Non potevo esimermi dal dire qualcosa su questo set, dopo averlo finalmente montato! Vi risparmio la pappardella sul perché per me questo edificio significhi molto e su come io ci abbia già dedicato tre MOC nella corso degli anni… ho già dato!
Dati principali
- Nome: Firehouse Headquarters
- Numero set: 75827
- Numero pezzi: 4634
- Minifig: 9
- Età: 16+
- Prezzo: 359 EUR
- Disponibilità: gennaio 2016
4634 pezzi, il terzo set più grande mai prodotto da LEGO® e sicuramente il set più grande che io abbia mai costruito.
Avevo resistito alla tentazione di guardarlo in dettaglio prima, per non “rovinarmi” il processo costruttivo, ma chiaramente alcune cose mi avevano colpito a prima vista.
Prima di tutto le proporzioni: “sbagliate” rispetto all’edificio reale (prendendo l’altezza come metro di paragone, dovrebbe essere più profondo e più largo), ma comprensibili dal punto di vista commerciale.
Poi il colore. L’edificio, nel primo film è marrone (prima che venga acquistato dagli Acchiappafantasmi) e in seguito alle sistemazioni diventa grigio scuro. Nel secondo film invece è color mattone, com’è tutt’ora (la produzione non aveva avuto il tempo di modificarlo come invece avevano fatto nel primo film). Il colore LEGO che più si avvicina al mattone è il dark orange, qui invece è stato scelto il dark red. Anche questa è una scelta che comprendo per un set; evidentemente non esistono in dark orange tutti i pezzi che sarebbero serviti. Lo stesso discorso probabilmente è valido per i muri interni del piano terra: le parti in dark green dovrebbero essere in sand green. Per la sezione inferiore dell’esterno invece il grigio chiaro è una buona scelta (il colore originale è una specie di bianco sporco… anche perché è realmente sporco, dettaglio che viene reso utilizzando in alcuni punti il brick mattonato).
Altra cosa che salta subito all’occhio è la scala del set, è scala minifig… letteralmente scala minifig, a differenza di quella leggermente più piccola usata normalmente. Questo significa che il risultato estetico di questo set all’interno di un diorama, magari di fianco a un modulare, non è il massimo perché è troppo grosso in proporzione. La caserma invece dovrebbe essere un edificio relativamente piccolo. (Starebbe invece bene vicino ai grattacieli del nostro socio Marco Cancellieri, magari!) Questa è una scelta decisamente interessante per un set, ma la motivazione immagino semplicemente sia che facendolo nella solita scala non ci sarebbe stato modo di farci stare degli interni decenti (gli interni dei film sono stati girati in un’altra caserma, a Los Angeles, molto più profonda di questa e con quindi molto più spazio) e non ci sarebbe potuta entrare la Ecto-1.
Poi si nota subito il metodo scelto per fare i mattoni e i bordi grigi scalati delle finestre. I metodi a disposizione, a grandi linee, potevano essere sostanzialmente quattro: questo utilizzato (mattoncini normali e tile snottati per fare il grigio), una variante di questo con i mattoncini mattonati invece di quelli normali (bella, ma gli angoli sarebbero inguardabili), tutto con tile snottati (un po’ eccessivo e poi i mattoni veri sono più piccoli delle parti grigie) oppure plate per i mattoni e mattoncini normali per le parti grigie (come ho fatto io nella mia ultima MOC)… secondo me quest’ultima è l’opzione con il risultato più realistico, ma avrebbe probabilmente portato il set ad avere un costo folle. Quindi ottima scelta, comunque molto efficace.
Ultima cosa… i lati “nascosti”. Si è optato per una replica dei lato “esposto”, per il lato lungo, e per un retro decisamente inguardabile. Nella realtà entrambe le pareti sono semplicemente costruite con mattoni marroni (non sono pensate per essere “viste” essendo vicine ad altri edifici). Scelta prevedibile quella del lato lungo (non si poteva fare “brutto”), meno prevedibile invece quella del retro che è proprio brutto!
Detto questo, passiamo alla costruzione vera e propria del set.
Costruzione
La scatola (enorme!), decorata con le caratteristiche strisce nere e gialle delle trappole dei film, include 18 sacchetti numerati e due ulteriori scatole bianche che includono a loro volta 11 + 11 sacchetti numerati da 1 a 14 più due sacchetti senza numeri, una baseplate 32×32 DBG, una baseplate 32×16 DBG, due plate reddish brown 6×16, un “palo” e due fogli di adesivi: uno classico e uno con gli adesivi a specchio. Oltre naturalmente al librone delle istruzioni.
Si parte con la costruzione del piano terra. Per i marciapiadi troviamo la classica pavimentazione a tile e da lodare ci sono gli ottimi paracarri gialli e il portone di ingresso con tanto di porticina pedonale. Il portone però si apre verso l’interno, mentre dovrebbe aprirsi verso l’esterno (lintralcio probabilmente è l’arco interno).
Nel secondo step si costruisce una piccola unità di contenimento sotto le scale. Chiaramente il suo posizionamento qui è una licenza poetica, visto che dovrebbe essere nel sotterraneo. Ma a meno di fare un set con il piano stradale rialzato, non avrei visto altri metodi per inserirla…
La scrivania di Janine include una tecnica di costruzione che credevo fosse considerata illegale (devo essere rimasto indietro)! Un panel viene infatti infilato tra gli stud di un plate (come nei cavalli del castello giallo, per capirci). Ottimo l’effetto legno sulla parte dietro l’ufficio di Venkman e molto belli i tile stampati con i giornali. C’è una curiosa commistione di pezzi stampati e adesivi in questo set, probabilmente stampare tutto avrebbe alzato ulteriormente il prezzo.
Si inizia anche a costruire la parete laterale che si apre, in due parti, per poter permettere l’accesso agli interni e la loro giocabilità. E non si può fare a meno di notare che quando il set è chiuso al piano terra gli interni non hanno molto senso perché la colonna delle scale finisce contro la scrivania di Janine e parte dell’ufficio di Venkman finisce sotto le scale contro il dispositivo di stoccaggio.
Tra il piano terra e il primo piano (e poi anche tra i piani successivi) c’è una struttura in pezzi Technic che ha il duplice scopo di fornire sostegno al set e ai lampadari.
Quando inizio il primo piano, allo step 5, ho la simpatica sorpresa di trovarmi un plate 2×16 piegato. Ma questo poco c’entra con la recensione, per fortuna, per quanto sia davvero curioso trovare un pezzo rovinato in questo modo in una scatola perfetta.
Inizia in questo step l’unica parte noiosa della costruzione: il posizionamento dei tile 1×1 e 1×2 snottati attorno alle finestre. Soprattutto gli 1×1 che per ovvi motivi richiedono più attenzione per essere applicati dritti. Di buono c’è che l’azione ripetitiva è diluita su sostanzialmente tutto il resto della costruzione e quindi non risulta nemmeno particolarmente pesante.
Al primo piano inizia anche la costruzione di mobili ed elettrodomestici (c’era qualcosa anche al piano terra, ma era minimale). La cucina è veramente fantastica… con tanto di caraffa del caffè, scatola di cereali (stampata), lattine (con la parte superiore stampata) e persino… dei Tupperware! C’è poi un cabinato da sala giochi, la camera da letto… e il bagno, davvero molto realistico! Non sono un grande fan delle sedie appoggiate, invece; appena si sposta minimamente la caserma cadono finendo da tutte le parti.
Al secondo piano troviamo invece un locale unico con il biliardo (davvero bello!) e il laboratorio con tutti i computer e le apparecchiature scientifiche. Abbiamo anche la camera oscura vista nel secondo film (da notare le finestre “oscurate” con i vetri bianchi che hanno debuttato poco tempo fa – stampati – nel TARDIS) con altri pezzi appoggiati e che quindi perderò subito. Una cosa che manca è il muro che separi questa camera dalla stanza più grande… va “immaginato” (lo stesso al primo piano, non c’è separazione tra camera da letto e bagno). Questo di nuovo evidenzia il fatto che gli interni non siano da essere considerati a set chiuso, ma soltanto a set aperto.
C’è un solo palo da pompiere per calarsi al piano terra velocemente (dovrebbero essere, se non sbaglio, almeno sei), ma il problema era sicuramente il solito: la mancanza di spazio. Questo palo funziona davvero bene e l’idea di usare il palo a spirale è davvero ottima.
Infine il tetto. Anche questo appoggiato sul suo sostegno Technic ed è abbastanza semplice. Il muretto laterale tende ad alzarsi e non restare sempre ben aderente alla base (problema di cui soffre anche la mia MOC, probabilmente dovuto allo strato multiplo di plate).
Le minifig. Egon, Ray e Winston sono quasi gli stessi della Ecto-1 (minime differenze nei torsi e con il logo anche sul braccio, per fortuna. E Winston ha i capelli di Finn). Peter invece è appena stato… ehm… “slimed”, quindi è sporco. Bellissime le minifig di Dana in versione Guardia di Porta e di Louis in versione Mastro di Chiavi. E anche Janine dal primo film è perfetta (posso mandare in pensione la mia custom, mi resterà solo Walter Peck). Belle ma non necessarie le altre due e i fantasmi (tranne Slimer, ovviamente!).
Le istruzioni sono un librone orizzontale di 420 pagine (!) con 600 step. E con lo sfondo delle pagine nero, il che rende a volte difficoltosa la lettura. I nuovi pezzi vengono comunque evidenziati in ogni passo con un bordo giallo, per semplificare la costruzione. All’inizio del librone viene raccontata la storia del primo film e si spiega il ruolo della caserma, sempre nel primo film. Il tutto accompagnato da qualche vecchia foto promozionale.
Possiamo infine rispondere alla fatidica domanda: Ci sta la Ecto-1? La risposta è… sì e no. Sì se si leva la scrivania di Janine, no se non si leva nulla. Questo deriva dai due fattori già citati: l’edificio in proporzione dovrebbe essere più lungo e gli interni reali comunque erano di un altro edificio ancora più lungo. La scala dell’auto è comunque corretta ed entra senza problemi dal portone.
Per quanto riguarda i pezzi… ovviamente questo set è una manna dal cielo. Tantissimo dark red, tanto dark green, tanto tan e tanto grigio. Ma non so se possa convenire economicamente comprare questo set appositamente per smistarlo.
Per quanto riguarda i pezzi nuovi m’è subito saltato all’occhio il Panel 1 x 2 x 1 with Rounded Corners and 2 Sides grigio, il Panel 1 x 6 x 5 Corrugated sul portone e le bellissime porte degli armadi delle tute: Door 1 x 4 x 6 with Three Panes and Stud Handle with Reddish Brown Glass.
In totale ho impiegato (in due sessioni) ben sette ore a costruire il set. Per me decisamente un record.
Ho ovviamente notato diverse somiglianze con la mia MOC, nonostante la differenza di scala, ma mi pare naturale essendo un edificio reale. I vari stipiti, il modo in cui sono sfasate le finestre, il semaforo, i capitelli… Sono dettagli, ma danno una certa soddisfazione!
Giudizio finale
Pezzi (PARTS): Ottimi pezzi in bei colori e grandi quantità. Ci sono anche degli adesivi, è vero, ma il lato positivo è che li si può usare su qualsiasi pezzo per le proprie MOC. Sicuramente comprerò un altro foglietto. 10/10
Personaggi (MINIFIG): Bellissime Dana, Louis e Janine, oltre alle versioni migliorate dei quattro Acchiappafantasmi. 10/10
Design (DESIGN): Le numerose scelte che portano il set ad avere numerose differenze rispetto all’edificio reale sono comprensibili e condividibili. 10/10
Giocabilità (PLAYABILITY): Ci gioco io con questa, figuriamoci un bambino. 10/10
Processo costruttivo (BUILD): molto divertente, con l’unica parte noiosa “spalmata” su diverse ore di costruzione e mescolata con il resto. 10/10
Prezzo (PRICE): Molto alto per un set, ma se guardiamo la media per pezzo (0,079) non è poi nemmeno così terribile. 9/10
Valutazione generale (OVERALL): Da non perdere se siete fan di Ghostbusters (ovviamente), ma anche se non lo siete perché è un edificio davvero bellissimo. 10/10
Dettagli e curiosità
- Da parte al portone c’è una targhetta sola. È corretto. Oggi ce ne sono due, ma la seconda è in memoria di un pompiere della caserma morto l’11 settembre (Vincent G. Halloran). Chiaramente negli anni 80 era solo una (dedicata a un altro pompiere morto durante il servizio, William D. Prange).
- Il portone riprodotto è quello del primo film. In realtà non è mai stato il vero portone della caserma, ma un’aggiunta fatta apposta per il primo film.
- Su un adesivo si può leggere “R.I.P. H.R.”, in omaggio a Harold Ramis (e poco più in là, sullo stesso adesivo, la firma del designer Marcos Bessa… che sta partecipando in questi giorni nella versione danese di Got Talent, come cantante. Giuro! Egrave; pure bravo!)
- C’è una mappa appesa a un muro (un adesivo) con un dettaglio di Manhattan (Tribeca) in cui è indicata la posizione reale della caserma.
- Sulla facciata sono presenti 4 tile round 1×1 con delle stelle. In realtà questi nel primo film erano stati coperti e non erano visibili (a differenza di quelli laterali), si può vedere nella seconda foto della caserma reale più in alto. Nel secondo film, per i motivi detti prima, si vedono anche questi.
- Sempre sulla facciata ci sono due luci. Anche queste non c’erano all’epoca del primo film (ma appaiono nel secondo).
Brevissima storia della caserma.
La caserma Hook and Ladder 8 (14 North Moore Street, New York) è stata costruita nel 1904 e originariamente era larga il doppio di quanto sia ora, con due portoni per permettere il passaggio di due camion (carri, allora). Nel 1915 la via che affianca il lato lungo (Varick Street) fu allargata per connetterla alla Settima Avenue e quindi metà caserma fu abbattuta e la metà rimanente spostata a est per lasciar spazio alla strada allargata. Da allora è rimasta sostanzialmente invariata. La caserma è ancora attiva e al momento è chiusa per ristrutturazione. Una delle mie MOC future? La versione originale doppia, naturalmente!
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