kevin8 Inserito 8 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 8 Dicembre 2013 Non so se leggete notizie sulla rete, visto che giornali o telegiornali non ne parlano, ma per la seconda volta la politica italiana sta cercando di bloccare l'e-commerce su siti che non abbiano Partita Iva italiana. Immagino capiate cosa succederebbe se passasse una simile idiozia... Aldilà delle multe che pagheremmo alla UE (ma ne paghiamo già diverse, grazie ai nostri incompetenti politici), una simile normativa impedirebbe agli italiani di acquistare su Amazon, e tutti gli altri siti stranieri... forse anche sullo Shop del sito Lego? Sicuramente ci potremmo scordare Bricklink...
neghibo (cancellato) Inserito 8 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 8 Dicembre 2013 una simile normativa impedirebbe agli italiani di acquistare su Amazon, e tutti gli altri siti stranieri... forse anche sullo Shop del sito Lego? Sicuramente ci potremmo scordare Bricklink... per quanto riguarda lo s@h non c'è nessun problema, perchè i prezzi sono compresi di IVA stesso discorso per i negozi di BL che sono nella UE al massimo ci potrebbe essere un piccolo adeguamento per pareggiare gli scompensi dell'IVA tra un paese e l'altro ( ma penso che il gioco non valga la candela ) Amazon, invece, è molto complicato... i loro prezzi non comprendono IVA, perciò sarà inevitabile.
Pix Inserito 8 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 8 Dicembre 2013 Beh Amazon è indagata in ogni stato in cui effettua le spedizioni, ed è sempre per il solito motivo, ovvero per il fatto che fattura in Lussemburgo. Un anno fa c'è stato un bel servizio di Report su RaiTre. Questo fatto comunque coinvolge anche Apple, Google, ecc ecc...
kevin8 Inserito 8 Dicembre 2013 Author segnalazione Inserito 8 Dicembre 2013 Io non credo che un tedesco che vende su BL abbia P IVa italiana. La normativa che vogliono far passare vieterebbe a chiunque non abbia P IVA italiana a vendere qui...
neghibo (cancellato) Inserito 8 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 8 Dicembre 2013 Io non credo che un tedesco che vende su BL abbia P IVa italiana. sicuramente no, ma esiste un P. IVA comunitaria, che abilita il venditore a esercitare il commercio nella UE, c'è una sezione apposita sul sito dell'Agenzia delle Entrate, che ti permette di verificare se la P. IVA del venditore in esame è idonea al commercio intracomunitario. In effetti l'IVA tedesca è al 19%, per compensazione si dovrebbe versare il 3% ( da qui la mia riflessione ) comunque la legge dice questo: ''Pagamento dell'IVA nel paese in cui avviene l'acquisto: Un privato che fa acquisti nell'UE è tenuto a pagare l'IVA soltanto una volta, nel paese in cui effettua l'acquisto. L'importante è che i prodotti acquistati siano destinati al suo uso personale o a quello dei suoi familiari e non alla rivendita.'' Ben diverso è il discorso per le aziende.
1992pb Inserito 8 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 8 Dicembre 2013 Perdonami la domanda, ma non avresti qualche fonte diretta della notizia? Ad esempio gli estremi del provvedimento (es. "legge 626/94")
kevin8 Inserito 8 Dicembre 2013 Author segnalazione Inserito 8 Dicembre 2013 http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-12-07/web-tax-partita-iva-utilizzo-rete-cosi-italia-vuole-far-pagare-tasse-google-co-171523.shtml?uuid=AB5apbi
1992pb Inserito 8 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 8 Dicembre 2013 Grazie Perdona la diffidenza, ma circolano spesso "appelli" di questo tipo, e raramente sono veritieri. esiste un P. IVA comunitaria, che abilita il venditore a esercitare il commercio nella UE Ok, però mi sorgono dubbi. La partita IVA è necessaria per poter vendere su bricklink? Se non lo è, quanti venditori ce l'hanno? Escludendo ovviamente gli utenti che lo fanno per lavoro.
neghibo (cancellato) Inserito 8 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 8 Dicembre 2013 Ok, però mi sorgono dubbi. La partita IVA è necessaria per poter vendere su bricklink? Se non lo è, quanti venditori ce l'hanno? Escludendo ovviamente gli utenti che lo fanno per lavoro. Non sono un commercialista, ma mi sento di risponderti: no non è necessaria. Si può vendere da privato; è comunque obbligatorio rilasciare la ricevuta fiscale al compratore e una copia va presentata a chi ti cura la contabilità ( commercialista o patronato ) che a sua volta la inserisce nella dichiarazione dei redditi; ma ci si addentra in un argomento molto complicato, dove vanno fatte distinzioni tra venditori professionali e venditori occasionali, che hanno contabilità e rigimi di tassazione differenti. Il mio consiglio è quello di chiedere una consulenza ( più di una ) ad un esperto del settore; perciò se sei un artigiano al tuo commercialista; se invece sei un lavoratore dipendente al patronato che ti fa la busta. La risposta all'altra domanda te la sei data da solo, se un venditore ha la partita IVA è un venditore professionale, tutti gli altri sono venditori privati o occasionali. Poi quanti sono di preciso non lo so, io ne conosco 5 e sono i principali negozianti d'Italia. In teoria sarebbe obbligatorio esporre l'ID VAT nella store policie ed i prezzi dovrebbero essere contrassegnati come ''comprensivi dell'aliquota IVA''. Quando ricevi la fattura dovresti vedere separatamente l'imponibile e l'IVA di quello che stai comperando, anche dei rispettivi costi accessori.
Giuliano Inserito 8 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 8 Dicembre 2013 Riportiamo questa discussione nell'ambito del nostro forum. Lasciamo le disquisizioni su tasse, iva e politica commerciale ad altri. In caso contrario chiudo e cancello la discussione
neghibo (cancellato) Inserito 9 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 9 Dicembre 2013 Riportiamo questa discussione nell'ambito del nostro forum. Lasciamo le disquisizioni su tasse, iva e politica commerciale ad altri. ...ma lo hai letto il topic? : Mi sembra appunto riguardare, tasse, IVA e politica commerciale in relazione agli utenti finali. poi... se c'è stato un OT, taglia pure!
kevin8 Inserito 9 Dicembre 2013 Author segnalazione Inserito 9 Dicembre 2013 Giuliano, mi pare sia meglio avvisare su cosa sta succedendo e magari discuterne... La cosa mi preoccupa parecchio, vista la mole di acquisti che faccio online e all'estero...
Giuliano Inserito 9 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 9 Dicembre 2013 Giuliano, mi pare sia meglio avvisare su cosa sta succedendo e magari discuterne... La cosa mi preoccupa parecchio, vista la mole di acquisti che faccio online e all'estero... Il fatto è che si dovrebbe fare attenzione a lanciare accuse di evasione, ecc. Piuttosto evitiamo nomi e cognomi. E soprattutto non buttiamola in politica
kevin8 Inserito 9 Dicembre 2013 Author segnalazione Inserito 9 Dicembre 2013 Ma le accuse di evasione ad Amazon non mi pare partano da qui... Finchè riporti notizie che danno ovunque online, non potranno mai dirti nulla.
orfeuz Inserito 9 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 9 Dicembre 2013 Qui si sta facendo un po' di confusione: le proposte parlano di "servizi online", non merci. Chi pratica esportazioni e importazioni sa bene che tra servizi e merci c'è una distinzione netta e qui, ripeto, si parla solo di servizi. Controllate pure l'articolo linkato. Il problema che si vorrebbe risolvere è quello della pubblicità (google&co) e soprattutto dei servizi (gioco d'azzardo in primis, la mucca grassa da mungere...), perchè lo stato non ci ricava un centesimo di IVA. Per risolvere questo punto sono uscite queste prime fantasiose proposte e vedrete che ne usciranno altre ancora più assurde... L'idea è buona ma, secondo me, difficilmente si troveranno mezzi per ottenere qualcosa. Oltretutto sono proposte che vanno fatte all'Unione Europea, come è specificato anche nell'articolo linkato. Sulle merci non cambierà nulla e non c'è da preoccuparsi. Qui si parla solo ed esclusivamente di servizi. Hanno reagito a questo contenuto: Ex-Utente-2014, ZioTitanok, kevin8 e un altro utente 4
Frank4bricks Inserito 9 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 9 Dicembre 2013 In fatti il problema non è sullo scambio di merci (tant'è che settimana scorsa è stato firmato l'accordo per il libero scambio nel commercio da/tra oltre 150 paesi, quindi niente più frontiere Il problema è che se complichiamo la vita ai grandi player (Google, Amazon, Paypal etc), questi potrebbero ritenere poco interessante l'Italia e abbandonare i rispettivi .IT Sulla bilancia infatti non va solo messo il fatto che dovrebbero pagare IVA e tasse, ma anche il doversi allineare ai mille obblighi derivanti dall'apertura di una P.IVA: iscrizione camera di commercio, tenuta e registrazione del bilancio, tenuta e conservazione delle fatture attive e passive, IRAP; IRES, TARSU, INPS etc. E perchè dovrebbero farlo? Non gli serve una sede, non gli serve personale e non gli serve infrastruttura. Se a Google riduciamo margine e utile causa IVA e tasse, i Google ADS, Gmail etc dovranno per forza a) essere aumentati di prezzo b) resi non più venduti/vendibili in Italia Se ad Amazon riduciamo margine e utile causa IVA e tasse, le fee chieste ai negozianti, gli sconti, le spese di consegna free e il cloud (i server amazon sono ottimi e costano pochissimo) dovranno per forza a) essere aumentati di prezzo b) resi non più venduti/vendibili in Italia Quindi, in sintesi, per fare un po' più di cash tassando i big player, "ammazziamo" chi quei player li usa per comprare e vendere all'estero, per dotarsi di servizi che realizzare in casa gli sarebbe impossibile o per dare alla propria azienda una visibilità globale e non solo nazionale. E' un po' come con gli aumenti sulle accise sui carburanti: le hanno aumentate e anzichè ottenere più cash ne hanno fatto diminuire i consumi, con il classico effetto boomerang di ottenre un calo del cash anzichè un aumento dello stesso. Come "user", son tranquillo. a meno che impongano ai provider di non consentire agli IP italiani di raggiungere (alcuni) siti esteri (Cina like), l'acquisto all'estero si potrà sempre e comunque fare (anche e soprattutto in ambito comunitario). Come italiano (con la "i" minuscola usata intenzionalmente) invece, sono "atterrito" dalla miopia e dalla incapacità di chi conduce la barca. Ha reagito a questo contenuto: ZioTitanok 1
Giuliano Inserito 10 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 10 Dicembre 2013 ............................ Se ad Amazon riduciamo margine e utile causa IVA e tasse, le fee chieste ai negozianti, gli sconti, le spese di consegna free e il cloud (i server amazon sono ottimi e costano pochissimo) dovranno per forza a) essere aumentati di prezzo b) resi non più venduti/vendibili in Italia scusate la domanda da ignorante, solo per capire: ma io quando compro su Amazon Italia, pago l'IVA o sbaglio? E se le pago, chi incassa questa IVA?
orfeuz Inserito 10 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 10 Dicembre 2013 scusate la domanda da ignorante, solo per capire: ma io quando compro su Amazon Italia, pago l'IVA o sbaglio? E se le pago, chi incassa questa IVA? Ho davanti una ricevuta di Amazon(.it): l'IVA c'è, è al 22, e c'è anche partita IVA italiana, quindi è chiaramente incassata in Italia. Se ordini dagli altri negozi europei dovrebbe esserci l'imposta dello stato di appartenenza e incassa quello stato. Se ordini da uno store extraeuropeo funziona allo stesso modo, solo che poi ci pensa la dogana a richiederti il dazio.
Giuliano Inserito 10 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 10 Dicembre 2013 scusate la domanda da ignorante, solo per capire: ma io quando compro su Amazon Italia, pago l'IVA o sbaglio? E se le pago, chi incassa questa IVA? Ho davanti una ricevuta di Amazon(.it): l'IVA c'è, è al 22, e c'è anche partita IVA italiana, quindi è chiaramente incassata in Italia. appunto!!! quindi l'IVA viene applicata e lo Stato Italiano la incassa, dovè il problema? :
Frank4bricks Inserito 10 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 10 Dicembre 2013 Il problema sta nel fatto che se "tu" che vendi non sei amazon ma un negozio (fisico o virtuale indifferentemente), quando amazon ti fattura le fee che le devi, te le fattura dal Lussenburgo. Lo stesso dicasi per Google e gli altri big player: se compri dei Google Ads o dei server virtuali di amazon, le fatture ti arrivano dal Lussenburgo. Il ragionamento dello Stato Italiano è questo: perchè se una azienda italiana compra dei servizi (e quindi non stiamo parlando di scambio merci, ormai stra-regolamentato dalle norme sul libero scambio e la libera circolazione di beni e merci) da Amazon, Google, Paypal o LinkedIn, "io" (stato) non ci devo "guadagnare" nulla?
dark_knight Inserito 12 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 12 Dicembre 2013 la cosiddetta web tax, google tax o come vorrebbero chiamarla non la faranno mai. non possono perchè viola i principi fondanti dell'unione europea cioè un mercato unico. una legge del genere ci porrebbe fuori dall'europa. la soluzione è solo una ed è molto semplice: l'iva comunitaria.
1992pb Inserito 18 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 18 Dicembre 2013 Aggiornamento: l'idea iniziale della cosiddetta "web tax" è stata modificata. Resta l'obbligo di avere una P. IVA italiana solo per le aziende che comprano e vendono spazi pubblicitari. Per l'e-commerce non c'è l'obbligo di avere una partita IVA qui in Italia, quindi per quanto riguarda i beni materiali per Bricklink (e Amazon, credo) non ci sono conseguenze I due emendamenti alla legge di stabilità che introducono la "web tax" potrebbero comunque essere soppressi definitivamente durante l'esame del testo alla Camera. Letto qui: http://www.ilpost.it/2013/12/18/web-tax-modificata/
1992pb Inserito 18 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 18 Dicembre 2013 In un certo senso: hanno deciso di tassare le aziende straniere che vendono spazi pubblicitari sul web in Italia. Il mio citare Bricklink ed Amazon era solo un esempio, perché sono i due siti di compravendita che a noi AFOL interessano di più Ha reagito a questo contenuto: Jacky 1
Frank4bricks Inserito 19 Dicembre 2013 segnalazione Inserito 19 Dicembre 2013 Il problema è stato risolto al 30% (il merito l'hanno dato a Renzi e non alle migliaia di post sui social e al popolo della rete, ma fa niente, qyuello che conta è il risultato): l'e-commerce di beni materiali l'ha scampata. Resta invece il problema per tutti quei servizi a pagamento e che NON HANNO un corrispettivo italiano (gmail e i servizi business di Google, il cloud/hosting di amazon etc.) di avere l'obbligo di una partita iva italiana per essere venduti. Secondo voi è più probabile che Google apra una partita iva italiana (con tutto quello che ne consegue: iscrizione a camera di commercio, bilancio, IRAP etc.) oppure che Google chiuda google.it, il motore di ricerca in lingua italiana e i google ADS per le aziende italiane? E amazon? Quanto ci vorrà prima che amazon.it venga chiuso e che i server virtuali comprati dalle aziende italiane vengano "spenti"? Certo che l'Irish Arrangement e il Dutch Sandwitch devono essere aboliti o quantomeno normati, ma un conto è se un ALT arriva dall'Europa unita, un conto e se arriva da un unico paese, perlatro nemmeno troppo interessante per volumi e fatturati (e-commerce in UK: 12% del volume d'affari, e-commerce italiano 3%)
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