati della competizione l’Italia è seconda solo al Messico che era però presente con circa 100 robot e 10 team.

 Line Follower LEGO (49 robot iscritti, medaglia d’oro)

La giornata di domenica inizia brillantemente per il team ItLUG che al termine delle qualificazioni ha i due migliori tempi sul giro e porta in finale anche un terzo robot segui-linea con il 5° tempo. Un percorso non perfettamente “in regola” non permette a molti robot di esprimere tutto il loro potenziale, falsando in parte l’esito della competizione ed obbligando i team partecipanti a modificare “in corsa” i software dei loro robot.

La fase finale ad eliminazione diretta conferma le buone performance del nostro robot TruffleDogONE (“Cane da Tartufo UNO”) che ottiene, nonostante la rimonta dello squadrone cinese, il miglior tempo (13,34 s). Il vecchio RCX di TruffleDogONE si è dimostrato insuperabile e ancora competitivo con i più recenti NXT ed EV3 ed ha permesso al team di bissare il successo dello scorso anno.

  • 1° Classificato: TruffleDogONE – Italia – Famiglia Padovan, Team ItLUG (13,34 s)
  • 2° Classificato: ZMN EDU 1 – Cina (14,09 s)
  • 3° Classificato: ZMN EDU 2 – Cina (14,35 s)
  • 4° Classificato: TruffleDogTWO – Italia – Famiglia Padovan, Team ItLUG
Podio Line Follower

Podio Line Follower

LEGO Sumo (81 robot iscritti, podio tutto italiano)

Il team ItLUG si presenta con 7 robot, tra i quali la nuova versione di Pantera, vincitore della scorsa edizione (Robotchallenge 2014). I gironi di qualificazione impegnano il team fino a metà pomeriggio, ma la percezione di avere una buona squadra è confermata dal passaggio alla fase finale di tutti i robot, che dominano tre gironi eliminatori e si piazzano brillantemente negli altri.

Il tabellone della fase finale non è molto favorevole alla squadra italiana. Lo spirito di squadra, la giusta strategia e piccoli accorgimenti tecnici permettono al team ItLUG di superare le difficoltà. Gli scontri di finale confermano il potenziale dei nostri robot che vincono contro tutti gli avversari e permettono a Pantera Return di aggiudicarsi il 3° posto.

La finalissima tra Podgy_TWO FOG è anticipata dal plateale posizionamento sui robot della bandiera italiana, sotto gli occhi meravigliati degli spettatori. Il primo round è vinto da Podgy_TWO, il secondo da FOG: il terzo round viene vinto da Podgy_TWO che conquista così la medaglia d’oro tra gli applausi del pubblico.

Finale LEGO® Sumo

Finale LEGO® Sumo

  •  1° Classificato: Podgy_TWO – Italia – Famiglia Padovan, Team ItLUG
  • 2° Classificato: FOG – Italia – Famiglia Cadei, Team ItLUG
  • 3° Classificato: Pantera Return – Italia, Famiglia Cadei, Team ItLUG
  • 4° Classificato: BoBot – Slovacchia
Podio LEGO® Sumo (tutto italiano)

Podio LEGO® Sumo (tutto italiano)

Sul podio tutto il team ItLUG non ha resistito ed ha cantato l’inno italiano a squarciagola. Anche gli organizzatori non hanno potuto che congratularsi con noi, pubblicando sul sito Facebook della manifestazione una pagina di riconoscimento. Altre foto sono visionabili qui.

Nano Sumo (24 robot iscritti, medaglia d’argento)

Nonostante non si tratti di una competizione tra robot costruiti con mattoncini LEGO®, merita sicuramente una menzione il risultato del Nano Sumo Robot Tixie2.0 che, con una perfetta strategia, riesce a raggiungere la finalissima, per poi cedere soltanto al team messicano.

Con una dimensione di 25x25x25 mm e un peso massimo di 25 g, i Nano Sumo sono i robot più piccoli presenti alla manifestazione: nonostante le loro ridotte dimensioni hanno tutte le caratteristiche dei loro fratelli maggiori nonché particolari obblighi (come la partenza radiocomandata dai giudici). Una vera sfida!

  • 1° Classificato: El Bueno -Messico
  • 2° Classificato: Tixie2.0 – Italia – Famiglia Padovan, Team ItLUG
  • 3° Classificato: George – Repubblica Ceca
  • 4° Classificato: Fred – Repubblica Ceca
Nano Sumo

Nano Sumo

Verso la prossima edizione…

Ancora una volta un’esperienza incredibile e molto emozionante, con tutto il team ItLUG impegnato nelle varie competizione, a fare le file per le qualifiche, a fotografare, a filmare o “solamente” a fare il tifo. Il confronto con gli altri team e l’ambiente multiculturale con tantissimi ragazzi di scuole e università di tutto il mondo lascerà un ricordo indelebile, soprattutto ai nostri ragazzi.

Avendo due titoli da difendere faremo il possibile per partecipare alla prossima edizione… magari con qualche altro “nuovo” membro di ItLUG.