La Collegiata di Sant’Andrea (Empoli)

Durante i primi giorni di febbraio, a Gianluca Cannalire (GianCann) viene in mente un’idea per presentare qualcosa di fortemente legato alla città di Empoli in vista dell’ormai vicinissimo evento Ludicomix Bricks and Kids che si svolgerà, appunto, nel centro storico della città: realizzare un modello in mattoncini LEGO® della Collegiata di Sant’Andrea, da molti conosciuto come “Duomo di Empoli” (benché sia errato identificarla come “Duomo”). L’obiettivo è ambizioso e il tempo stringe… bisogna innanzitutto realizzare un progetto sul CAD (Computer-Aided Design, cioè “progettazione assistita dall’elaboratore”) per avere una stima della fattibilità, poi sarà necessario reperire tutti i pezzi chiedendo aiuto ed impegno da parte di tutto il gruppo degli appassionati LEGO® toscani. Oggi scrivo questo articolo per raccontarvi tutto il processo che ha portato alla realizzazione di questa bella idea.

La realizzazione del progetto è stata curata da Enrico Vannucchi (3dab). Enrico, neo socio ItLUG, vanta 25 anni di esperienza nel mondo del CAD e della modellazione 3D grazie al suo lavoro (responsabile “Tecnica e Stile” presso un’azienda di produzione di complementi di arredo in legno) e grazie alla sua passione per il design e l’architettura è la persona giusta per lavorare su questa progettazione. Molte delle sue MOC, pubblicate sul nostro forum (“Trenitalia Frecciarossa 1000“,”Trenitalia ETR 480 Pendolino“,”Ferrari laFerrari“,”Ferrari Enzo“), coinvolgono lo stile e il design italiano… Non c’è da stupirsi se lui stesso si definisce “Toscano di nascita con l’Italia nel cuore”.

Il lavoro di Enrico inizia con la raccolta di una trentina di foto dell’edificio, da varie angolazioni e con persone vicine per studiarne le proporzioni. Scelta la “scala minifig” 1:50 (che permette di non esagerare con le dimensioni e traduce le dimensioni di un palazzo in proporzioni adeguate alla realtà dei diorami LEGO®), Enrico si basa sull’altezza media delle persone presenti nelle foto raccolte (1,70 m) calcolando le dimensioni e le proporzioni di massima dell’edificio (procedimento che spesso usa sul posto di lavoro).
Le dimensioni in scala sono state successivamente tradotte in stud e in pezzi LEGO®: non sempre questa traduzione è indolore e a volte possono essere necessarie tecniche avanzate di costruzione per rispettare il più possibile le dimensioni reali e i dettagli. Per rendere giustizia alla complessità di questo passaggio sappiate che facciate come quella della Collegiata erano progettate sulla base della “Proporzione Divina” (o “Sezione Aurea“): una dimensione sbagliata fa perdere all’intero aspetto della facciata la “Bellezza Proporzionale”. Lo stesso “Uomo Vitruviano” di Leonardo a Vinci, da sempre un esempio di perfezione, è stato disegnato sulla base della “Proporzione Divina”.
Scelte le dimensioni, Enrico ha scelto white, light bluish gray, dark bluish gray e tan come colori di base.

Il progetto è stato realizzato su LDD (LEGO Digital Designer). Tra le varie difficoltà riscontrate da Enrico, vi segnalo:

  • Riprodurre le decorazioni geometriche come quelle ai lati della porta. Brick con knob, tile e jumper in opportune combinazioni danno vita a quello che vedete.
  • Riprodurre gli archi più fedelmente possibile alla realtà. L’uso di tecniche più complesse, imparate da Enrico grazie alla sua passione per le MOC dei treni, ha risolto brillantemente il problema.
  • Dare movimento ai cornicioni e alle decorazioni della facciata. L’impiego dei jumper, come nei set LEGO® Architecture, ha permesso di risolvere il problema.
  • L’edicola sopra la porta, molto difficile da realizzare rispettando i dettagli a causa delle sue modeste dimensioni reali.
  • Inclinazione del tetto, i travetti nel cornicione e nel sottotetto.

Non siete sbalorditi? Allora sappiate che Enrico ha impiegato poco meno di 3 giorni (o meglio 3 serate) per realizzare l’intero progetto e tutt’oggi non ha mai visto di persona la Collegiata.

Concluso il progetto Enrico ha mandato a me, Nico Mascagni (Zio_Titanok) il file LDD, esperto demolitore di sogni e cinico realista. Senza modificare l’aspetto esteriore del bellissimo progetto di Enrico ho sostituito alcune parti troppo rare, difficoltose da trovare nel minor numero di store BrickLink o troppo costose rispetto a parti più comuni. Successivamente ho sostituito alcuni pezzi poco usati con altri pezzi, già usati nel progetto (un esempio semplice: alcuni brick 2×6 sono stati sostituiti con brick 2×2), abbassando il numero delle referenze necessarie da 202 a 164. Infine, pensando al montaggio e al trasporto, alcune parti sono state riviste: la struttura può essere facilmente “tagliata” orizzontalmente in spezzoni rigidi che si montano e smontano in meno di 5 minuti.
Ottimizzato il progetto, insieme a Gianluca e Tommaso Degl’Innocenti (Bargello) abbiamo steso la lista dei 4515 pezzi necessari, coinvolgendo l’intero gruppi dei soci ItLUG e appassionati toscani: In meno di 10 giorni grazie alle donazioni di pezzi e alle donazioni raccolte, siamo stati in grado di effettuare alcuni ordini su Bricklink (gestiti dall’impareggiabile “ordinatore BL” Gianluca), finché tutti i pezzi sono stati recuperati.

Vista la necessità di avere il modello montato prima dell’evento ho proceduto al montaggio “in solitaria”, assistito dal fedelissimo Super ToscanaBricks intento a sbandierare la bandiera ItLUG.

Per valorizzare tutto il processo e il lavoro di gruppo, ho scattato (dopo alcune prove infruttuose e un paio di giorni di montaggi-smontaggi) 1500 foto in uno studio del tutto amatoriale che hanno dato vita, grazie al fondamentale contributo grafico di Fabio Maiorana (Fabbbbbricks™) , al video stop-motion che potete vedere qua sotto.

La Collegiata di Sant’Andrea di Empoli è il primo lavoro di gruppo degli appassionati toscani. Ha già fatto la sua prima apparizione “pubblica” durante una serata AFOL e in futuro (prossimo!) tutte le persone coinvolte verranno invitate a una serata dedicata al (ri)montaggio di gruppo. Da ieri il progetto è inoltre al centro di alcuni articoli sulla stampa locale e di un comunicato del Comune di Empoli .

Articolo scritto con il contributo di: Gianluca Cannalire ed Enrico Vannucchi.

The Art of the Brick – Amsterdam EXPO

Nathan Sawaya è un artista statuniteste, certificato dal The LEGO Group come “LEGO® Certified Professional” e “LEGO® Master Builder”, conosciuto per le sue sculture tridimensionali e mosaici raffiguranti oggetti della vita quotidiana, opere architettoniche e opere d’arte realizzate in mattoncini LEGO®. Le sue opere sono commissionate da aziende, privati, musei e gallerie di tutto il mondo.

ATTENZIONE: nel seguito sono riportate solo alcune foto (in risoluzione ridotta), se volete vedere tutte le foto scattate da me, potete andare sul mio Flickr.

A metà agosto ho trascorso qualche giorno in Olanda e per caso in una stazione ferroviaria ho notato il poster della mostra principe di Nathan Sawaya: “The Art of the Brick”. Avendo una mattina libera ho deciso di andare a vedere questa mostra per conoscere meglio i lavori di Sawaya visto che eccetto “Yellow!” non conoscevo altri suoi lavori. Curiosità: al momento una versione in scala di “Yellow” è in fase di raccolta voti su LEGO Ideas. Devo essere onesto con voi: non ero convito di uscire dalla mostra soddisfatto perché non sono un amante delle sculture in mattoncini LEGO® e non apprezzo l’uso della colla… NIENTE KRGL nelle vostre MOC!!

La mostra era allestita presso l’Amsterdam EXPO, una struttura che ospita mostre di vario genere (nei mesi precedenti ospitava una mostra sul Titanic). “The Art of the Brick” è contemporaneamente in più città in giro per il mondo &ndash con relativi doppioni delle opere più importanti; immagino che anche le altre mostre abbiano una struttura simile a quella che sto per raccontarvi. Il biglietto d’ingresso era abbastanza elevato per gli adulti (19€) ma c’erano una serie di agevolazioni per studenti, per famiglie… La mostra ha avuto un discreto successo ed è stata prolungata (ad Amsterdam è rimasta da maggio a ottobre/novembre). Inclusa nel prezzo mi è stata data anche un’audio guida che mi ha permesso di ascoltare i commenti di Sawaya ad alcune delle opere esposte. Adulti e bambini hanno tracce diverse; davanti a opere più complesse &ndash da un punto di vista di significato &ndash la traccia per i bambini risulta ovviamente più “leggera” (ho ascoltato un paio di tracce per bambini per fare il confronto).

La mostra inizia con un breve video di presentazione e benvenuto (ne vedete uno “screenshot” nella prima gallery), in cui Sawaya stesso spiega la propria passione e dà qualche anticipazione sulle opere presenti. Viene anche spiegato che la colla è usata non tanto per motivi strutturali ma per motivi di trasporto e montaggio (a voi l’ardua sentenza!). Dopo il video si entra nella prima parte della mostra che raccoglie le riproduzioni di dipinti e sculture. Le riproduzioni sono (quando possibile) realizzate in scala 1:1. Mentre le sculture sono ovviamente in 3D, i dipinti possono essere realizzati in:

  • 2D, con uso di brick e plate che vanno a formare un “piano” (es: Mona Lisa);
  • 3D “soft”, con uso di brick e plate che vanno a formare una serie di strati (es: The Great Wave);
  • 3D “hard”, con uso di brick e plate che formano sfondo e scultura (es: Arrangement in Grey and Black No.1).

Vi assicuro che in foto rendono molto meno che dal vivo: a un metro di distanza si riesce ancora a distinguere i singoli pezzi ma già a un metro e mezzo l’effetto è veramente bello e si potrebbe dire che è davvero un dipinto. Magari qualcuno di voi è stato ad un evento di ItLUG e ha potuto provare la stessa cosa guardando da lontano uno dei nostri grandi mosaici: se non ne conoscete nemmeno uno, fate un salto a vedere questo o questo. A dividere le riproduzioni dei dipinti dalle riproduzioni delle sculture c’è un bellissimo Rosone realizzato con baseplate e plate trasparenti illuminato con un faretto. Come per i “dipinti” anche per le sculture basta allontanarsi un metro e mezzo per confondere reale e copia in mattoncini LEGO®, nonostante le numerose sfaccettature dovute all’uso dei brick.

La mostra prosegue con opere originali di Sawaya divise in tre zone tematiche. Ci si trova subito davanti a “Yellow” che probabilmente è la scultura più conosciuta. Da qui in poi, a mio parere, il livello dell’esposizione è un crescendo non tanto dal punto di vista tecnico/costruttivo ma da un punto di vista di “significato”. In questa parte si incontrano anche una serie di ritratti; ce ne sono anche due delle moglie di Sawaya che mi hanno veramente colpito per il dettaglio e la resa nonostante l’esiguo numero di bricks usati (per esempio Courtney (Red), foto 6). L’ultima parte è veramente la più bella e meritevole. In una ampia sala sono raccolte sculture più mature sulle quali mi sono soffermato più a lungo. Tra le varie sculture ho preferito:

– “My Boy” + “Dark Despair”. Sono posizionate l’una davanti all’altra e trasmettono la sensazione di perdita, di lutto, di angoscia.
– “Hands”. Nella traccia audio Sawaya spiega che la sua più grande paura è quella di perdere lo strumento del suo lavoro, ovvero le mani.
– ”Mask”. Pirandello vi dice niente?

Devo essere onesto con voi: quest’ultima sala non ha niente da invidiare a mostre di scultori “ordinari”. Oltre a un’ottima tecnica è incredibile come con dei mattoncini Sawaya riesca a trasmettere concetti ed emozioni in maniera molto forte… e in quest’ultima sala non c’è bisogno di guardare con l’occhio non AFOL per rimanere colpiti.
La mostra si chiude con un mastodontico dinosauro, una sala giochi e un paio di tavoli di mattoncini sfusi. Lo stesso Sawaya invita il pubblico a fermarsi a questi tavoli a provare a mettere le mani nel cassone pieno di brick e portare quella sensazione di benessere, che si prova costruendo, a casa.

Pur rimanendo abbastanza cara, ho trovato la mostra molto bella. AFOL o non AFOL è difficile rimanere indifferenti e non essere colpiti dalle creazioni mostrate. Le opere sono esposte in un ambiente buio ed emergono grazie a luci sapientemente posizionate. In definitiva vi consiglio, se avete la fortuna di trovarvi vicini ad una sua mostra, di farci un salto: non credo che ve ne pentirete.

SBrick

A metà dello scorso anno su Kickstarter, noto sito web di crowdfunding (ovvero un sito web che permette ai creatori e agli sviluppatori di un progetto di raccogliere fondi da tutti coloro che vogliono dare il loro supporto), ha fatto capolino l’ambizioso progetto The SmartBrick, abbreviato SBrick. Il progetto ha riscosso un notevole successo fin dai primi giorni e viene pubblicizzato da siti cardine della comunità AFOL come Eurobricks.com e Brickset.com. Tra i primi tester dei prototipi vanta nomi conosciuti nel mondo delle MOC Technic come Sariel, Nico71, Sheepo’s Garage. La campagna di raccolta fondi si chiude il con più fondi di quanti richiesti.

Ma facciamo un passo indietro: che cos’è SBrick? SBrick è l’anello di collegamento tra uno smartphone e i motori/luci prodotti dalla LEGO®, come i recenti accessori Power Function (PF) e i più vecchi 9 V (previo l’uso di un opportuno cavo adattatore). Infatti, attraverso il segnale Bluetooth, tramite una applicazione installabile su uno smartphone è possibile controllare le quattro porte dello SBrick a cui possono essere collegati i prodotti LEGO® che si preferisce (motori e/o luci). Inoltre ogni smartphone può controllare fino a 16 SBrick per un totale di 64 porte controllate: qualcuno vuole automatizzare casa per caso?

Con SBrick quindi è possibile evitare la coppia ricevitore (che ha due porte) – telecomando Power Function che usa il segnale infrarosso (segnale molto più sensibile alla luce e con raggio di azione molto più corto) o un mattoncino intelligente, come il NXT o l’EV3 (più costosi e ingombranti) per controllare a distanza le nostre creazioni. Utilizzando un SBrick, per esempio, potremmo pilotare un LEGO® 4×4 Crawler (#41999) utilizzando il nostro smartphone e potremmo scegliere tra una serie “telecomandi virtuali” o usare il nostro smartphone come un joystick (avete presente la Nintendo Wii?).

Passiamo adesso alla mia esperienza con lo SBrick. Ho avuto modo di ordinare il mio SBrick poco dopo lo scorso Natale e nonostante i periodi di festa ho ricevuto il pacco pochi giorni fa (quindi circa 15 giorni di attesa) dalla Romania. Nella busta, oltre al scatola dello SBrick che potete vedere sotto, ho trovato una serie di adesivi di varie forme e dimensioni; inoltre ho ricevuto per email l’invito a unirmi al forum creato appositamente dal team di sviluppo dove vengono pubblicati gli sviluppi del progetto, dell’applicazione per smartphone e vengono raccolti i feedback degli utilizzatori e una serie di link ai video tutorial.

Lo SBrick è relativamente piccolo (all’incirca le dimensioni di un ricevitore PF, ovvero l’equivalente di un mattoncino 4x4x3 come potete vedere nelle foto). Per l’alimentazione necessita di un cavetto per il collegamento al battery box: tale cavo va connesso allo spinotto inferiore dello SBrick. Le quattro porte presenti nella parte superiore servono per il collegamento dei motori (o delle luci). Per il fissaggio dello SBrick possono essere usati alcuni fori per i pin technic su due facce laterali (alcuni di essi sono visibili nella prima immagine) e le cavità per gli stud di un normale brick/plate nella parte inferiore. Pur non avendo la qualità delle connessioni originali LEGO®, entrambe le connessioni funzionano egregiamente, ma non aspettatevi di sentire il “click” inserendo il pin technic! Le connessioni PF sono di fattura migliore: l’unico appunto che può essere fatto è che una volta collegate quattro periferiche è impossibile rimuovere le periferiche della “riga inferiore” senza staccare quella della “riga superiore”, come potete vedere nella seconda immagine. Lo SBrick presenta un LED, acceso nella terza foto sulla faccia frontale che può essere controllato dalla applicazione su smartphone per controllare il corretto funzionamento della connessione Bluetooth.

Scaricata l’applicazione da Google Play (ho uno smartphone Android) sono stato subito pronto a iniziare. Il collegamento smartphone-SBrick è rapido e intuitivo e tramite la pagina di test sono riuscito immediatamente ad accendere e controllare i quattro motori che avevo collegato allo SBrick (due PF-XL e due PF-M) e il LED. Grazie all’aiuto del video tutorial sono stato in grado anche di provare la funzione profili: l’applicazione mette a disposizione una serie di “telecomandi virtuali” realizzati per scopi specifici (per esempio sterzare, accelerare) che richiedono tuttavia (questo è il passaggio più complicato) di indicare all’applicazione quali sono i motori che si intende utilizzare. Ho anche provato la funzione joystick che permette di comandare i motori muovendo il cellulare come se fosse un joystick: pur con qualche difficoltà sono riuscito a provarlo per qualche minuto (sfortunatamente l’applicazione è andata incontro a vari crash). L’applicazione, come ben segnalato dagli sviluppatori, è ancora in fase di sviluppo e presenta ancora qualche bug (è ancora in fase alpha); inoltre per alcuni passaggi risulta poco intuitiva e il video tutorial che mi era arrivato per mail è stato particolarmente utile. In questo video pubblicato dallo staff potrete vedere esattamente tutto questo: il collegamento allo SBrick, il settaggio della applicazione e il movimento di una MOC tramite controllo da cellulare.

Per concludere ho visitato il forum ufficiale, dove è anche possibile fare il proprio ordine previa registrazione e ho notato uno staff molto presente, disponibile ad aiutare e molto attento a tutti i commenti. Al momento l’intero staff è concentrato sullo sviluppo della applicazione per smartphone.

Ecco quindi le mie conclusioni:
1) L’applicazione (per Android) è al momento un po’ acerba ma presenta già grandi potenzialità. Pare che anche per iPhone e Windows Phone la situazione sia simile. Molto carini i “telecomandi virtuali” precaricati. La poca intuitività si “affronta bene” con il video tutorial disponibile.
2) In confronto al ricevitore IR della linea Power Funciont, lo SBrick presenta, a parità di spazio occupato, il doppio delle porte usabili e il segnale Bluetooth permette di posizionare lo SBrick in punti più profondi e nascosti dei set/MOC senza rischiare di interferire con il segnale, contrariamente a quanto avveniva con il segnale infrarosso del ricevitore IR-PF.
3) Sono riuscito a controllare stabilmente il mio SBrick fino a 20 metri di distanza: superata questa distanza gli ostacoli hanno iniziato a farsi sentire. Non sono quindi arrivato ai 100 metri teorici raggiungibili con il segnale bluetooth. Credo che 100 metri vada intedo come “situazione ideale” e “limite massimo” e che in una situazione “reale” una distanza di 20-30 metri sia più credibile. Sull’argomento farò altri test, magari in più opportune location.
4) Lo SBrick è meno ingombrante e meno costoso di un NXT/EV3 e lo staff promette, in futuro, di introdurre la possibilità di programmare lo SBrick in modo simile a come può essere fatto con l’NXT/EV3 (ovvero verrà introdotta la possibilità di programmare lo SBrick per fargli eseguire semplici serie di istruzioni).
5) Parlando della qualità delle connessioni con pezzi LEGO®, mi ritengo abbastanza soddisfatto.
6) Attenzione ad avere un cavetto per il collegamento battery box-SBrick (#8871)!
7) Controllate che il vostro smartphone sia compatibile con l’applicazione, sia per quanto riguarda il sistema operativo (nel caso Android almeno 4.4.4) e supporti Bluetooth 4.0. Nel dubbio, chiedete allo staff!

Quindi, consiglio o non consiglio l’acquisto? Assolutamente sì! Se vi piace movimentare le vostre MOC con dei motori/luci (non mi riferisco solo agli amanti del Technic, ma anche ai trenisti, a tutti coloro che movimentano i propri diorami…) e volete controllare il tutto tramite smartphone lo SBrick potrebbe essere il prodotto giusto per voi. Occhio ai requisiti del vostro smartphone e abbiate pazienza per l’applicazione ancora un po’ acerba. Se poi non vi fidate di me, vi consiglio la recensione fatta da Sariel su un prototipo di qualche mese fa.

Per maggiori informazioni e dettagli tecnici invece vi consiglio di dare un’occhiata alla pagina Wiki ufficiale creata dallo staff.

Avete dubbi, consigli, domande o volete condividere la vostra esperienza? Venite sul nostro forum a parlarne nell’apposita discussione!