Ricreare il set 10182 – Cafè Corner attraverso Bricklink

[Riceviamo questo articolo dal socio Sandro Damiano (@sdrnet). Questa guida, scritta prendendo come esempio il set 10182, può essere seguita anche per tutti gli altri set che state cercando di ricostruire utilizzando il sito Bricklink.com.]

Ho finalmente trovato il tempo per scrivere una guida per ricostruire il famoso 10182 Cafè Corner da zero, utilizzando unicamente pezzi sfusi ordinati attraverso il sito Bricklink.com, punto di riferimento per gli AFOL di tutto il mondo. Il Cafè Corner fu prodotto nel 2007 e fu il primo vero modulare ideato dal LEGO Designer Jamie Berard. Fin da subito ha avuto un grande successo ed ha dato il via ad una vera e propria moda: oggi la linea dei “modulari” è uno dei temi City/Creator più richiesti. Non avendo arredamento interno (l’unico modulare, insieme al Market Street, a non averne) si presta benissimo ad essere personalizzato: in rete si trovano decine di interpretazioni realizzate da AFOL. 

Sono uscito dalla mia “dark-age” alla fine del 2010 ed il Cafè Corner mi era scappato. Essendo diventato raro e molto ricercato dai collezionisti, dopo due anni di esperienza maturata nel mondo LEGO decisi di ricostruirlo utilizzando Bricklink. Ecco come ho fatto!

Primo passo: create un account su Bricklink.com (se ancora non l’avete fatto). Per vedere l’inventario dei pezzi cercate il codice del set, aprite la pagina dedicata e selezionate la scheda “Set Inventory” (oppure potete aprire direttamente questo link): 2044 pezzi (in 256 lotti) e 3 minifig. La cosa migliore da fare è quella di crearsi la propria “Wanted List”, ovvero la lista della spesa dei pezzi che serviranno per la realizzazione del set: questo è possibile utilizzando la scheda “Wanted, Part Set”, come vedete nell’immagine qui sotto.

  • Inserite il codice 10182;
  • Inserite il nome della vostra lista della spesa (ad esempio “Cafè Corner”);
  • Togliete il segno di spunta su “Include Instructions”. Le istruzioni originali costano care e sono difficili da trovare: potete facilmente scaricarle dal web. Se volete anche le istruzioni cartacee invece lasciate il segno di spunta;
  • Impostate “Wanted In” in “New” (per indicare di volere solamente pezzi nuovi.. non vorrete mica costruire con pezzi vecchi giusto??);
  • Ricordatevi di mettere un segno di spunta sulla voce “Set My Minimum Desired Qty for each Item to Qty of Items in Inventory”, in modo da impostare le giuste quantità di pezzi necessari.
  • Cliccate poi sul pulsante in fondo pagina “Submit for Edit”.

rifare-CC (7)

La successiva lista riepiloga tutti i pezzi e se volete da qui potete eliminare i pezzi che siete sicuri di avere facendo un check sulle caselle “Delete”. A fondo pagina troverete anche le “Alternates Parts” (come vedete nell’immagine qui sotto), ovvero le parti che possono essere sostituite con pezzi simili (quasi identici) prodotti più recentemente (attenzione: i codici sono diversi!): leggete i miei consigli sui pezzi più difficili da recuperare più avanti se volete approfondire. Cliccate infine su “Verify Items” ed infine su “Upload Items”. Avete creato la nuova Wanted List: adesso avete la lista completa caricata sul vostro profilo Bricklink con tutte le tipologie di pezzi con i colori e le quantità giuste per ricreare il set (la potete trovare nella scheda “Wanted, My Wanted List”). Suggerimento: se selezionate dal menù a tendina la vostra Wanted List nella pagina “Wanted, My Wanted List” ed usate i pulsanti “Show All” potrete avere un elenco completo dei pezzi.. che vi consiglio di stampare!

rifare-CC (8)

 

Inizia ora il lavoro “certosino”: controllare quale di questi pezzi avete già in casa e piano piano comprare quello che vi manca. Tenete sempre aggiornata la Wanted List (sempre da “Wanted, My Wanted List”) e la lista stampata andando a modificare le quantità di pezzi che ancora vi mancano. Trovare tutti i pezzi non è assolutamente facile e vi scontrerete con la dura realtà: ci sono diverse tipologie di pezzi molto rare, molto costose e difficili da trovare. Ricordatevi che potete, partendo dalla “Wanted, My Wanted List”, vedere in quali negozi trovare il pezzo che cercate, oppure, se state comprando da un negozio, potete far uso del tasto “Show All Items this store has on my Wanted List” per vedere quali pezzi della Wanted List sono a disposizione nel negozio.  Di seguito la lista dei pezzi più difficili da trovare con qualche suggerimento adatto a chi non punta a ricostruire il set fedelmente al 100%.

  1. Black Door 1 x 4 x 5 Right with 6 Panes (73312): se non volete spendere almeno 25€ per una piccola porta di plastica potete cercare su Bricklink porte della stessa misura ma con apertura a destra oppure potete creare una porta voi con altri pezzi;
  2. Black Door Frame 1 x 4 x 6 Type 1 (30179): potete sostituirlo con il Type 2 (60596);
  3. Dark Blue Brick, Arch 1 x 5 x 4 – Continuous Bow (2339): potete sostituirlo con quello in colore marrone (viene usato solamente per le scale interne e non è visibile dall’esterno);
  4. Dark Blue Brick, Arch 1 x 8 x 2 (3308): nel 2012 questo pezzo costava 37€, adesso fortunatamente, si trova intorno ai 7 euro.
  5. Dark Blue Support 1 x 1 x 6 Solid Pillar (43888): potete sostituirlo con quello in colore marrone o grigio scuro;
  6. Dark Red Slope 75 2 x 1 x 3 – Hollow Stud (4460b): poiché ne servono 36, cercate di acquistarli dal negozio che ha il prezzo più basso (circa 1/1,20 € a pezzo)… consolatevi che in passato costava molto di più;
  7. Green Baseplate 16 x 32 (3857): sostituiteli senza indugio con una nuova baseplate 32 x 32;
  8. Light Bluish Gray Container, Trash Can with 2 Cover Holders (2439): potete sostituirlo con quello in colore Green o Dark Bluish Gray;
  9. Light Bluish Gray Door 1 x 4 x 5 Right with Trans-Clear Glass (73435c01): può arrivare a costare oltre 100 euro. Potete sostituirlo con un’altra vecchia porta delle stesse dimensioni (ad esempio la 73435c04);
  10. Light Bluish Gray Turnable 2 x 2 Plate, Base (3680): non vale la pena spendere i soldi per questi pezzi, prendeteli di colore nero o bianco;
  11. Tan Brick Arch 1 x 6 (3455): potete sostituirlo con il nuovo modello (92950);
  12. Tan Slope, Inverted 33 x 2 without Connections between Studs (3747a): potete sostituirlo con il nuovo modello (3747b).
  13. White Lamp Post, 2 x 2 x 7 with 6 Base Flutes (2039): potete eventualmente sostituirlo con la versione nera più facile da trovare (al momento);
  14. White Minifig, Utensil Ski with Hinge (6120): quasi introvabile e molto caro, può essere sostituito con il pezzo 99774 che non è però perfettamente identico;
  15. White Panel 1 x 2 x 3 – Hollow Studs (2362b): praticamente introvabile, potete sostituirlo con il nuovo modello (87544);
  16. Tan Slope, Inverted 33 x 2 without Connections between Studs (3747a): potete sostituirlo con il nuovo modello (3747b);
  17. White Window 2 x 4 x 3 Frame (4132): praticamente introvabile, potete sostituirlo con il 60598;
  18. Window 2 x 4 x 3 Pane (4133): queste antine si trovano ancora ma bisogna necessariamente accoppiarle alla finestra 4132. Se prendete le nuove finestre 60598 bisogna anche prendere per ognuna di loro due antine bianche 60608.

Avete lanciato gli ordini in vari negozi? Avete ordinato tutti i pezzi? Ora come fate a costruire questo set? Semplice, andate a scaricarvi le istruzioni: Volume 1Volume 2. Ricordatevi, se avete scelto pezzi “alternativi”, di sostituire i pezzi originali con quelli che avete! Rispetto al periodo in cui decisi di rifarlo (era l’anno 2012) ora le possibilità per ricostruirlo sono più ampie e, in un certo senso, è “più facile”. Paradossalmente, anche se è passato più tempo, molti dei pezzi rari sono diventati più comuni: mi riferisco per esempio ai pezzi in Dark Blue. Purtroppo per altre parti non è così e sarà dura avere tutti i pezzi originali (se non impossibile). Ci sono molti tile di vari colori e altrettanti brick che faranno lievitare il prezzo: non abbattetevi e fate una buona ricerca fino ad ottenere il miglior compromesso. Per costruire “la mia versione” ho speso circa 300€. Consiglio: per chi non vuole ricostruire tutto fedelmente: non diventate matti cercando di avere il pezzo esatto ed usate delle alternative che vi faranno risparmiare e vi permetteranno di ottenere un risultato che si avvicina al 95% del set originale! Spenderete sicuramente meno che comprare il set MISB, pur non avendo certo lo stesso set, ma almeno potrete avere un edificio molto bello e simile all’originale (servirà un occhio molto attento per notare le differenze rispetto all’originale).

Provateci, non resterete delusi e alla fine vedrete che ne sarà valsa la pena. Quindi non mi resta che augurarvi buona fortuna per questa avventura ed invitarvi sul forum in caso di domande e/o perplessità.

PS: altrimenti se siete pazienti potete sempre provare ad aspettare una possibile riedizione..Buona fortuna!

Recensione 75827 – Caserma di Ghostbusters (Firehouse Headquarters)

Non potevo esimermi dal dire qualcosa su questo set, dopo averlo finalmente montato! Vi risparmio la pappardella sul perché per me questo edificio significhi molto e su come io ci abbia già dedicato tre MOC nella corso degli anni… ho già dato!

Dati principali

La scatola.

La scatola.

  • Nome: Firehouse Headquarters
  • Numero set: 75827
  • Numero pezzi: 4634
  • Minifig: 9
  • Età: 16+
  • Prezzo: 359 EUR
  • Disponibilità: gennaio 2016

4634 pezzi, il terzo set più grande mai prodotto da LEGO® e sicuramente il set più grande che io abbia mai costruito.

Avevo resistito alla tentazione di guardarlo in dettaglio prima, per non “rovinarmi” il processo costruttivo, ma chiaramente alcune cose mi avevano colpito a prima vista.

Prima di tutto le proporzioni: “sbagliate” rispetto all’edificio reale (prendendo l’altezza come metro di paragone, dovrebbe essere più profondo e più largo), ma comprensibili dal punto di vista commerciale.

Poi il colore. L’edificio, nel primo film è marrone (prima che venga acquistato dagli Acchiappafantasmi) e in seguito alle sistemazioni diventa grigio scuro. Nel secondo film invece è color mattone, com’è tutt’ora (la produzione non aveva avuto il tempo di modificarlo come invece avevano fatto nel primo film). Il colore LEGO che più si avvicina al mattone è il dark orange, qui invece è stato scelto il dark red. Anche questa è una scelta che comprendo per un set; evidentemente non esistono in dark orange tutti i pezzi che sarebbero serviti. Lo stesso discorso probabilmente è valido per i muri interni del piano terra: le parti in dark green dovrebbero essere in sand green. Per la sezione inferiore dell’esterno invece il grigio chiaro è una buona scelta (il colore originale è una specie di bianco sporco… anche perché è realmente sporco, dettaglio che viene reso utilizzando in alcuni punti il brick mattonato).

Altra cosa che salta subito all’occhio è la scala del set, è scala minifig… letteralmente scala minifig, a differenza di quella leggermente più piccola usata normalmente. Questo significa che il risultato estetico di questo set all’interno di un diorama, magari di fianco a un modulare, non è il massimo perché è troppo grosso in proporzione. La caserma invece dovrebbe essere un edificio relativamente piccolo. (Starebbe invece bene vicino ai grattacieli del nostro socio Marco Cancellieri, magari!) Questa è una scelta decisamente interessante per un set, ma la motivazione immagino semplicemente sia che facendolo nella solita scala non ci sarebbe stato modo di farci stare degli interni decenti (gli interni dei film sono stati girati in un’altra caserma, a Los Angeles, molto più profonda di questa e con quindi molto più spazio) e non ci sarebbe potuta entrare la Ecto-1.

Poi si nota subito il metodo scelto per fare i mattoni e i bordi grigi scalati delle finestre. I metodi a disposizione, a grandi linee, potevano essere sostanzialmente quattro: questo utilizzato (mattoncini normali e tile snottati per fare il grigio), una variante di questo con i mattoncini mattonati invece di quelli normali (bella, ma gli angoli sarebbero inguardabili), tutto con tile snottati (un po’ eccessivo e poi i mattoni veri sono più piccoli delle parti grigie) oppure plate per i mattoni e mattoncini normali per le parti grigie (come ho fatto io nella mia ultima MOC)… secondo me quest’ultima è l’opzione con il risultato più realistico, ma avrebbe probabilmente portato il set ad avere un costo folle. Quindi ottima scelta, comunque molto efficace.

Ultima cosa… i lati “nascosti”. Si è optato per una replica dei lato “esposto”, per il lato lungo, e per un retro decisamente inguardabile. Nella realtà entrambe le pareti sono semplicemente costruite con mattoni marroni (non sono pensate per essere “viste” essendo vicine ad altri edifici). Scelta prevedibile quella del lato lungo (non si poteva fare “brutto”), meno prevedibile invece quella del retro che è proprio brutto!

Detto questo, passiamo alla costruzione vera e propria del set.

Il contenuto della scatola.

Il contenuto della scatola.

Costruzione

La scatola (enorme!), decorata con le caratteristiche strisce nere e gialle delle trappole dei film, include 18 sacchetti numerati e due ulteriori scatole bianche che includono a loro volta 11 + 11 sacchetti numerati da 1 a 14 più due sacchetti senza numeri, una baseplate 32×32 DBG, una baseplate 32×16 DBG, due plate reddish brown 6×16, un “palo” e due fogli di adesivi: uno classico e uno con gli adesivi a specchio. Oltre naturalmente al librone delle istruzioni.

Si parte con la costruzione del piano terra. Per i marciapiadi troviamo la classica pavimentazione a tile e da lodare ci sono gli ottimi paracarri gialli e il portone di ingresso con tanto di porticina pedonale. Il portone però si apre verso l’interno, mentre dovrebbe aprirsi verso l’esterno (lintralcio probabilmente è l’arco interno).

Nel secondo step si costruisce una piccola unità di contenimento sotto le scale. Chiaramente il suo posizionamento qui è una licenza poetica, visto che dovrebbe essere nel sotterraneo. Ma a meno di fare un set con il piano stradale rialzato, non avrei visto altri metodi per inserirla…

L'unità di contenimento.

L’unità di contenimento.

La scrivania di Janine include una tecnica di costruzione che credevo fosse considerata illegale (devo essere rimasto indietro)! Un panel viene infatti infilato tra gli stud di un plate (come nei cavalli del castello giallo, per capirci). Ottimo l’effetto legno sulla parte dietro l’ufficio di Venkman e molto belli i tile stampati con i giornali. C’è una curiosa commistione di pezzi stampati e adesivi in questo set, probabilmente stampare tutto avrebbe alzato ulteriormente il prezzo.

Si inizia anche a costruire la parete laterale che si apre, in due parti, per poter permettere l’accesso agli interni e la loro giocabilità. E non si può fare a meno di notare che quando il set è chiuso al piano terra gli interni non hanno molto senso perché la colonna delle scale finisce contro la scrivania di Janine e parte dell’ufficio di Venkman finisce sotto le scale contro il dispositivo di stoccaggio.

Tra il piano terra e il primo piano (e poi anche tra i piani successivi) c’è una struttura in pezzi Technic che ha il duplice scopo di fornire sostegno al set e ai lampadari.

Quando inizio il primo piano, allo step 5, ho la simpatica sorpresa di trovarmi un plate 2×16 piegato. Ma questo poco c’entra con la recensione, per fortuna, per quanto sia davvero curioso trovare un pezzo rovinato in questo modo in una scatola perfetta.

Inizia in questo step l’unica parte noiosa della costruzione: il posizionamento dei tile 1×1 e 1×2 snottati attorno alle finestre. Soprattutto gli 1×1 che per ovvi motivi richiedono più attenzione per essere applicati dritti. Di buono c’è che l’azione ripetitiva è diluita su sostanzialmente tutto il resto della costruzione e quindi non risulta nemmeno particolarmente pesante.

Al primo piano inizia anche la costruzione di mobili ed elettrodomestici (c’era qualcosa anche al piano terra, ma era minimale). La cucina è veramente fantastica… con tanto di caraffa del caffè, scatola di cereali (stampata), lattine (con la parte superiore stampata) e persino… dei Tupperware! C’è poi un cabinato da sala giochi, la camera da letto… e il bagno, davvero molto realistico! Non sono un grande fan delle sedie appoggiate, invece; appena si sposta minimamente la caserma cadono finendo da tutte le parti.

Il bagno.

Il bagno.

Al secondo piano troviamo invece un locale unico con il biliardo (davvero bello!) e il laboratorio con tutti i computer e le apparecchiature scientifiche. Abbiamo anche la camera oscura vista nel secondo film (da notare le finestre “oscurate” con i vetri bianchi che hanno debuttato poco tempo fa – stampati – nel TARDIS) con altri pezzi appoggiati e che quindi perderò subito. Una cosa che manca è il muro che separi questa camera dalla stanza più grande… va “immaginato” (lo stesso al primo piano, non c’è separazione tra camera da letto e bagno). Questo di nuovo evidenzia il fatto che gli interni non siano da essere considerati a set chiuso, ma soltanto a set aperto.

C’è un solo palo da pompiere per calarsi al piano terra velocemente (dovrebbero essere, se non sbaglio, almeno sei), ma il problema era sicuramente il solito: la mancanza di spazio. Questo palo funziona davvero bene e l’idea di usare il palo a spirale è davvero ottima.

Infine il tetto. Anche questo appoggiato sul suo sostegno Technic ed è abbastanza semplice. Il muretto laterale tende ad alzarsi e non restare sempre ben aderente alla base (problema di cui soffre anche la mia MOC, probabilmente dovuto allo strato multiplo di plate).

Le minifig. Egon, Ray e Winston sono quasi gli stessi della Ecto-1 (minime differenze nei torsi e con il logo anche sul braccio, per fortuna. E Winston ha i capelli di Finn). Peter invece è appena stato… ehm… “slimed”, quindi è sporco. Bellissime le minifig di Dana in versione Guardia di Porta e di Louis in versione Mastro di Chiavi. E anche Janine dal primo film è perfetta (posso mandare in pensione la mia custom, mi resterà solo Walter Peck). Belle ma non necessarie le altre due e i fantasmi (tranne Slimer, ovviamente!).

Louis e Dana.

Louis e Dana.

Le istruzioni sono un librone orizzontale di 420 pagine (!) con 600 step. E con lo sfondo delle pagine nero, il che rende a volte difficoltosa la lettura. I nuovi pezzi vengono comunque evidenziati in ogni passo con un bordo giallo, per semplificare la costruzione. All’inizio del librone viene raccontata la storia del primo film e si spiega il ruolo della caserma, sempre nel primo film. Il tutto accompagnato da qualche vecchia foto promozionale.

Possiamo infine rispondere alla fatidica domanda: Ci sta la Ecto-1? La risposta è… sì e no. Sì se si leva la scrivania di Janine, no se non si leva nulla. Questo deriva dai due fattori già citati: l’edificio in proporzione dovrebbe essere più lungo e gli interni reali comunque erano di un altro edificio ancora più lungo. La scala dell’auto è comunque corretta ed entra senza problemi dal portone.

Per quanto riguarda i pezzi… ovviamente questo set è una manna dal cielo. Tantissimo dark red, tanto dark green, tanto tan e tanto grigio. Ma non so se possa convenire economicamente comprare questo set appositamente per smistarlo.
Per quanto riguarda i pezzi nuovi m’è subito saltato all’occhio il Panel 1 x 2 x 1 with Rounded Corners and 2 Sides grigio, il Panel 1 x 6 x 5 Corrugated sul portone e le bellissime porte degli armadi delle tute: Door 1 x 4 x 6 with Three Panes and Stud Handle with Reddish Brown Glass.

In totale ho impiegato (in due sessioni) ben sette ore a costruire il set. Per me decisamente un record.

Ho ovviamente notato diverse somiglianze con la mia MOC, nonostante la differenza di scala, ma mi pare naturale essendo un edificio reale. I vari stipiti, il modo in cui sono sfasate le finestre, il semaforo, i capitelli… Sono dettagli, ma danno una certa soddisfazione!

Set vs. MOC.

Set vs. MOC.

Giudizio finale

Pezzi (PARTS): Ottimi pezzi in bei colori e grandi quantità. Ci sono anche degli adesivi, è vero, ma il lato positivo è che li si può usare su qualsiasi pezzo per le proprie MOC. Sicuramente comprerò un altro foglietto. 10/10
Personaggi (MINIFIG): Bellissime Dana, Louis e Janine, oltre alle versioni migliorate dei quattro Acchiappafantasmi. 10/10
Design (DESIGN): Le numerose scelte che portano il set ad avere numerose differenze rispetto all’edificio reale sono comprensibili e condividibili. 10/10
Giocabilità (PLAYABILITY): Ci gioco io con questa, figuriamoci un bambino. 10/10
Processo costruttivo (BUILD): molto divertente, con l’unica parte noiosa “spalmata” su diverse ore di costruzione e mescolata con il resto. 10/10
Prezzo (PRICE): Molto alto per un set, ma se guardiamo la media per pezzo (0,079) non è poi nemmeno così terribile. 9/10
Valutazione generale (OVERALL): Da non perdere se siete fan di Ghostbusters (ovviamente), ma anche se non lo siete perché è un edificio davvero bellissimo. 10/10

Dettagli e curiosità

  • Da parte al portone c’è una targhetta sola. È corretto. Oggi ce ne sono due, ma la seconda è in memoria di un pompiere della caserma morto l’11 settembre (Vincent G. Halloran). Chiaramente negli anni 80 era solo una (dedicata a un altro pompiere morto durante il servizio, William D. Prange).
  • Il portone riprodotto è quello del primo film. In realtà non è mai stato il vero portone della caserma, ma un’aggiunta fatta apposta per il primo film.
  • Su un adesivo si può leggere “R.I.P. H.R.”, in omaggio a Harold Ramis (e poco più in là, sullo stesso adesivo, la firma del designer Marcos Bessa… che sta partecipando in questi giorni nella versione danese di Got Talent, come cantante. Giuro! Egrave; pure bravo!)
  • C’è una mappa appesa a un muro (un adesivo) con un dettaglio di Manhattan (Tribeca) in cui è indicata la posizione reale della caserma.
  • Sulla facciata sono presenti 4 tile round 1×1 con delle stelle. In realtà questi nel primo film erano stati coperti e non erano visibili (a differenza di quelli laterali), si può vedere nella seconda foto della caserma reale più in alto. Nel secondo film, per i motivi detti prima, si vedono anche questi.
  • Sempre sulla facciata ci sono due luci. Anche queste non c’erano all’epoca del primo film (ma appaiono nel secondo).

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    Brevissima storia della caserma.

    La caserma Hook and Ladder 8 (14 North Moore Street, New York) è stata costruita nel 1904 e originariamente era larga il doppio di quanto sia ora, con due portoni per permettere il passaggio di due camion (carri, allora). Nel 1915 la via che affianca il lato lungo (Varick Street) fu allargata per connetterla alla Settima Avenue e quindi metà caserma fu abbattuta e la metà rimanente spostata a est per lasciar spazio alla strada allargata. Da allora è rimasta sostanzialmente invariata. La caserma è ancora attiva e al momento è chiusa per ristrutturazione. Una delle mie MOC future? La versione originale doppia, naturalmente!

    Gallery

Recensione set 21304 – Doctor Who

Ho visto per la prima volta Doctor Who nel 1980, quando le avventure del Quarto Dottore venivano trasmesse prima del telegiornale ogni sera su Raiuno. E ne rimasi traumatizzato. Da adulto, invece, lo guardo dal 2007, complice una lunga varicella che mi aveva costretto a letto con nulla da fare. Il risultato è che da ormai otto anni ho un sito dedicato interamente a Doctor Who.

La scatola.

La scatola.

Tutto questo per far capire quanto io potessi attendere questo set! Dal momento in cui (febbraio 2014) sul sito di LEGO® Ideas era apparso l’annuncio per cui da qual momento in poi si sarebbero potuti presentare progetti relativi a Doctor Who fino a due giorni fa, quando finalmente ho potuto costruire il set.

Premessa, per chi non lo sa: Doctor Who è una serie britannica di fantascienza creata nel 1963 e tutt’ora in onda (seppur con una pausa durata dal 1989 al 2005). Il protagonista è il Dottore, un Signore del Tempo in grado di viaggiare nello spazio e (appunto) nel tempo grazie al suo TARDIS, una macchina del tempo mascherata da cabina telefonica della polizia più grande all’interno che all’esterno. Il Dottore può rigenerarsi quando sorge il bisogno di cambiare attore sta per morire. L’incarnazione attuale è la dodicesima. Tutto questo per farla molto breve e semplice, naturalmente!

Dati tecnici

  • Codice: 21304;
  • Data di uscita: 1 dicembre 2015;
  • Prezzo: 49,99 EUR (ora 59,99 EUR);
  • Numero pezzi: 623;
  • Età consigliata: 10+;
  • Tema: LEGO Ideas;

Link

Partiamo, come sempre, dalla scatola. Ormai le scatole LEGO Ideas sono, come quelle Architecture, una garanzia. Belle da vedere e solide. E lo stesso vale per il manuale di istruzioni che include anche una breve presentazione della serie e dei personaggi inclusi. In appendice, brevi interviste al designer LEGO Ideas Andrew Clark e ai due designer del set, Samuel Johnson (nipote di Paul McGann, l’interprete dell’Ottavo Dottore!) e Adam Corbally.

Il retro della scatola.

Il retro della scatola.

I pezzi sono divisi in sei buste di diverse dimensioni (e una contiene un’ulteriore busta con pezzi piccoli) non numerate.

Si parte con la costruzione delle minifig. Abbiamo:

– Il Dodicesimo Dottore (l’attuale, interpretato da Peter Capaldi) con un vestito viola indossato principalmente dall’Undicesimo (e che aveva al momento della rigenerazione, per cui l’ha indossato, per pochissimo, anche lui);
– L’Undicesimo Dottore (interpretato da Matt Smith) con la sua classica giacca marrone e il farfallino (bowties are cool). È fornito anche un fez opzionale (fezzes are cool).
– Clara Oswald (intepretata da Jenna Coleman). L’ultima companion del Dottore.
– Un angelo piangente. Una razza di alieni che si possono muovere solo quando non sono visti e diventano di pietra quando osservati. Se ti toccano, ti inviano nel passato. Particolarità interessante di questa minifig sono le ali attaccate al corpo attraverso due clip e un sostegno trasparente che si infila tra torso e test, già visto in qualche set di supereroi recentemente.

Minifig.

Minifig.

Presenti anche due cacciaviti sonici, pezzo nuovo creato precedentemente per il set di LEGO Dimensions con il Dottore.Lo stesso vale per i (nuovi) capelli del Dodicesimo Dottore.

Queste sono le minifig vere e proprie, più avanti verrà il momento dei Dalek (costruiti).

Si passa quindi alla costruzione degli interni del TARDIS. Perché il set, esattamente come la proposta su LEGO Ideas, include anche gli interni. Con interni intendo la sala della console principale, naturalmente (il TARDIS ha un numero indefinito di stanze in realtà) con la console esagonale e tanto di rotore temporale centrale. Il rotore centrale si rivela essere la parte più interessante e divertente da costruire. I designer si sono sbizzarritti a usare diversi tipi di pezzi tondi per potersi avvicinare il più possibile a quello originale. In realtà gli interni del TARDIS “vero” cambiano spesso e questi del set sembrerebbero ispirati alla versione corrente, di Undicesimo e Dodicesimo Dottore che ha debuttato nell’episodio di Natale di due anni fa “The Snowmen”.

Gli interni completi.

Gli interni completi.

Pur essendo la console la parte più interessante da costruire è anche la parte che include più ripetizioni; i sei lati infatti sono costruiti inizialmente allo stesso modo (per poi terminare in maniera diversa). Ma non è un gran problema trattandosi comunque di pochi pezzi.

Dopo gli interni è la volta della costruzione dei due Dalek. Il modello di Dalek scelto è quello che si tende a chiamare dell'”epoca Russell T. Davies”, cioè quelli creati nel 2005 quando lo showrunner della serie era appunto RTD. Non molto alti (erano basati sull’altezza di Billie Piper che interpretava la companion di allora… e quindi, appunto, non molto alti) e di color bronzo. I due Dalek sono stati resi molto bene, con il dark tan ad approssimare il bronzo (regalandoci così alcuni nuovi pezzi in dark tan); l’unica mia perplessità sta nello spazio attorno all’occhio che non esiste nella “realtà” ed è un po’ difficile da non notare. D’altra parte non saprei in che altro modo si sarebbe potuto realizzare, per cui non mi lamento. Curiosamente, comunque, il design dei Dalek è completamente diverso da quello che apparirà nel “fun pack” di LEGO Dimensions a fine gennaio. Anche quello, però, avrà la testa realizzata nello stesso modo.

EX-TER-MI-NATE!

EX-TER-MI-NATE!

Il blocco finale da costruire è quello più importante: gli esterni del TARDIS. Per poterli realizzare con questo livello di dettaglio hanno dovuto inventare nuovi pezzi. O meglio, un nuovo colore (dark blue) per pezzi già esistenti, ma nello specifico essendo i pezzi in questione le finestre 2×1×2 e i rispettivi vetri (per la prima volta non trasparenti ma di un colore pieno) la sensazione è proprio quella di trovarsi di fronte a pezzi nuovi (cosa praticamente impossibile in un set LEGO Ideas). Altri ex-vetri poi sono stati stampati appositamente per rappresentare le finestre superiori, la scritta che spiega cos’è una “Police Box” e il simbolo della St. John Ambulance. Questa particolarità delle finestre era già presente nel progetto originale LEGO Ideas, per cui tanto di cappello al designer.

Alcuni pezzi nuovi/stampati.

Alcuni pezzi nuovi/stampati.

Sempre stampati sono i tile che nella parte superiore indicano “Police Box – Public Call”, ma inaspettatamente non sono tile 1×6, bensì coppie di tile 1×3 con la scritta divisa in due parti. E questo perché il TARDIS può essere aperto da un lato (levando il tetto e aprendo il retro con degli hinge plate) per attaccarlo agli interni. Un’ottima idea, ma che ha obbligato a “tagliare” i tile e implica che le porte in realtà non si possano aprire. All’interno troviamo comunque un curioso pezzo stampato con il disegno dell’interno della porta.

La scala di questo TARDIS è chiaramente un po’ sballata, dovrebbe essere alto come una persona e mezza, mentre è alto quasi il doppio. Ma più piccolo sarebbe stato impossibile da realizzare con questo livello di dettaglio. E a questo punto… forse sarebbe valsa la pena di farlo ancora un po’ più grosso. Ma non mi sto lamentando in realtà, è venuto davvero bene con la geniale idea di usare le finestre per comporre le porte. La base larga 7 stud poi permette di stringersi a 6 salendo sfasando di mezzo stud su tutti i lati e creando delle proporzioni assolutamente corrette.

Come pezzi non ci si può proprio lamentare… soprattutto per tutto il dark blue che troviamo anche in nuovi pezzi come le plate 6×6 o i tile 1×3 o quelli angolari 2×2. Per non dimenticare i tile round 1×1, con cui (con quello in più) ho potuto sostituire la punta della lampada della mia mini-MOC del TARDIS che avevo costruito anni fa (usando un tile 1×1 quadrato, per forza di cose). Vi sarà capitato di intravederlo a qualche evento. Questo mi rende anche doppiamente contento della scelta del dark blue… non solo per tutti i nuovi pezzi disponibili in questo (bellissimo) colore, ma anche perché il dark blue era stata anche la mia scelta!

Altro punto a favore dei pezzi che ci sono tanti pezzi stampati e nessun adesivo.

La giocabilità del set è altissima, tra minifig, interni, esterni, angelo piangente e Dalek… vorrei essere un bambino fan di Doctor Who con a disposizione questo set. In UK (dove Doctor Who è un’istituzione nazionale) ne venderanno qualche miliardo.

Un minuscolo difetto l’ho trovato nella colorazione dei pezzi nelle istruzioni. Negli interni ci sono dei pezzi blu (nascosti) e dalle immagini sembravano dark blue; ci ho messo un po’ di tempo a capire. Ma probabilmente sono scemo io.

Il rapporto qualità prezzo è corretto. Anche se devo dire di essere contento di essere riuscito ad acquistarlo quando costava ancora solo 49,99 EUR (non chiedetemi per quale motivo sia salito subito a 59,99). Ma sicuramente vale anche i 59,99.

Acquisto consigliato? Se siete fan di Doctor Who l’acquisto è obbligato (non serve nemmeno dirlo). Se non lo siete… è comunque altamente consigliato, sia perché è molto bello da costruire, sia perché include ottimi pezzi e belle minifig.

TARDIS a confronto: mia mini-MOC, LEGO Dimensions e questo.

TARDIS a confronto: mia mini-MOC, LEGO Dimensions e questo.

Giudizio finale

Pezzi (PARTS) 10/10
Personaggi (MINIFIG) 10/10
Design (DESIGN) 10/10
Giocabilità (PLAYABILITY) 10/10
Processo costruttivo (BUILD) 10/10
Prezzo (PRICE) 9/10
Valutazione generale (OVERALL) 10/10

Altre foto:

The Art of the Brick – Amsterdam EXPO

Nathan Sawaya è un artista statuniteste, certificato dal The LEGO Group come “LEGO® Certified Professional” e “LEGO® Master Builder”, conosciuto per le sue sculture tridimensionali e mosaici raffiguranti oggetti della vita quotidiana, opere architettoniche e opere d’arte realizzate in mattoncini LEGO®. Le sue opere sono commissionate da aziende, privati, musei e gallerie di tutto il mondo.

ATTENZIONE: nel seguito sono riportate solo alcune foto (in risoluzione ridotta), se volete vedere tutte le foto scattate da me, potete andare sul mio Flickr.

A metà agosto ho trascorso qualche giorno in Olanda e per caso in una stazione ferroviaria ho notato il poster della mostra principe di Nathan Sawaya: “The Art of the Brick”. Avendo una mattina libera ho deciso di andare a vedere questa mostra per conoscere meglio i lavori di Sawaya visto che eccetto “Yellow!” non conoscevo altri suoi lavori. Curiosità: al momento una versione in scala di “Yellow” è in fase di raccolta voti su LEGO Ideas. Devo essere onesto con voi: non ero convito di uscire dalla mostra soddisfatto perché non sono un amante delle sculture in mattoncini LEGO® e non apprezzo l’uso della colla… NIENTE KRGL nelle vostre MOC!!

La mostra era allestita presso l’Amsterdam EXPO, una struttura che ospita mostre di vario genere (nei mesi precedenti ospitava una mostra sul Titanic). “The Art of the Brick” è contemporaneamente in più città in giro per il mondo &ndash con relativi doppioni delle opere più importanti; immagino che anche le altre mostre abbiano una struttura simile a quella che sto per raccontarvi. Il biglietto d’ingresso era abbastanza elevato per gli adulti (19€) ma c’erano una serie di agevolazioni per studenti, per famiglie… La mostra ha avuto un discreto successo ed è stata prolungata (ad Amsterdam è rimasta da maggio a ottobre/novembre). Inclusa nel prezzo mi è stata data anche un’audio guida che mi ha permesso di ascoltare i commenti di Sawaya ad alcune delle opere esposte. Adulti e bambini hanno tracce diverse; davanti a opere più complesse &ndash da un punto di vista di significato &ndash la traccia per i bambini risulta ovviamente più “leggera” (ho ascoltato un paio di tracce per bambini per fare il confronto).

La mostra inizia con un breve video di presentazione e benvenuto (ne vedete uno “screenshot” nella prima gallery), in cui Sawaya stesso spiega la propria passione e dà qualche anticipazione sulle opere presenti. Viene anche spiegato che la colla è usata non tanto per motivi strutturali ma per motivi di trasporto e montaggio (a voi l’ardua sentenza!). Dopo il video si entra nella prima parte della mostra che raccoglie le riproduzioni di dipinti e sculture. Le riproduzioni sono (quando possibile) realizzate in scala 1:1. Mentre le sculture sono ovviamente in 3D, i dipinti possono essere realizzati in:

  • 2D, con uso di brick e plate che vanno a formare un “piano” (es: Mona Lisa);
  • 3D “soft”, con uso di brick e plate che vanno a formare una serie di strati (es: The Great Wave);
  • 3D “hard”, con uso di brick e plate che formano sfondo e scultura (es: Arrangement in Grey and Black No.1).

Vi assicuro che in foto rendono molto meno che dal vivo: a un metro di distanza si riesce ancora a distinguere i singoli pezzi ma già a un metro e mezzo l’effetto è veramente bello e si potrebbe dire che è davvero un dipinto. Magari qualcuno di voi è stato ad un evento di ItLUG e ha potuto provare la stessa cosa guardando da lontano uno dei nostri grandi mosaici: se non ne conoscete nemmeno uno, fate un salto a vedere questo o questo. A dividere le riproduzioni dei dipinti dalle riproduzioni delle sculture c’è un bellissimo Rosone realizzato con baseplate e plate trasparenti illuminato con un faretto. Come per i “dipinti” anche per le sculture basta allontanarsi un metro e mezzo per confondere reale e copia in mattoncini LEGO®, nonostante le numerose sfaccettature dovute all’uso dei brick.

La mostra prosegue con opere originali di Sawaya divise in tre zone tematiche. Ci si trova subito davanti a “Yellow” che probabilmente è la scultura più conosciuta. Da qui in poi, a mio parere, il livello dell’esposizione è un crescendo non tanto dal punto di vista tecnico/costruttivo ma da un punto di vista di “significato”. In questa parte si incontrano anche una serie di ritratti; ce ne sono anche due delle moglie di Sawaya che mi hanno veramente colpito per il dettaglio e la resa nonostante l’esiguo numero di bricks usati (per esempio Courtney (Red), foto 6). L’ultima parte è veramente la più bella e meritevole. In una ampia sala sono raccolte sculture più mature sulle quali mi sono soffermato più a lungo. Tra le varie sculture ho preferito:

– “My Boy” + “Dark Despair”. Sono posizionate l’una davanti all’altra e trasmettono la sensazione di perdita, di lutto, di angoscia.
– “Hands”. Nella traccia audio Sawaya spiega che la sua più grande paura è quella di perdere lo strumento del suo lavoro, ovvero le mani.
– ”Mask”. Pirandello vi dice niente?

Devo essere onesto con voi: quest’ultima sala non ha niente da invidiare a mostre di scultori “ordinari”. Oltre a un’ottima tecnica è incredibile come con dei mattoncini Sawaya riesca a trasmettere concetti ed emozioni in maniera molto forte… e in quest’ultima sala non c’è bisogno di guardare con l’occhio non AFOL per rimanere colpiti.
La mostra si chiude con un mastodontico dinosauro, una sala giochi e un paio di tavoli di mattoncini sfusi. Lo stesso Sawaya invita il pubblico a fermarsi a questi tavoli a provare a mettere le mani nel cassone pieno di brick e portare quella sensazione di benessere, che si prova costruendo, a casa.

Pur rimanendo abbastanza cara, ho trovato la mostra molto bella. AFOL o non AFOL è difficile rimanere indifferenti e non essere colpiti dalle creazioni mostrate. Le opere sono esposte in un ambiente buio ed emergono grazie a luci sapientemente posizionate. In definitiva vi consiglio, se avete la fortuna di trovarvi vicini ad una sua mostra, di farci un salto: non credo che ve ne pentirete.

SBrick

A metà dello scorso anno su Kickstarter, noto sito web di crowdfunding (ovvero un sito web che permette ai creatori e agli sviluppatori di un progetto di raccogliere fondi da tutti coloro che vogliono dare il loro supporto), ha fatto capolino l’ambizioso progetto The SmartBrick, abbreviato SBrick. Il progetto ha riscosso un notevole successo fin dai primi giorni e viene pubblicizzato da siti cardine della comunità AFOL come Eurobricks.com e Brickset.com. Tra i primi tester dei prototipi vanta nomi conosciuti nel mondo delle MOC Technic come Sariel, Nico71, Sheepo’s Garage. La campagna di raccolta fondi si chiude il con più fondi di quanti richiesti.

Ma facciamo un passo indietro: che cos’è SBrick? SBrick è l’anello di collegamento tra uno smartphone e i motori/luci prodotti dalla LEGO®, come i recenti accessori Power Function (PF) e i più vecchi 9 V (previo l’uso di un opportuno cavo adattatore). Infatti, attraverso il segnale Bluetooth, tramite una applicazione installabile su uno smartphone è possibile controllare le quattro porte dello SBrick a cui possono essere collegati i prodotti LEGO® che si preferisce (motori e/o luci). Inoltre ogni smartphone può controllare fino a 16 SBrick per un totale di 64 porte controllate: qualcuno vuole automatizzare casa per caso?

Con SBrick quindi è possibile evitare la coppia ricevitore (che ha due porte) – telecomando Power Function che usa il segnale infrarosso (segnale molto più sensibile alla luce e con raggio di azione molto più corto) o un mattoncino intelligente, come il NXT o l’EV3 (più costosi e ingombranti) per controllare a distanza le nostre creazioni. Utilizzando un SBrick, per esempio, potremmo pilotare un LEGO® 4×4 Crawler (#41999) utilizzando il nostro smartphone e potremmo scegliere tra una serie “telecomandi virtuali” o usare il nostro smartphone come un joystick (avete presente la Nintendo Wii?).

Passiamo adesso alla mia esperienza con lo SBrick. Ho avuto modo di ordinare il mio SBrick poco dopo lo scorso Natale e nonostante i periodi di festa ho ricevuto il pacco pochi giorni fa (quindi circa 15 giorni di attesa) dalla Romania. Nella busta, oltre al scatola dello SBrick che potete vedere sotto, ho trovato una serie di adesivi di varie forme e dimensioni; inoltre ho ricevuto per email l’invito a unirmi al forum creato appositamente dal team di sviluppo dove vengono pubblicati gli sviluppi del progetto, dell’applicazione per smartphone e vengono raccolti i feedback degli utilizzatori e una serie di link ai video tutorial.

Lo SBrick è relativamente piccolo (all’incirca le dimensioni di un ricevitore PF, ovvero l’equivalente di un mattoncino 4x4x3 come potete vedere nelle foto). Per l’alimentazione necessita di un cavetto per il collegamento al battery box: tale cavo va connesso allo spinotto inferiore dello SBrick. Le quattro porte presenti nella parte superiore servono per il collegamento dei motori (o delle luci). Per il fissaggio dello SBrick possono essere usati alcuni fori per i pin technic su due facce laterali (alcuni di essi sono visibili nella prima immagine) e le cavità per gli stud di un normale brick/plate nella parte inferiore. Pur non avendo la qualità delle connessioni originali LEGO®, entrambe le connessioni funzionano egregiamente, ma non aspettatevi di sentire il “click” inserendo il pin technic! Le connessioni PF sono di fattura migliore: l’unico appunto che può essere fatto è che una volta collegate quattro periferiche è impossibile rimuovere le periferiche della “riga inferiore” senza staccare quella della “riga superiore”, come potete vedere nella seconda immagine. Lo SBrick presenta un LED, acceso nella terza foto sulla faccia frontale che può essere controllato dalla applicazione su smartphone per controllare il corretto funzionamento della connessione Bluetooth.

Scaricata l’applicazione da Google Play (ho uno smartphone Android) sono stato subito pronto a iniziare. Il collegamento smartphone-SBrick è rapido e intuitivo e tramite la pagina di test sono riuscito immediatamente ad accendere e controllare i quattro motori che avevo collegato allo SBrick (due PF-XL e due PF-M) e il LED. Grazie all’aiuto del video tutorial sono stato in grado anche di provare la funzione profili: l’applicazione mette a disposizione una serie di “telecomandi virtuali” realizzati per scopi specifici (per esempio sterzare, accelerare) che richiedono tuttavia (questo è il passaggio più complicato) di indicare all’applicazione quali sono i motori che si intende utilizzare. Ho anche provato la funzione joystick che permette di comandare i motori muovendo il cellulare come se fosse un joystick: pur con qualche difficoltà sono riuscito a provarlo per qualche minuto (sfortunatamente l’applicazione è andata incontro a vari crash). L’applicazione, come ben segnalato dagli sviluppatori, è ancora in fase di sviluppo e presenta ancora qualche bug (è ancora in fase alpha); inoltre per alcuni passaggi risulta poco intuitiva e il video tutorial che mi era arrivato per mail è stato particolarmente utile. In questo video pubblicato dallo staff potrete vedere esattamente tutto questo: il collegamento allo SBrick, il settaggio della applicazione e il movimento di una MOC tramite controllo da cellulare.

Per concludere ho visitato il forum ufficiale, dove è anche possibile fare il proprio ordine previa registrazione e ho notato uno staff molto presente, disponibile ad aiutare e molto attento a tutti i commenti. Al momento l’intero staff è concentrato sullo sviluppo della applicazione per smartphone.

Ecco quindi le mie conclusioni:
1) L’applicazione (per Android) è al momento un po’ acerba ma presenta già grandi potenzialità. Pare che anche per iPhone e Windows Phone la situazione sia simile. Molto carini i “telecomandi virtuali” precaricati. La poca intuitività si “affronta bene” con il video tutorial disponibile.
2) In confronto al ricevitore IR della linea Power Funciont, lo SBrick presenta, a parità di spazio occupato, il doppio delle porte usabili e il segnale Bluetooth permette di posizionare lo SBrick in punti più profondi e nascosti dei set/MOC senza rischiare di interferire con il segnale, contrariamente a quanto avveniva con il segnale infrarosso del ricevitore IR-PF.
3) Sono riuscito a controllare stabilmente il mio SBrick fino a 20 metri di distanza: superata questa distanza gli ostacoli hanno iniziato a farsi sentire. Non sono quindi arrivato ai 100 metri teorici raggiungibili con il segnale bluetooth. Credo che 100 metri vada intedo come “situazione ideale” e “limite massimo” e che in una situazione “reale” una distanza di 20-30 metri sia più credibile. Sull’argomento farò altri test, magari in più opportune location.
4) Lo SBrick è meno ingombrante e meno costoso di un NXT/EV3 e lo staff promette, in futuro, di introdurre la possibilità di programmare lo SBrick in modo simile a come può essere fatto con l’NXT/EV3 (ovvero verrà introdotta la possibilità di programmare lo SBrick per fargli eseguire semplici serie di istruzioni).
5) Parlando della qualità delle connessioni con pezzi LEGO®, mi ritengo abbastanza soddisfatto.
6) Attenzione ad avere un cavetto per il collegamento battery box-SBrick (#8871)!
7) Controllate che il vostro smartphone sia compatibile con l’applicazione, sia per quanto riguarda il sistema operativo (nel caso Android almeno 4.4.4) e supporti Bluetooth 4.0. Nel dubbio, chiedete allo staff!

Quindi, consiglio o non consiglio l’acquisto? Assolutamente sì! Se vi piace movimentare le vostre MOC con dei motori/luci (non mi riferisco solo agli amanti del Technic, ma anche ai trenisti, a tutti coloro che movimentano i propri diorami…) e volete controllare il tutto tramite smartphone lo SBrick potrebbe essere il prodotto giusto per voi. Occhio ai requisiti del vostro smartphone e abbiate pazienza per l’applicazione ancora un po’ acerba. Se poi non vi fidate di me, vi consiglio la recensione fatta da Sariel su un prototipo di qualche mese fa.

Per maggiori informazioni e dettagli tecnici invece vi consiglio di dare un’occhiata alla pagina Wiki ufficiale creata dallo staff.

Avete dubbi, consigli, domande o volete condividere la vostra esperienza? Venite sul nostro forum a parlarne nell’apposita discussione!